Le Matrici nascoste e le tecnologie intorno a noi

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A cura del prof. Mario Ricciardi

Apriamo una nuova serie in cui saranno protagonisti studenti e giovanissimi ricercatori. Con le loro competenze acquisite e con un linguaggio diretto e efficace presenteranno  le situazioni e gli ambienti più innovativi.

Questa serie a  base scientifico tecnologica intende creare canali di informazione tra esperienza quotidiana, ricerca scientifica e applicazioni tecnologiche.

Oggi il grande tema è la corrispondenza tra i risultati della ricerca tecnologica e la vita quotidiana e l’uso “facile”. Facile, gradevole e a bassa soglia di apprendimento sembrano essere i mantra che avvicinano sempre di più un device a base tecnologica a un elettrodomestico.

Si crea però un corto circuito: tante informazioni ma poco controllo. Spesso usiamo oggetti di cui non conosciamo quasi nulla della loro storia, della loro matrice, delle loro caratteristiche tecnologiche e dei caratteri abilitanti che li contraddistinguono. Sono sempre più ricchi di tecnologie facili all’uso, ma della matrice che li genera non abbiamo conoscenza. Ciò che sta sotto, ciò che sta dentro non è per nulla trasparente.  Sono oggetti facili da usare ma che richiedono un impegno cognitivo e pratico che è diventato abitudine.

Oggi assistiamo a fenomeni davvero nuovi, con una forte carica innovativa di cui dobbiamo ancora scoprire il completo padroneggiamento. Ad esempio l’interazione appare sempre più come dialogo, conversazione, parola parlata. La voce ha di nuovo un grande ruolo. La voce assume un ruolo preminente e l’immagine, le immagini, non stanno più in un solo luogo dedicato: lo schermo, ma si diffondono, si dissolvono e ci accompagnano spesso direttamente

In questo caleidoscopio, al tempo stesso, inquietante, al limite dello smarrimento ma suggestivo e spesso esaltante per le scoperte che ci consente di compiere, presenteremo delle serie che riveleranno ciò che di innovativo ci circonda (spesso a nostra insaputa).

I responsabili di questa serie sono due giovani universitari del Politecnico di Torino che si sono specializzati in Ingegneria del Cinema e dei Mezzi di Comunicazione:

Andrea Geremia

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Laureato in Ingegneria del Cinema e dei Mezzi di Comunicazione al Politecnico, Andrea ha una profonda passione per il cinema e il mondo tecnologico.

Dopo la sua discussione della Tesi su Piattaforme Video Online, collabora con il Politecnico di Torino come ricercatore. Ha avuto esperienze lavorative nel campo informatico e dell’editing video. Dedica il suo tempo libero a un Comitato Cittadino e alle sue passioni.

Simone Piva

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Appassionato di cinema e tecnologia, ho conseguito la Laurea Magistrale in Ingegneria del Cinema e dei Mezzi di Comunicazione nel 2014 con la tesi Piattaforme Video Online: tecnologie, modelli di business e diritto d’autore, scritta insieme ad Andrea Geremia e sotto la supervisione del prof. Mario Ricciardi. Attualmente svolge attività di ricerca presso il Politecnico di Torino nel team del prof. Mario Ricciardi di Ingegneria del Cinema e dei mezzi di Comunicazione.

 

Le matrici nascoste e le tecnologie intorno a noi: STUDYINTORINO, universitari che raccontano l’università

TechnoNews - Published on April 1, 2015 by redazione

di Andrea Cassinari, Stefano D’Antonio e Tommaso Valli


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Parlando del legame tra città, comunità intelligenti (smart cities, smart communities) e cittadinanza digitale non si può non considerare il contest indetto dal Comune di Torino per mezzo del progetto StudyInTorino (www.studyintorino.it).

Il contest YouTo(o) chiedeva di raccontare per immagini “Torino come città universitaria, viva e giovane, Torino come luogo ideale per studiare, Torino aperta e accogliente”. Altra caratteristica che era indicata come ben accetta era l’impronta internazionale da dare allo spot oltre che la sua brevità.

Tre studenti del corso del corso di Tecnologia, Comunicazione e Società (laurea magistrale in Ingegneria del Cinema e dei Mezzi di Comunicazione: https://didattica.polito.it/pls/portal30/sviluppo.offerta_formativa.corsi?p_sdu_cds=37:22&p_a_acc=2015&p_header=N&p_lang=IT&p_tipo_cds=Z) hanno partecipato al bando suddividendo il lavoro in tre fasi principali

Ideazione.

La prima fase di concept scrittura del video si è svolta con modalità brainstorming. Partendo dall’idea di uno studente straniero in Erasmus a Torino si sono chiesti che attività potesse svolgere durante una giornata normale. Convinti che una semplice panoramica di attività fosse piuttosto banale e non così coinvolgente hanno pensato a un qualche stratagemma narrativo per giustificarla e per renderla più interessante, hanno quindi immaginato il nostro protagonista di sera, a casa mentre contatta via Skype i suoi genitori, che ovviamente chiedono con curiosità mista ad apprensione come stia il figlio lontano.

Le idee sulle attività giornaliere sono state subito tante, anche se in seguito ci si è dovuti limitare a quelle che rendevano possibile la fase di riprese, per motivi di autorizzazioni, illuminazione (soprattutto di interni, non avendo a disposizione alcun tipo di luce artificiale).

Produzione.

La fase produttiva si è sviluppata in 8 location a Torino lungo 6 giorni di riprese, durante i quali sono stati impegnati 8 attori. La strumentazione a disposizione si è composta di una camera reflex Canon EOS 1100d, un cavalletto e un supporto a spalla per stabilizzare i movimenti di macchina.

 Le location:

  • Mole Antoneliana

  • Monte dei Cappuccini

  • GAM - Galleria d’Arte Moderna

  • Biblioteca Natalia Ginzburg

  • Baloon - Via Borgo Dora

  • Politecnico di Torino


Nella fase realizzazione ci sono stati dei limiti reali (autorizzazioni difficili da ottenere, attrezzatura insufficiente per effettuare riprese notturne di qualità accettabile) che hanno portato a un leggero aggiustamento della composizione finale.

Post-produzione.

La fase di montaggio ha portato a due versioni finali, una per l’esame e l’altra da presentare al concorso (visibile a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=9qCik-pwz44).

Le due differiscono per durata e ritmo, la prima è più diluita e ha alcune situazioni più approfondite e integrate da riprese in più. La seconda richiedeva rapidità nella panoramica delle attività affinché riuscisse l’effetto di straniamento del “Nothing special” finale ripetuto dal protagonista alla fine, anche dopo aver ripensato velocemente alla bella giornata passata, come spesso accade i figli non approfondiscono il loro racconto ai genitori.

Le piattaforme di VOD. Loro descrizione, classificazione e vari esempi

TechnoNews - Published on March 3, 2015 by redazione

di Andrea Geremia e Simone Piva




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Orientamento delle tipologie di distribuzione. Schema tratto dalla Fondazione Rosselli, dispense relative al seminario ‘Iptv, Web Tv e Corporate Communication’, 14 aprile 2010, p.5.



La catalogazione dei sistemi di Video On Demand è lasciata a diverse interpretazione da parte degli esperti del settore. Focalizzeremo l’attenzione sulle piattaforme Over-The-Top-TV (OTT-TV), che distribuiscono i propri contenuti tramite connessione internet a banda larga su reti aperte, cioè non dispongono di reti proprie, e accessibili attraverso una molteplicità di devices (TV, console per videogame, mobile devices ecc…). Oltre ad essere quelle con una flessibilità e crescita maggiore in questi ultimi anni, offrono maggiori scenari di evoluzione per il prossimo futuro.

Fonte: Luigi Ricci., Situazione e opportunità del mercato italiano del Video-On-Demand, http://www.slideshare.net/luigiricci/case-study-del-mercato-italiano-del-video-ondemand?from_search=2, 2012

Grazie alla tipologia di accesso di tipo “aperto” tutti gli utenti possono usufruire dei servizi offerti. Una forma di esclusione è esercitabile solo per macro-aree (es. limitazioni geografiche), ma non può essere diretta verso il singolo individuo. Un esempio possono essere Netflix o Hulu, famosi servizi nati in America e ancora non presenti in Italia. Nonostante questo esistono molti stratagemmi per collegarsi a questi siti da territorio esclusi.

Esistono, inoltre, svariate tipologie di On Demand, che si differenziano in base al tipo di business proposto:

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  • Transactional Video On Demand (T-VOD), meglio definibile come il classico Video On Demand, si basa sul fatto che il consumatore effettua una transizione per ciascun programma audiovisivo che intende visionare. In questo modo il cliente paga per il singolo contenuto On Demand. Esempi di questo tipo di piattaforme sono: iTunes, Own Air, Amazon Instant Video e Chili TV.

  • Substriction Video On Demand (S-VOD), basato sul modello “all you can eat”, è l’esatto opposto del modello T-VOD; sono i servizi come Netflix, Hulu Plus, Amazon Prime, Premium Play e InfinityTV, in cui, dietro il pagamento di un canone mensile, ci si abbona a un servizio all’interno del quale si possono visionare tutti i programmi offerti per quante volte si desidera.

  • Advertised Video On Demand (A-VOD), comprende servizi come Hulu e Crackle di Sony che permettono la visione gratuita del contenuto, supportata dal fornitore del servizio attraverso la vendita di spazi pubblicitari.


La piattaforma VOD più diffusa al mondo è Netflix. Netflix è una società statunitense nata nel 1997 dalla mente di Reed Hastings. Inizialmente offriva un servizio di noleggio di DVD e videogiochi che spazzò via la concorrenza di Blockbuster, dando la possibilità ai propri utenti di sottoscrivere un abbonamento mensile che permetteva di noleggiare film su Internet e riceverli a casa tramite il servizio postale, senza limiti di tempo per la restituzione.

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Dal 2007, la società è passata alla diffusione di video in stream via Internet: per 7,99 $ al mese, negli USA, con l’opzione di interrompere l’abbonamento a piacere, gli utenti possono guardare un’ampia collezione di film e telefilm su qualsiasi apparecchio collegato al Web, dai PC ai tablet, dagli smartphone ai televisori.

Oggigiorno la piattaforma conta quasi 30 milioni di abbonati negli USA e oltre 40 milioni in tutto il mondo.

Untitled4 Un confronto grafico tra i principali esempi mondiali di Video On Demand ci permette di dedurre che:

  1. Le piattaforme che offrono maggiore varietà nei contenuti sono quelle con il valore delle pageviews più alto; iTunes, Google Play e Vudu, pur offrendo prevalentemente film, iescono ad attrarre una gran quantità di pubblico grazie alla loro semplicità d’uso e qualità.

  2. I servizi di Video On Demand con un valore più alto sono quelli con elevata varietà dei contenuti e servizi di tipo S-VOD.

  3. Le piattaforme che offrono tipologie congiunte di On Demand, ovvero sia S-VOD che T-VOD, sono quelle che riscuotono meno successo (quindi con cerchi di diametro minore). Viceversa, i servizi che mettono a disposizione dell’utente solamente un unico metodo di transizione (flat o a consumo), riescono a creare meno confusione tra le persone e ad attrarre un pubblico più vasto.


Ma come mai, fino ad ora, l’Italia è rimasta esclusa dalla maggior parte dei servizi VOD e lo sarà, probabilmente, anche per il 2015?

La risposta non è legata esclusivamente alla scarsa penetrazione della banda larga, in quanto, come si può notare dalla mappa sottostante l’Italia è perfettamente in linea con le nazioni del Nord Africa.

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La velocità necessaria per vedere contenuti video in streaming non è soddisfacente, causando congestioni, blocchi o salti.

Questo è vero solo in parte, poiché il problema principale è la mancanza di disponibilità dei diritti. Google Play, iTunes Store, Chili e tutti i principali competitor operanti in Italia hanno praticamente il medesimo catalogo di film, che comprende un pacchetto di lungometraggi delle principali major americane. I distributori dei diritti dei film in Italia rilasciano difficilmente i diritti. Esempio perfetto è quello di una delle case più importanti, ovvero Medusa, che concede pochissimo del proprio catalogo, probabilmente perché da poco ha una propria voce online (Infinity TV) in cui riversarli in esclusiva.

https://www.youtube.com/watch?v=UohUQUuF7PI&list=UUIPsK5xspHC3-ZFNPTx2X_w

La grande confusione burocratica e la creazione di veri e propri monopoli creano un terreno sfavorevole a eventuali nuovi competitor intenzionati a investire in territorio italiano; venendo privilegiate le società italiane e quelle che già operano nel nostro paese, come Sky, viene a formarsi una concorrenza fittizia.

Per un maggior approfondimento dell’argomento:

http://www.wired.it/play/cinema/2014/07/14/netflix-italia-2/

 

 

Piattaforme Video Online

TechnoNews - Published on February 25, 2015 by redazione

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Introduzione alle piattaforme video online. Come si classificano e perché stanno divenendo il fulcro di Internet?

La televisione italiana ha ormai lasciato la tecnologia analogica per immergersi in quella digitale, ma il passaggio al digitale terrestre non significa mera transizione. Oltre lo schermo televisivo, il flusso delle immagini in digitale ha ormai riempito altri schermi: quelli di pc, degli smartphone, dei tablet, delle gaming console.

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Il video ha assunto vera centralità all’interno del Web. Il primo sito che permetteva di caricare e guardare video online fu shareyourworld.com, nato nel 1997. Da allora, a cominciare dalla nascita di YouTube nel 2005, le piattaforme hanno raggiunto numeri elevatissimi, rendendo impossibili stime precise al 100%. All’inizio si trattava solo di piattaforme che raccoglievano video amatoriali, creati dagli utenti e messi a disposizione di tutti. Dopodiché son seguiti tutti quei siti che permettono di scaricare e/o guardare illegalmente in streaming film e serie tv del tutto gratuitamente; fino ad arrivare alle piattaforme di Video On Demand di ultima generazione, che consentono di noleggiare e visionare copie digitali di film e telefilm in maniera del tutto legale e a prezzi assai ridotti.

FONTE: Giuseppe Riva, Massimo Petiti, Eleonora Uggè, Oltre la televisione: dal DVB-H al Web 2.0, LED, Milano, 2007

Circa il 20,2% della popolazione italiana utilizza Internet per la visione di film, con un aumento significativo rispetto il 2012 (+6%). Tra i giovani la percentuale sale al 44% e la tendenza è sempre più rilevante tra diplomati e laureati (24,1%).

FONTE: 11° rapporto annuale sulla comunicazione: L’evouluzione digitale della specie, redatto dal Censis, 2013.

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Una distinzione alquanto semplicistica, consente la classificazione immediata delle piattaforme video online:

  • UntitledVideo On Demand à modello di distribuzione paragonabile a una videoteca online in cuil’utente è puro fruitore e dispone della flessibilità di poter decidere che cosa guardare e quando farlo, in base alle proprie esigenze, scegliendo i modi e i tempi del recupero delle informazioni. I distributori dei contenuti sono le case cinematografiche e di produzioni televisive.


 

  • UntitledVideo Sharing à sistema di condivisione di video in rete basato sull’hosting service, cioè un servizio che offre agli utenti la possibilità di caricare video e archiviarli su piattaforme appositamente create. È un vero e proprio Social in cui l’utente non fruisce passivamente i contenuti audiovisivi, ma può crearne di propri e condividerli con la community.


 

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