“Dai Margini della città…”

Agli occhi di chi non le vive  le periferie appaiono da sempre luoghi sconosciuti, disarticolati e pieni di sovrapposizioni di elementi diversi spesso incompatibili.  La  rubrica “Dai margini della città…” nasce dalla volontà di “scoprire” la  periferia di Torino. I quartieri, raccontati da un gruppo di lavoro composto da studenti e laureati in architettura, sono quelli di Vallette, Lucento e Madonna di Campagna: spazi marginali in continua trasformazione,  rete di luoghi urbani che si confronta e alle volte si scontra con quella della città “compatta” da un lato e col sistema disgregato di spazi aperti e  aree verdi dall’altro. L’intento è quello di descrivere l’architettura e il paesaggio, così da rendere visibili questi “non luoghi”, contenitori semivuoti che aspettano solo di essere riempiti. Documenti, fotografie, articoli ma soprattutto la voce di chi in quei luoghi ci vive. Previsti anche tre video-documentari che sapranno raccontare con immagini e suoni.

‘La città di zonzo è sempre intorno a noi. Bisogna avere un po’ di desiderio e di curiosità e bisogna andarsela a trovare. Uscire di casa per perdere tempo, perché chi perde tempo guadagna spazio. Perdersi che cosa vuol dire? Perdersi è fondamentale, perdendoti puoi inciampare da qualche parte e quando inciampi scopri qualcosa che non ti saresti mai aspettato e quel qualcosa è quello che garantisce la mappa mentale di una città. Se fai sempre gli stessi itinerari non scoprirai praticamente mai nulla. Chi lascia la strada vecchia per quella nuova di solito è qualcuno che scopre qualcosa’.

Careri Francesco, ‘Walkscapes. Camminare come pratica estetica’, Torino, Einaudi, 2006

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Conoscere - Il quartiere Vallette

TechnoNews - Published on November 4, 2015 by admin

Autore: Clara Garofalo


Fotografie di Sonia Barranca


Perché partecipare ad una visita guidata alle Vallette?

L’intento è quello di percorrere o ripercorrere alcune strade mutando il modo di guardarle.

Da tempo il Centro di Documentazione Storica della Circoscrizione V organizza visite guidate a seguito di numerosi studi ed esperienze fatte in loco.

Scegliere il percorso da compiere non è cosa semplice, molteplici e variegati sono gli elementi da osservare poiché il quartiere attuale è il risultato di edificazioni della seconda metà del Novecento che si sono insediate su un territorio storicamente stratificato. Si è scelto così di ripercorrerne la storia cronologicamente partendo dalle prime costruzioni poste sulla strada di Vallette (Vallettam ad Aviglio) per arrivare a quelle più recenti della piazza centrale.

L’integrazione di nuovi fabbricati con alcuni già esistenti è da sempre un’ardua impresa e percorrendo le strade di Vallette ne emerge la difficoltà.

Le abitazioni datate dal 1958 in poi si stratificano su quelle preesistenti dell’inizio del secolo scorso e sulle più antiche cascine comportando la demolizione di alcune loro parti.

Si possono osservare due tipi di accostamenti: quelli tra le diverse zone del progetto avviato nel 1958 e quelli del quartiere tardo novecentesco con quelle più antiche.

Le case appartenenti all’antico borgo si incontrano solamente all’inizio del percorso: poste in prossimità di corso Molise, piccole e basse rispetto a quelle più recenti appaiono quasi come ricordi. La costruzione antica più imponente che ancora si erge su questo territorio è parte di una delle diverse cascine collocata quasi come appendice ai margini di un territorio segnato dalle costruzioni più recenti.

L’intento del piano del 1958 era quello di costruire un quartiere che facesse parte di un unico grande progetto e sul quale fosse possibile leggerne i segni di progettazione rispondente ad un organismo centrale con caratteristiche tipologiche e architettoniche che ne definissero singolari peculiarità. Il suo risultato può essere letto in modi diversi: ci si può soffermare sulla disomogeneità delle costruzioni delle singole zone oppure approcciarsi con un’accezione svincolata dalle critiche comuni e cogliere il valore degli intenti progettuali e di alcune soluzioni di realizzazione.

Esplorando questo quartiere si può cogliere la piacevolezza di percorrere strade facenti parte di un contesto comunque metropolitano ma private del tipico inquinamento acustico grazie allo studio di una viabilità progettata al fine di valorizzare i percorsi pedonali affiancata da numerose aree verdi predisposte negli spazi aperti che contornano i fabbricati. Arrivando alle case progettate da Gabetti e Isola ad esempio, si può godere di una piacevole area verde che unisce i diversi blocchi di case e che catapulta lo spettatore in un luogo immerso nella natura contornato di piante ad alto fusto. Qui, non si rende necessario cercare ristoro nei parchi cittadini poiché la pace del verde è fruibile vicino alla propria abitazione e in prossimità di architettura qualitativamente elevata in ottimo stato conservativo che strabilia anche gli occhi dei non esperti o di chi, per la prima volta, percorre le strade di Vallette. Sono loro che passeggiando spiegano come siano stupiti dalla bellezza di questi luoghi di cui poco comunemente si parla.

Attraversando l’asse che percorre il quartiere da est a ovest (viale dei Mughetti) si scoprono poi fabbricati diversi dai precedenti perché a più piani e tra i quali gli spazi collettivi appaiono più sacrificati. Tuttavia è proprio qui che durante la nostra visita abbiamo incontrato un numero maggiore di abitanti. Sono queste le vie più popolate anche dalla popolazione più giovane di Vallette, solamente alcuni degli attori delle dinamiche sociali di questo quartiere e, che ci portano fino alla piazza principale (piazza Eugenio Montale). Qui si ritrova nuovamente la coesistenza di fabbricati di epoche storiche differenti: la chiesa costruita alla fine degli anni Cinquanta, il piccolo teatro, il centro di incontro e l’edificio delle poste. Appare purtroppo chiaro come la riqualificazione di questo spazio non abbia favorito la sua concezione di spazio pubblico e come questo manchi di cuciture tra gli elementi che lo compongono. Diverso era il concetto con il quale era stato progettato ma che una serie di attori non istituzionalizzati stanno cercando di ricreare attraverso opere di responsabilizzazione e progettazione partecipata.

Al termine di questo percorso fatto di scoperta o di riscoperta ci si potrebbe chiedere se, come diceva Proust, “il vero viaggio di scoperta non consista nel cercare nuove terre ma nell’avere nuovi occhi”.

Esplorare – Il quartiere Le Vallette di Torino

TechnoNews - Published on October 28, 2015 by admin

Di Camilla Falchetti e Alessia Longo


Terza meta delle rubrica ‘...dai margini della città’ è Le Vallette, altresì conosciuto come ‘quartiere satellite’ della città di Torino, la cui costruzione inizia nel 1958 per rispondere all’emergenza abitativa che, negli anni che precedono il boom economico, si registra soprattutto nei centri di forte concentrazione del flusso migratorio.

Il progetto si ispira all’edilizia pubblica dei paesi scandinavi, modello introdotto nel 1949 dal Piano Fanfani -Provvedimenti per incrementare l'occupazione operaia, agevolando la costruzione di case per lavoratori – che prevede la costruzione di ‘quartieri autosufficienti’ ritenendo che gli insediamenti territorialmente separati avrebbero favorito un nuovo modo di vivere formando comunità coese fondate sulla solidarietà di vicinato.

Partendo da Piazza Eugenio Montale e iniziando a percorrere via delle Primule, in direzione Ovest, già ci troviamo ad affiancare una molteplicità di progetti di edilizia abitativa dalle diverse conformazioni frutto del Piano Urbanistico approvato nel 1957 dalla Commissione per l’Edilizia Popolare (C.E.P.), che prevede la divisione del quartiere in grandi isolati eretti da vari Enti e privati, ma anche di uno studio sociologico sui quartieri di edilizia popolare già esistenti a Torino, il cui obiettivo è quello di considerare le abitudini dei futuri abitanti per favorire il loro inserimento nel nuovo sistema sociale e nelle nuove strutture edilizie.

Questo approccio innovativo, che dimostra una straordinaria attenzione alle volontà dei destinatari delle abitazioni nonostante questi non rappresentino una vera e propria figura di committenza così come avviene nell’edilizia privata, fa di Vallette non solo un modello urbanistico ma un ideale sociale.



Eterogeneo, incompleto, ma soprattutto verde.

L’eterogeneità delle zone residenziali, fatte di tipologie differenti sia dal punto di vista urbanistico che di quello architettonico risultato anche delle richieste degli abitanti attraverso il sondaggio condotto preventivamente, sembra poter favorire la creazione di una propria identità abitativa degli abitanti. Il non completamento delle infrastrutture collettive, costituisce un deficit per la qualità della vita dei residenti ma favorisce altresì il formarsi di relazioni comunitarie, nonostante il peso del ‘mito negativo’. Il verde, pubblico e privato, definisce un quartiere ad ampio respiro e rende Le Vallette ‘un bel posto dove vivere’.

Per conoscere meglio Le Vallette si consiglia la lettura dei testi a cura del Centro di Documentazione Storica della Circoscrizione 5, Tutta un’altra storia. Storia del quartiere Vallette attraverso le sue immagini e Si, sono delle Vallette, c’hai problemi? Autobiografia di un quartiere, con i testi di Andrea Coccorese e Marco Romito.

https://www.youtube.com/watch?v=DtxNTzU4h-I

 

 

Conoscere – Il quartiere Lucento

TechnoNews - Published on July 29, 2015 by admin

di Alessandro Milan


Sabato 10 maggio si è svolta un’inedita passeggiata guidata nel Quartiere di Lucento, alla scoperta del suo passato, attraverso la lettura dei segni lasciati intatti dopo la consistente opera di urbanizzazione post bellica. Grazie al contributo del Centro di Documentazione Storica della Circoscrizione V di Torino, (CDS), ai partecipanti è stato offerta l’opportunità di leggere e comprendere le testimonianze storico-architettoniche disseminate in un’area oggi alla ricerca della sua identità. Prima tappa di questo percorso di riscoperta sono state due antiche cascine che, dal XVI secolo, costituivano una parte dei cosiddetti “Tetti di Lucento”, cioè il primo esempio della moderna borgata. Malgrado le tante trasformazioni, sia volumetriche, sia funzionali, e non sempre in accordo con le originarie destinazioni d’uso, è ancora oggi possibile leggere in esse preziose e interessanti testimonianze del passato. L’elemento più tangibile ed evocativo, come più volte sottolineato dagli studiosi del CDS, è il forte dislivello esistente tra il piano strada attuale e quello agricolo, sul quale sono stati edificati i fabbricati dei Tetti che ancora oggi rimangono.

Senza dubbio la tappa più importante della passeggiata è stata quella compresa tra Via Foglizzo e Via Pianezza. In uno spazio relativamente ristretto si concentrano i principali edifici dell’’antica’ Lucento: la Parrocchia di Santi Bernardo e Brigida, il Castello, l’Asilo Principessa Isabella Duchessa di Savoia-Genova (proprietà comunale e attuale sede del CDS) e la Torre dell’Acqua. In particolare la Parrocchia e il Castello riflettono la volontà di trasformazione e affermazione conferita a Lucento dal Duca Emanuele Filiberto, con la ricostruzione dell’antico luogo fortificato e di conseguenza la creazione di un asse visivo tra la nuova residenza sabauda e l’edificio religioso. Madama Reale Cristina di Francia riuscirà poi a solennizzare ulteriormente l’impostazione di fine Cinquecento, dotando la Parrocchia di una facciata monumentale e di due raffinati altari, all’interno della navata, decorati con stucchi opera di maestranze luganesi. L’Asilo e la Torre dell’Acqua sono invece due fabbricati di epoca tardo ottocentesca, legati alla crescita demografica e industriale di Lucento.

L’ultima tappa della passeggiata è stato il tratto iniziale di Via Forlì, dove ancora oggi è possibile capire la conformazione geomorfologica del territorio sul quale si è sviluppata Lucento. Un luogo caratterizzato soprattutto dalla presenza della Dora Riparia che ha scavato ed eroso il terrazzo, creando due distinte aree: le Basse e il Pianalto. Via Forlì, disposta quasi ortogonalmente al tratto della Dora che si estende in lunghezza da est a ovest di fronte al Parco di Via Calabria, è l’esempio più evidente di tale conformazione, perché conserva ancora il dislivello che si accentua dalle Basse fino alla parte più alta del terrazzo.

Esplorare – Il quartiere Lucento

TechnoNews - Published on July 28, 2015 by admin

di Camilla Falchetti


Riprendono con Lucento le narrazioni raccolte nella rubrica ‘.. dai margini della città’ dei percorsi fatti a piedi, guidati dalla volontà di affrontare riflessioni sulla periferia di Torino.

Questa che presentiamo non è la prima ‘immersione’ nel quartiere, già nel 2013 in occasione del seminario universitario “Walkscapes Lucento. Seminario di lettura e analisi dello spazio urbano” si era studiato il territorio di Lucento con campagne fotografiche, analisi dello spazio costruito e interviste d’ambito sociologico. I risultati dell’esperienza seminariale, visibili su http://walkscapeslucento.wix.com/lucento e pubblicati sul libro ”Walkscapes Lucento. Studi, pratiche, periferia e spazio urbano” a cura di Chiara Maggi, Claudio Ribotta e Guglielmo Giachino, ci hanno riportato ad attraversare questo territorio con un occhio più consapevole e investigatore.

Il percorso è visibile nella sua interezza nella mappa esposta qui di seguito: inizia dal Centro Culturale Principessa Isabella, sede anche del Centro di Documentazione Storica, in Via Verolengo, prosegue su Via Foglizzo dove decidiamo di addentrarci nei Giardini Cavalotti ed entrare subito dopo nel 30° quartiere IACP della metà degli anni Cinquanta lungo i corsi Cincinnato, Toscana, e le vie Valdellatore e Parenzo.

Percorrendo corso Cincinnato, arriviamo ad un edificio risalente agli anni Settanta denominato E15, nel quale è situata la Biblioteca Civica Francesco Cognasso, insieme all'istituto comprensivo Padre Gemelli ed usciamo nella piazza temporaneamente denominata 'Novacoop', antistante il nuovo centro commerciale. La lingua verde di connessione al Parco della Pellerina ci riporta su Via Verolengo e costeggiando il sito industriale Ilva-ThyssenKrupp e il Castello di Lucento arriviamo al punto di partenza.

mappa percorso - Lucento

 



Osservare queste fotografie aiuta a guardare con occhio critico agli spazi attraversati e a far accendere le nostre sensibilità più profonde indispensabili ad individuare un processo che possa, attraverso il coinvolgimento dei cittadini e le amministrazioni locali, rendere alcuni luoghi, che un tempo hanno caratterizzato l’identità del quartiere e degli abitanti stessi, di ‘polarizzazione’ piuttosto che di dispersione; di servizio ma anche di felicità [ cit. Arch. F. Gnecchi Ruscone].

A Lucento mancano luoghi di incontro, di aggregazione di qualità ma il desiderio delle persone che ci vivono, insieme alle opportunità che questi spazi offrono, è la potenzialità primaria che può consentire, attraverso piccole e lente azioni, di creare luoghi accoglienti in cui svolgere non solo attività necessarie al cittadino, come andare a lavoro o a scuola, prendere l’autobus, fare la spesa - azioni che si svolgono in qualsiasi condizione – o attività opzionali, ricreative,  come camminare lungo la strada, sedersi e godere della vista che si ha di fronte.

Quello a cui si vuol aspirare è partire dallo spazio pubblico per rivitalizzare un quartiere e restituire un senso di identità al cittadino, dando qualità fisica allo spazio in cui si vive progettando ‘a scala umana’.

https://www.youtube.com/watch?v=fVezGrDud2U&feature=youtu.be

Conoscere – Il quartiere Madonna di Campagna

TechnoNews - Published on June 10, 2015 by redazione

di Chiara Maggi, Camilla Falchetti, Alessia Longo


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Sabato 28 marzo si è svolta una passeggiata guidata nel Quartiere Madonna di Campagna. Attraverso il contributo del Centro di Documentazione Storica della Circoscrizione V di Torino (CDS) è stato offerta l’opportunità di leggere le testimonianze storico-architettoniche disseminate nel quartiere.

La passeggiata nel quartiere Madonna di Campagna si inserisce in un ciclo di visite guidate nei quartieri periferici di Torino organizzate dal Laboratorio ZIP.

http://lacittanuda.it/2015/03/26/dai-margini-della-citta/

La visita ha visto la partecipazione di studenti e laureati in architettura del Politecnico di Torino, nonché abitanti, curiosi e interessati al tema delle passeggiate.

Senza dubbio le tappe più importanti della passeggiata sono quelle che hanno riguardato il tracciato pedonale della Spina Reale che si sviluppa lungo l’asse della vecchia ferrovia Torino – Ceres (ora interrata) e che interessa le vie Stradella e Cesalpino. Il passaggio pedonale, sebbene sia stato progettato con lo scopo di annullare il limite del passaggio della ferrovia, ne rappresenta invece una mera sostituzione; questo ha comportato una non felice convivenza tra le tracce preesistenti e la nuova progettazione, con molti aspetti irrisolti.

La divisione non è così forte come lo era una volta con la ferrovia, tuttavia ancora esiste. In ogni caso, sebbene la realizzazione del passaggio pedonale non ha ottenuto l’effetto di unire le due parti del quartiere, ha almeno creato un asse di transito aggiuntivo.

Questo il commento di uno studente di architettura che ha partecipato alla passeggiata, individuando questo tratto come una ‘divisione non risolta’.

Presentiamo alcuni tratti del percorso con particolari, scorci e punti di vista inviati dai partecipanti alla passeggiata.

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Sul tracciato della Spina Reale



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Via Giachino, Vecchia Barriera di Lanzo, oggi Borgata Tesso



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Casa e ex opificio Hänhel, cortile interno (http://www.museotorino.it/view/s/fecb3b64b13c44e29f809ded9b656586)



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sul tema della pratica dell’esplorazione a piedi si rimanda all’articolo:

Camminare per progettare?

https://architetturacostituente.wordpress.com/2015/05/08/camminare-per-progettare/

A partire dalle domande di questo articolo si può alimentare e approfondire la riflessione.

 

Buona camminata!

 

 

 

 

Dai Margini alle città: Esplorare - Il Quartiere Madonna di Campagna

TechnoNews - Published on April 10, 2015 by redazione

Di Camilla Falchetti, Alessia Longo e Chiara Maggi


Le prime narrazioni dei percorsi fatti a piedi riguarderanno il quartiere Madonna di Campagna e raccoglieranno percezioni, spunti, caratteri interessanti individuati, prima attraverso una ricognizione generale dei luoghi e poi attraverso una passeggiata guidata (in collaborazione con il Centro di Documentazione Storica della Circoscrizione V di Torino), gratuita e aperta a chiunque voglia partecipare.

Presentiamo così la prima “immersione” nel quartiere, che è stata indispensabile per individuarne l’estensione e per iniziare ad orientarsi, rintracciando, in modo percettivo, alcuni caratteri e contenuti che necessiteranno di ulteriori approfondimenti.

Il percorso è visibile nella sua interezza nella mappa esposta qui di seguito: inizia dalla Vecchia Barriera di Lanzo, oggi denominata Borgata Tesso, e si conclude in prossimità del Rione Rigola di Torino. La scelta presa a priori è stata quella di seguire il tracciato della ferrovia (ora interrata) Torino-Ceres che attraversa una porzione considerevole dell’abitato.

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Mappa percorso – Madonna di Campagna



 

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Fotografia 1 - Memorie di un passato ancora tangibile



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Fotografia 2 - Quinte urbane



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Fotografia 3 - Semplici ed inaspettati sono i segni di una comunità che dichiara di volersi prender cura, anche in modo autonomo, degli spazi in cui vive.



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Fotografia 4 - Collegamento o divisione. Si ha la percezione di essere sopra un tappeto scorrevole dell’aeroporto e lungo il percorso verso il nostro gate d’imbarco; molteplici immagini dal linguaggio dissonante si ‘ammucchiano’ di fronte ai nostri occhi.



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Fotografia 5 - Si cammina con la consapevolezza che non sai bene cosa potrai scorgere andando avanti e non si viene delusi. Tra una palazzina da ristrutturare e una completamente abbandonata, cerca di uscire fuori l'orologio, risalente ad un'età più lontana, che in quel punto sembra soffocato dalle costruzioni più recenti ma che, a ben guardare, soffre meno degli altri il passare del tempo.



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Fotografia 6 - Un linguaggio architettonico eterogeneo in cui ciò che nasce oggi non si relazione con l’esistente.



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Fotografia 7 - Avamposti di architettura



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Fotografia 8 - La roccaforte di Via Sansovino



La prima parte del percorso incernierata su via Errico Giachino ci ha posto di fronte una borgata che sembra di fatto rimasta congelata rispetto alle trasformazioni avvenute ‘dall’altra parte della ferrovia Torino-Ceres’, su via Stradella. La seconda parte del percorso oltre Corso Grosseto ci ha posto di fronte a luoghi apparentemente privi del carattere di scena, dove nessuno assiste allo spettacolo della socialità urbana e in cui sembra aver prevalso la volontà di costruire fondali visivi piuttosto che luoghi per lo svolgimento di dinamiche sociali. Quali spazi pubblici concreti sono usati? Che personalità conferirà il tempo a quegli spazi che sembrano non aver un senso completo e sembrano non usati nel modo per cui erano concepiti?

...Dai margini della città: il quartiere Madonna di Campagna

TechnoNews - Published on March 15, 2015 by redazione

di Alessandro Milan


Madonna di Campagna è la denominazione di un quartiere periferico situato nell’angolo nord-occidentale del vasto ed eterogeneo tessuto edilizio torinese all’interno della Circoscrizione 5 che, non a caso, comprende anche le Vallette, Lucento e Borgo Vittoria. Una denominazione che trae origine dalla presenza di un pilone votivo del XIV secolo poi sostituito dalla costruzione di un convento, con annessa chiesa, gestito dall’ordine dei Frati Cappuccini. Alla loro presenza si deve anche la realizzazione del viale d’ippocastani tuttora esistente nel Viale Madonna di Campagna.

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Veduta della facciata principale della chiesa di Madonna di Campagna, anni venti XX secolo, fonte skyscrapercity.com



Il quartiere è stato recentemente segnato dalla presenza di un altro edificio religioso, il Santo Volto, definito: «la realizzazione, nella ex area industriale di Torino, destinata a nuova ambiziosa area urbana tra C.so Potenza e C.so Principe Oddone, di un complesso parrocchiale […] a servizio di circa 15.000 abitanti di cui 10.000 nuovi insediamenti». Oltre per la complessa e geometrica struttura il Santo Volto si impone per la presenza del suo campanile, un ex ciminiera riconvertita allo scopo, che è diventata il nuovo simbolo del quartiere in analogia con quello sopravvissuto alle distruzioni della Seconda Guerra Mondiale.

http://www.museotorino.it/view/s/877168cc07c8410eb3475954f63c3610

Spina 3 - Fotografia scattata da Chiara Maggi, marzo 2014

Spina 3 - Fotografia scattata da Chiara Maggi, marzo 2014


Demolizioni e ricostruzioni hanno fatto e continuano a fare di Madonna di Campagna un quartiere in divenire. Infatti, adiacente all’area del Santo Volto, si estende una parte della cosiddetta Spina 3, luogo dal passato industriale ormai in via quasi definitiva di riconversione ad uso edilizio e commerciale, senza dimenticare una grande attenzione al potenziamento delle vie di comunicazione esistenti. In questo programma si inserisce il completamento del Passante Ferroviario torinese e la costruzione di un tunnel di collegamento tra due parti della città prima difficilmente raggiungibili per questioni di traffico. Importante dal punto di vista simbolico è infine il recupero delle ex Ferriere Fiat e la riconversione dell’area come parco pubblico a disposizione dei cittadini, ma anche degli appassionati di archeologia industriale, dal momento che sono state lasciate sul posto le strutture portanti degli stabilimenti in ricordo del recente passato.


http://www.museotorino.it/view/s/2393d480122c41b4bf77b05b373abf7e




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Parco Dora - Fotografia scattata da Chiara Maggi, aprile 2012


 Lo spazio ‘…dai margini della città’ propone le prima camminata esplorativa proprio nel quartiere Madonna di Campagna. Questa prima esplorazione, le cui parole d’ordine saranno ‘casualità’ e ‘percezione’, può rivelarsi un ‘mezzo per riconoscere all’interno del caos delle periferie una geografia e come mezzo attraverso cui inventare nuove modalità per intervenire negli spazi pubblici metropolitani per investigarli per renderli visibili, [...] in grado di  descrivere e modificare quegli spazi metropolitani che presentano spesso una natura che deve essere ancora compresa e riempita di significati piuttosto che progettata e riempita di case’ (Francesco Careri).


Buona camminata.

…Dai margini della città: il quartiere Vallette ieri e oggi

TechnoNews - Published on February 23, 2015 by redazione

di Clara Garofalo




1962, Veduta zona C.  In «Relazione generale (dalla relazione generale di Gino Levi Montalcini, coordinatore del quartiere Le Vallette)», in «Casabella», n. 261, 1962

1962, Veduta zona C.
In «Relazione generale (dalla relazione generale di Gino Levi Montalcini, coordinatore del quartiere Le Vallette)», in «Casabella», n. 261, 1962



Il quartiere Vallette è uno dei più importanti quartieri di edilizia popolare del secondo dopoguerra torinese collocato alla periferia nord-ovest della città in un’area sopraelevata rispetto al centro cittadino (a quota 260 metri pari a Villa della Regina), distante dallo stesso cinque chilometri e circondata, inizialmente, da aree a verde agricolo.

La sua edificazione, all’interno di un progetto nazionale, copre un lasso temporale molto lungo: inizia nel 1958 e prosegue fino agli anni Ottanta. L’opera è iniziata da un Ente di Previdenza Sociale (Gestione INA Casa) i cui segni di gestione rimangono visibili ancor oggi rispetto alle anonime e indifferenziate edificazioni degli anni successivi.

In una pubblicazione del 2009 a cura del Centro di Documentazione Storica della Circoscrizione 5 di Torino in collaborazione con il Tavolo delle Vallette intitolato La storia del quartiere Vallette attraverso le sue immagini. Tutta un’altra storia, di cui si riporta di seguito il link, Le Vallette vengono definite come “[…] il frutto più bello e solido di una esperienza lunga ed impegnativa fatta dall’edilizia popolare del dopoguerra[…]”: http://www.farestoriainperiferia.org/?page_id=1887

La sua progettazione punta l’attenzione non solo sul mero fabbisogno edilizio ma, sulla qualità della vita strettamente correlata al possesso di un’abitazione. Pensando Le Vallette come un complesso urbano il tentativo è stato quello di integrarlo con la città esistente e di stringere strette connessioni tra gli spazi pubblici e quelli privati ponendo una particolare attenzione alle aree collettive per creare una dimensione abitativa disegnata su misura per gli abitanti futuri.

La sua costruzione è stata oggetto di diversi articoli anche su quotidiani nazionali come La Stampa. Oggi possibile visionare ad esempio la versione digitalizzata di un articolo, del 4 Settembre 1959 che ne celebra l’inaugurazione, cliccando qui.

Anche Le Vallette, come molti altri quartieri periferici, subiranno il flusso degli eventi venendo così inglobate in quel processo di sviluppo periferico che snaturerà alcuni dei principi fondatori del progetto iniziale: il concetto di spazio pubblico e l’uso degli spazi collettivi. Oggi infatti sono un quartiere residenziale di periferia conosciuto come “quartiere dormitorio” dove le attività sociali sono inesistenti e dal quale i giovani emigrano. Passeggiando per le vie la sensazione è la tipica desolazione di molti dei quartieri posti agli estremi della città. Le piazze sono vuote, le tapparelle di molti alloggi chiuse, i campi sportivi usati solo da pochi ragazzini che ancora non riescono a spostarsi in centro città e rarissimi i negozi. La linea 3 del tram con i suoi rumori metallici sulle rotaie taglia il quartiere in due fornendo l’unico mezzo di trasporto pubblico verso il centro città.

Fotografia di Clara Garofalo. Incrocio tra via delle Primule e viale dei Mughetti, foto attuale di uno dei fabbricati della zona C.

Fotografia di Clara Garofalo. Incrocio tra via delle Primule e viale dei Mughetti, foto attuale di uno dei fabbricati della zona C.



La rubrica ‘…dai margini della città’ pone l’attenzione sui quartieri periferici della città di Torino, sulla condizione attuale di quelle, definite in alcuni studi, come Unità satelliti con l’obbiettivo di favorire riflessioni volte alla riqualificazione attraverso alcuni progetti comprendenti camminate esplorative, interviste, racconti di abitanti, progettisti e rappresentanti delle istituzioni per operare una narrazione urbana di percezione della vita e dello spazio collettivo. Attraverso tecnologie location aware e digitali, l’obbiettivo è quello di mappare lo spazio letto attraverso gli occhi e le emozioni delle persone che lo vivono.

Cos’è lo spazio collettivo? Quali sono le aspettative rispetto a questo? Se lo spazio e il suo significato sono costruiti dalle attività e dalla vita in esso svolte, cosa rappresenta uno spazio collettivo non fruito e come possono le rubriche e i media favorire la sua riqualificazione?

Il gruppo di lavoro di “Walkscapes Lucento” ha iniziato lo scorso anno un percorso su alcuni quartieri periferici della città di Torino. Oggi questo viene portato avanti con un programma di attività volte alla scoperta, alla conoscenza e alla fruizione di luoghi nei quali gli abitanti possano identificarsi e implementarne la qualità della vita.

Dai margini della città: abitare i| costruito, l' identità e | luoghi

TechnoNews - Published on January 29, 2015 by redazione

di Chiara Maggi


 

Il quartiere di Lucento è un quartiere di Torino, situato nel quadrante nord-ovest della città. Per molti è un luogo tranquillo, in cui si può viver bene. Non mancano le aree verdi, che penetrano nel quartiere seguendo il corso della Dora. Le preesistenze storiche del complesso del “Castello di Lucento” e quelle industriali del sito Ilva-ThyssenKrupp ne fanno un luogo dalle potenzialità uniche.

Lucento è anche un quartiere di periferia devastato e svilito dagli interventi urbanistici del Novecento. È un quartiere in cui manca una dimensione di piazza in cui gli abitanti si possano riconoscere. Mancano luoghi di incontro, di aggregazione e di qualità, così che gli spazi di socialità rimangono prevalentemente privati.

La rubrica ‘...dai margini della città’ nasce con la volontà di affrontare delle riflessioni sulla periferia, con il supporto delle tecnologie location aware e digitali, per proporre una mappatura dello spazio. La mappatura è tesa a valorizzare il vissuto degli abitanti, i percorsi nello spazio, i racconti legati ai luoghi.

La rubrica proporrà delle camminate esplorative sul territorio che potranno costituire il modo per andare a rintracciare i contenuti delle mappe altrimenti non visibili, ma potenzialmente presenti nei luoghi, alla ricerca di personaggi, luoghi, storie da raccontare. Interviste e racconti di abitanti, progettisti e rappresentanti delle istituzioni, video per raccontare la storia del quartiere, così come progetti creativi, verranno raccolti in una narrazione urbana che coinvolge, come prima area di studio, il quartiere di Lucento.

La rubrica e le sue mappe partono dalla considerazione che lo spazio ha significato relativamente alla vita collettiva degli uomini che occupano i luoghi, li definiscono, li usano, ne fanno oggetto di decisioni e di attività, se ne formano un’immagine mentale e la trasmettono; si può dedurre così che i modi in cui diamo significato allo spazio e il modo in cui lo viviamo sono strettamente connessi ai modi in cui lo rappresentiamo.

L’utilizzo dei media digitali potrà favorire l’integrazione, le relazioni sociali e il coinvolgimento delle persone in nuove narrazioni?

Da una campagna di interviste, svolta nel quartiere nel mese di maggio 2014 sotto la guida del professor Alfredo Mela del Politecnico di Torino, in occasione del seminario universitario di studi “Walkscapes Lucento. Seminario di lettura e analisi dello spazio urbano”, è emerso tra tutti il problema che accomuna tutte le periferie, ossia lo spostamento dei giovani verso il centro. Rendere più attraenti e vivaci i quartieri delle periferie è la gran partita che si gioca adesso nelle città.

Il seminario sopracitato è stato organizzato da un gruppo di lavoro interdisciplinare nato nel settembre 2013, con lo scopo di studiare e approfondire il tema della città e della cittadinanza. Il gruppo di lavoro ha avviato una serie di studi sul territorio di Lucento seguendo le attività del territorio in cui operano il Centro di Documentazione Storica della Circoscrizione 5, il Tavolo di Lucento e numerose altre realtà e associazioni del terzo settore. Il seminario, che ha visto la partecipazione di 20 studenti di architettura afferenti a vari corsi di laurea, è stato sostenuto dalla Circoscrizione 5 e patrocinato dal Politecnico di Torino. Grazie a lezioni sul campo di professori di Architettura e Agraria, si è studiato il territorio di Lucento con campagne fotografiche, analisi dello spazio costruito, interviste d’ambito sociologico.

A questo link è possibile visionare gli obbiettivi e l’ambito di studio dell’esperienza seminariale e presto verrà pubblicata la monografia con i risultati del lavoro svolto:

http://walkscapeslucento.wix.com/lucento

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