Cambio di cultura: come il digitale sta cambiando le imprese e la PA

“Cambio di cultura: come il digitale sta cambiando le imprese e la PA. Le esperienze italiane tra best practices e ritardi. Gli insights del convegno organizzato da Innova Fiducia”

Lo scorso 13 giugno, presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri a Roma, si è svolto il convegno dal titolo: “Digitale: cambio di cultura”, ideato ed organizzato dall’Associazione InnovaFiducia, in collaborazione con il Dipartimento Politiche Europee della Presidenza del Consiglio. L’Associazione, nata nel 2015, promuove la cultura della fiducia tra le persone, nei rapporti tra i cittadini, le istituzioni e le imprese, nella percezione collettiva di futuro e nello sviluppo della cultura digitale del Paese (https://innovafiducia.com).

I temi, al centro dell’evento, sono stati suddivisi in quattro panel. Le domande alle quali si è cercato di rispondere sono state varie e significative: come accompagnare la trasformazione digitale nelle imprese e nella PA? Quali sono le competenze digitali decisive per lo sviluppo delle organizzazioni pubbliche e private? E ancora, come cambiano il giornalismo e la comunicazione nell’era digitale?

“La nostra idea – ha spiegato Felicia Pelagalli, Presidente dell’Associazione InnovaFiducia e Founder di Culture Srl – è stata quella di provare a dare un contributo allo sviluppo delle culture digitali che non sono soltanto individuali, ma condivise all’interno dell’organizzazione di appartenenza. Non è sufficiente ‘andare’ sui social per essere digitali: bisogna cambiare la cultura delle organizzazioni, costruire nuovi modelli e nuove pratiche di lavoro, ripensare in chiave digitale i modelli di business”. Il quadro del digitale italiano è ancora in chiaroscuro: secondo una recente indagine Istat, solo il 12% delle imprese italiane può vantare un livello elevato di digitalizzazione, finora limitata soprattutto alle imprese editoriali e a quelle che operano nel campo delle telecomunicazioni. Né può essere sufficiente il solo sito web, attivo nel 71% dei casi, se poi la vendita online è ferma al 10% e l’utilizzo di software per la condivisione interna delle informazioni è fermo al 36%. Troppo poco per poter parlare di “impresa digitale”.

Ha aperto i lavori il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio per le Politiche e Affari Europei, Sandro Gozi, il quale ha sottolineato la necessità di un mercato unico digitale come fattore strategico per dare ulteriore accelerazione al processo di crescita del Paese.

Nel primo panel, dal titolo Cambio di cultura, Felicia Pelagalli ed Emanuele Baldacci hanno esplorato lo scenario europeo, la posizione dell’Italia rispetto al digitale, le statistiche sugli attuali usi della rete e sulle competenze digitali, le possibili politiche di sviluppo e gli strumenti di intervento per cambiare la cultura delle imprese e della PA. Il secondo panel – La trasformazione digitale in Italia - è stato dedicato all’analisi della trasformazione digitale in corso in Italia, nell’ambito statistico (con Giorgio Alleva) e nel rapporto PA-cittadino (con Antonio Samaritani). Sotto la spinta del digitale cambia anche la comunicazione. Il terzo panel, Il cambiamento nella Comunicazione, ha affrontato in modo specifico i trend della comunicazione, dal ruolo della tv nella diffusione della cultura digitale (con Antonio Di Bella) all’uso delle piattaforme digitali per una nuova narrazione dell’impresa (con Roberto Ferrari). Il quarto e ultimo panel, dal titolo Il cambiamento nei valori, è stato incentrato sul cambiamento dei valori di riferimento e dei sistemi relazionali. Nella nuova organizzazione digitale è fondamentale dare fiducia alle persone (Gianmaurizio Cazzarolli); innovare in modo sostenibile (Ernesto Ciorra); restituire centralità alla persona (Luigi Maccalini), ma anche alimentare, attraverso le nuove tecnologie, la passione nel fare impresa (Mariuccia Teroni).

 

I dati più rilevanti sono stati presentati nella prima parte del convegno, in  particolar modo, nel primo e nel secondo panel. Emilio Baldacci, CIO a Eurostat, ha presentato infatti nella prima parte ed in anteprima le statistiche “Mapping digital users and skills in Europe” (https://innovafiducia.files.wordpress.com/2016/06/intervento-baldacci-eurostat.pdf).

I dati parlano chiaro: c’è ancora molto lavoro da fare. Se da un lato sui servizi pubblici digitali l’Italia tiene il passo dei best performer a livello europeo, dall’altro la diffusione di Internet e gli indicatori di connettività sono ancora lontani dalla media europea. Negli ultimi tre mesi il 66% degli italiani tra i 16 e i 74 anni ha usato internet, contro il 79% della media EU. Semaforo giallo, in particolare, per gli utenti donna e per la fascia di età tra i 55 e i 74 anni, nella quale il dato italiano sconta un -18% rispetto al dato medio europeo. Non va meglio per gli accessi da mobile, con un dato dimezzato rispetto alla media EU (25% vs 52%). La forbice tra Italia e il resto dell’Unione europea è ancora più ampia nella fascia 25-54 anni, dove il gap sfiora il 35 per cento. Dato interessante, rispetto agli accessi mobile non incide in modo significativo nemmeno il livello di istruzione: anche tra i più istruiti si registra infatti uno scarto notevole rispetto al dato europeo. E ancora, si intravedono margini di miglioramento anche nella formazione ICT e nel mercato del lavoro: sui 28 Paesi monitorati, l’Italia si piazza da solo al 21° posto per laureati in scienze, tecnologie e matematica, trend che si ripete sostanzialmente invariato anche nella presenza, molto ridotta, di specialisti ICT nella forza lavoro (su 100 lavoratori, poco più di due sono riconducibili a questa categoria).

Nella seconda parte, si è invece dato spazio ai dati relativi ai temi della transazioni commerciali e dei rapporti con la PA. Timidi’ con l’home banking e con lo shopping online, gli italiani si riscattano nell’uso di social network, giochi e video, con livelli di utilizzo in linea o superiori alla media europea. Il trend torna a scendere quando si tratta di relazionarsi con imprese e PA attraverso canali digitali, nonostante la crescita sensibile degli ultimi anni. Il numero di italiani che utilizzano il digitale per comunicare con le organizzazioni è circa la metà di quello che si registra mediamente negli altri Paesi europei. In particolare affanno, secondo le statistiche Eurostat, il segmento dei lavoratori autonomi, con un gap rispetto alla media europea che arriva a sfiorare il 30%.

Per ulteriori informazioni sull’evento: https://innovafiducia.com/convegno-digitale-cambio-di-cultura/.

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