Conoscere – Il quartiere Vallette

Autore: Clara Garofalo

Fotografie di Sonia Barranca

Perché partecipare ad una visita guidata alle Vallette?

L’intento è quello di percorrere o ripercorrere alcune strade mutando il modo di guardarle.

Da tempo il Centro di Documentazione Storica della Circoscrizione V organizza visite guidate a seguito di numerosi studi ed esperienze fatte in loco.

Scegliere il percorso da compiere non è cosa semplice, molteplici e variegati sono gli elementi da osservare poiché il quartiere attuale è il risultato di edificazioni della seconda metà del Novecento che si sono insediate su un territorio storicamente stratificato. Si è scelto così di ripercorrerne la storia cronologicamente partendo dalle prime costruzioni poste sulla strada di Vallette (Vallettam ad Aviglio) per arrivare a quelle più recenti della piazza centrale.

L’integrazione di nuovi fabbricati con alcuni già esistenti è da sempre un’ardua impresa e percorrendo le strade di Vallette ne emerge la difficoltà.

Le abitazioni datate dal 1958 in poi si stratificano su quelle preesistenti dell’inizio del secolo scorso e sulle più antiche cascine comportando la demolizione di alcune loro parti.

Si possono osservare due tipi di accostamenti: quelli tra le diverse zone del progetto avviato nel 1958 e quelli del quartiere tardo novecentesco con quelle più antiche.

Le case appartenenti all’antico borgo si incontrano solamente all’inizio del percorso: poste in prossimità di corso Molise, piccole e basse rispetto a quelle più recenti appaiono quasi come ricordi. La costruzione antica più imponente che ancora si erge su questo territorio è parte di una delle diverse cascine collocata quasi come appendice ai margini di un territorio segnato dalle costruzioni più recenti.

L’intento del piano del 1958 era quello di costruire un quartiere che facesse parte di un unico grande progetto e sul quale fosse possibile leggerne i segni di progettazione rispondente ad un organismo centrale con caratteristiche tipologiche e architettoniche che ne definissero singolari peculiarità. Il suo risultato può essere letto in modi diversi: ci si può soffermare sulla disomogeneità delle costruzioni delle singole zone oppure approcciarsi con un’accezione svincolata dalle critiche comuni e cogliere il valore degli intenti progettuali e di alcune soluzioni di realizzazione.

Esplorando questo quartiere si può cogliere la piacevolezza di percorrere strade facenti parte di un contesto comunque metropolitano ma private del tipico inquinamento acustico grazie allo studio di una viabilità progettata al fine di valorizzare i percorsi pedonali affiancata da numerose aree verdi predisposte negli spazi aperti che contornano i fabbricati. Arrivando alle case progettate da Gabetti e Isola ad esempio, si può godere di una piacevole area verde che unisce i diversi blocchi di case e che catapulta lo spettatore in un luogo immerso nella natura contornato di piante ad alto fusto. Qui, non si rende necessario cercare ristoro nei parchi cittadini poiché la pace del verde è fruibile vicino alla propria abitazione e in prossimità di architettura qualitativamente elevata in ottimo stato conservativo che strabilia anche gli occhi dei non esperti o di chi, per la prima volta, percorre le strade di Vallette. Sono loro che passeggiando spiegano come siano stupiti dalla bellezza di questi luoghi di cui poco comunemente si parla.

Attraversando l’asse che percorre il quartiere da est a ovest (viale dei Mughetti) si scoprono poi fabbricati diversi dai precedenti perché a più piani e tra i quali gli spazi collettivi appaiono più sacrificati. Tuttavia è proprio qui che durante la nostra visita abbiamo incontrato un numero maggiore di abitanti. Sono queste le vie più popolate anche dalla popolazione più giovane di Vallette, solamente alcuni degli attori delle dinamiche sociali di questo quartiere e, che ci portano fino alla piazza principale (piazza Eugenio Montale). Qui si ritrova nuovamente la coesistenza di fabbricati di epoche storiche differenti: la chiesa costruita alla fine degli anni Cinquanta, il piccolo teatro, il centro di incontro e l’edificio delle poste. Appare purtroppo chiaro come la riqualificazione di questo spazio non abbia favorito la sua concezione di spazio pubblico e come questo manchi di cuciture tra gli elementi che lo compongono. Diverso era il concetto con il quale era stato progettato ma che una serie di attori non istituzionalizzati stanno cercando di ricreare attraverso opere di responsabilizzazione e progettazione partecipata.

Al termine di questo percorso fatto di scoperta o di riscoperta ci si potrebbe chiedere se, come diceva Proust, “il vero viaggio di scoperta non consista nel cercare nuove terre ma nell’avere nuovi occhi”.

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