Esplorare – Il quartiere Lucento

di Camilla Falchetti

Riprendono con Lucento le narrazioni raccolte nella rubrica ‘.. dai margini della città’ dei percorsi fatti a piedi, guidati dalla volontà di affrontare riflessioni sulla periferia di Torino.

Questa che presentiamo non è la prima ‘immersione’ nel quartiere, già nel 2013 in occasione del seminario universitario “Walkscapes Lucento. Seminario di lettura e analisi dello spazio urbano” si era studiato il territorio di Lucento con campagne fotografiche, analisi dello spazio costruito e interviste d’ambito sociologico. I risultati dell’esperienza seminariale, visibili su http://walkscapeslucento.wix.com/lucento e pubblicati sul libro ”Walkscapes Lucento. Studi, pratiche, periferia e spazio urbano” a cura di Chiara Maggi, Claudio Ribotta e Guglielmo Giachino, ci hanno riportato ad attraversare questo territorio con un occhio più consapevole e investigatore.

Il percorso è visibile nella sua interezza nella mappa esposta qui di seguito: inizia dal Centro Culturale Principessa Isabella, sede anche del Centro di Documentazione Storica, in Via Verolengo, prosegue su Via Foglizzo dove decidiamo di addentrarci nei Giardini Cavalotti ed entrare subito dopo nel 30° quartiere IACP della metà degli anni Cinquanta lungo i corsi Cincinnato, Toscana, e le vie Valdellatore e Parenzo.

Percorrendo corso Cincinnato, arriviamo ad un edificio risalente agli anni Settanta denominato E15, nel quale è situata la Biblioteca Civica Francesco Cognasso, insieme all’istituto comprensivo Padre Gemelli ed usciamo nella piazza temporaneamente denominata ‘Novacoop’, antistante il nuovo centro commerciale. La lingua verde di connessione al Parco della Pellerina ci riporta su Via Verolengo e costeggiando il sito industriale Ilva-ThyssenKrupp e il Castello di Lucento arriviamo al punto di partenza.

mappa percorso - Lucento

 

Osservare queste fotografie aiuta a guardare con occhio critico agli spazi attraversati e a far accendere le nostre sensibilità più profonde indispensabili ad individuare un processo che possa, attraverso il coinvolgimento dei cittadini e le amministrazioni locali, rendere alcuni luoghi, che un tempo hanno caratterizzato l’identità del quartiere e degli abitanti stessi, di ‘polarizzazione’ piuttosto che di dispersione; di servizio ma anche di felicità [ cit. Arch. F. Gnecchi Ruscone].

A Lucento mancano luoghi di incontro, di aggregazione di qualità ma il desiderio delle persone che ci vivono, insieme alle opportunità che questi spazi offrono, è la potenzialità primaria che può consentire, attraverso piccole e lente azioni, di creare luoghi accoglienti in cui svolgere non solo attività necessarie al cittadino, come andare a lavoro o a scuola, prendere l’autobus, fare la spesa – azioni che si svolgono in qualsiasi condizione – o attività opzionali, ricreative,  come camminare lungo la strada, sedersi e godere della vista che si ha di fronte.

Quello a cui si vuol aspirare è partire dallo spazio pubblico per rivitalizzare un quartiere e restituire un senso di identità al cittadino, dando qualità fisica allo spazio in cui si vive progettando ‘a scala umana’.

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