…Dai margini della città: il quartiere Vallette ieri e oggi

di Clara Garofalo

1962, Veduta zona C.  In «Relazione generale (dalla relazione generale di Gino Levi Montalcini, coordinatore del quartiere Le Vallette)», in «Casabella», n. 261, 1962

1962, Veduta zona C.
In «Relazione generale (dalla relazione generale di Gino Levi Montalcini, coordinatore del quartiere Le Vallette)», in «Casabella», n. 261, 1962

Il quartiere Vallette è uno dei più importanti quartieri di edilizia popolare del secondo dopoguerra torinese collocato alla periferia nord-ovest della città in un’area sopraelevata rispetto al centro cittadino (a quota 260 metri pari a Villa della Regina), distante dallo stesso cinque chilometri e circondata, inizialmente, da aree a verde agricolo.

La sua edificazione, all’interno di un progetto nazionale, copre un lasso temporale molto lungo: inizia nel 1958 e prosegue fino agli anni Ottanta. L’opera è iniziata da un Ente di Previdenza Sociale (Gestione INA Casa) i cui segni di gestione rimangono visibili ancor oggi rispetto alle anonime e indifferenziate edificazioni degli anni successivi.

In una pubblicazione del 2009 a cura del Centro di Documentazione Storica della Circoscrizione 5 di Torino in collaborazione con il Tavolo delle Vallette intitolato La storia del quartiere Vallette attraverso le sue immagini. Tutta un’altra storia, di cui si riporta di seguito il link, Le Vallette vengono definite come “[…] il frutto più bello e solido di una esperienza lunga ed impegnativa fatta dall’edilizia popolare del dopoguerra[…]”: http://www.farestoriainperiferia.org/?page_id=1887

La sua progettazione punta l’attenzione non solo sul mero fabbisogno edilizio ma, sulla qualità della vita strettamente correlata al possesso di un’abitazione. Pensando Le Vallette come un complesso urbano il tentativo è stato quello di integrarlo con la città esistente e di stringere strette connessioni tra gli spazi pubblici e quelli privati ponendo una particolare attenzione alle aree collettive per creare una dimensione abitativa disegnata su misura per gli abitanti futuri.

La sua costruzione è stata oggetto di diversi articoli anche su quotidiani nazionali come La Stampa. Oggi possibile visionare ad esempio la versione digitalizzata di un articolo, del 4 Settembre 1959 che ne celebra l’inaugurazione, cliccando qui.

Anche Le Vallette, come molti altri quartieri periferici, subiranno il flusso degli eventi venendo così inglobate in quel processo di sviluppo periferico che snaturerà alcuni dei principi fondatori del progetto iniziale: il concetto di spazio pubblico e l’uso degli spazi collettivi. Oggi infatti sono un quartiere residenziale di periferia conosciuto come “quartiere dormitorio” dove le attività sociali sono inesistenti e dal quale i giovani emigrano. Passeggiando per le vie la sensazione è la tipica desolazione di molti dei quartieri posti agli estremi della città. Le piazze sono vuote, le tapparelle di molti alloggi chiuse, i campi sportivi usati solo da pochi ragazzini che ancora non riescono a spostarsi in centro città e rarissimi i negozi. La linea 3 del tram con i suoi rumori metallici sulle rotaie taglia il quartiere in due fornendo l’unico mezzo di trasporto pubblico verso il centro città.

Fotografia di Clara Garofalo. Incrocio tra via delle Primule e viale dei Mughetti, foto attuale di uno dei fabbricati della zona C.

Fotografia di Clara Garofalo. Incrocio tra via delle Primule e viale dei Mughetti, foto attuale di uno dei fabbricati della zona C.

La rubrica ‘…dai margini della città’ pone l’attenzione sui quartieri periferici della città di Torino, sulla condizione attuale di quelle, definite in alcuni studi, come Unità satelliti con l’obbiettivo di favorire riflessioni volte alla riqualificazione attraverso alcuni progetti comprendenti camminate esplorative, interviste, racconti di abitanti, progettisti e rappresentanti delle istituzioni per operare una narrazione urbana di percezione della vita e dello spazio collettivo. Attraverso tecnologie location aware e digitali, l’obbiettivo è quello di mappare lo spazio letto attraverso gli occhi e le emozioni delle persone che lo vivono.

Cos’è lo spazio collettivo? Quali sono le aspettative rispetto a questo? Se lo spazio e il suo significato sono costruiti dalle attività e dalla vita in esso svolte, cosa rappresenta uno spazio collettivo non fruito e come possono le rubriche e i media favorire la sua riqualificazione?

Il gruppo di lavoro di “Walkscapes Lucento” ha iniziato lo scorso anno un percorso su alcuni quartieri periferici della città di Torino. Oggi questo viene portato avanti con un programma di attività volte alla scoperta, alla conoscenza e alla fruizione di luoghi nei quali gli abitanti possano identificarsi e implementarne la qualità della vita.

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