IAM: interattività, realtà aumentata e videomapping Intervista a Anna Maria Monteverdi

di Simone Arcagni

 

Anna Maria Monteverdi è un nome noto per chi si occupa di teatro e performance e in particolare di technoteatro, video, videomapping e arte digitale. Docente, critica, curatrice, si interessa da sempre di luoghi di intersezione tra corpo, spazio e tecnologie.

Monteverdi è stata di recente al Girona videomapping Festival, manifestazione legata al progetto IAM di cui è membro…

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Ci racconta qualcosa sul Festival?

Il Festival internazionale di tecnologie e videomapping JornadesAPP di Girona in Spagna è collegato con il progetto europeo IAM (International Augmented Med). Durante i 3 giorni ci sono stati eventi e convegni dedicati alle applicazioni della realtà aumentata ai beni culturali, al turismo, ai musei. Io coordinavo la tavola rotonda internazionale su videomapping e turismo dal titolo Beyond the Wall.  A Girona ci sono stati 3 eventi di videomapping, uno della compagnia di teatro tecnologico Konic e due dei vincitori di un bando internazionale che hanno creato situazioni diversissime sul piano della narrazione visiva nella facciata di Casa Pastors: Marko Bolkovic giovanissimo light designer che è anche direttore del festival Visualia di Pola in Croazia e del francese Yann-Loic Lambert. 

 

Che cos’è IAM?

IAM è un progetto ideato da una gruppo di professionisti legati alle tecnologie di cui faccio parte, ed è stato proposto per il programma europeo Enpi Cbc Med che nel 2012 lo ha finanziato al 90% per un triennio. Il budget totale è di € 3.060.650 e il contributo ENPI CBC MED è € 2.754.583.  Si tratta di un progetto di cooperazione e scambio di competenze tecnologiche in cui il focus è l’utilizzo delle nuove tecnologie di realtà aumentata (AR) e del videomapping applicati ai beni culturali, al turismo, allo spettacolo. Coinvolge quattordici partner di sette paesi intorno al bacino del Mediterraneo (Italia, Spagna, Egitto, Libano, Tunisia, Giordania e Palestina); in questi tre anni diversi esperti selezionati dai paesi coinvolti collaborano scambiandosi competenze e know how, offrendo formazione e assistenza tecnica, sviluppando applicazioni e progetti tecnologici specifici applicati all’architettura o a siti archeologici che possono essere una chiave importante per lo sviluppo del turismo sostenibile locale, o per ripensare nuove modalità di restauro e di fruizione.

L’ente capofila del progetto è il Comune di Alghero, project manager è il dottor Pietro Alfonso, funzionario dell’ente e archeologo. L’altro ente italiano, partner associato, è il DIRAAS dipartimento universitario di arti e spettacolo da cui io dipendo e per il quale ho lavorato moltissimi anni come docente di Forme dello spettacolo multimediale. Ho personalmente scelto sia l’ente capofila sia alcuni dei partner tra cui la compagnia tecnoteatrale Konic di Alain Bauman e Rosa Sanchez di Barcellona, tra i più significativi gruppi che sperimentano tecnologie avanzate  per le scenografie e per le coreografie.

Abbiamo scelto Paesi e città che nell’ambito del Mediterraneo offrivano meravigliosi tracce di antichi siti (come l’antica Byblos in Libano) ma anche paesi che potessero bilanciare con questo incentivo allo sviluppo economico, la terribile situazione di conflitto che ha devastato (e ancora devasta) la loro area, come nel caso della Palestina e del Libano. Non a caso abbiamo scelto per i territori palestinesi la struttura RIWAQ con sede a Ramallah sede dell’autorità palestinese e a soli 40 km da Gaza, specializzata nella registrazione storica, nel restauro e nel mantenimento dei monumenti antichi: in questo caso i nuovi sistemi tecnologici possono offrire un sostegno immediatamente utilizzabile.

Come si sviluppa il progetto IAM?

Dopo una fase di formazione (workshop guidati) organizzata dal team internazionale seguono i risultati ovvero Festival, progetti pilota e applicazioni di realtà aumentata per ciascuno dei 7 paesi coinvolti. Abbiamo cominciato dall’Egitto un anno fa e la prestigiosa istituzione coinvolta è la Biblioteca Alexandrina (Bibalex), la più antica e famosa Biblioteca del mondo recentemente restaurata e la facoltà di architettura di Alessandria d’Egitto guidata dal professor Yasser Aref. A giugno (due settimane prima degli scontri fra sostenitori e oppositori del presidente egiziano Mohamed Morsi) con il team italiano e spagnolo abbiamo provveduto a svolgere un corso intensivo teorico e pratico su videomapping che ha poi dato come risultato lo spettacolare videomapping sulla facciata della Biblioteca combinato con giochi di colore e laser, che ha avuto molto successo. Dal punto di vista tecnico il videomapping che raccontava le fasi classiche della Biblioteca di Alessandria, era restituito con immagini 3D, animazioni ed effetti visivi proiettati con 3 videoproiettori da 20.000 Ansi Lumen con lenti 3D.  Altro evento di videomapping è avvenuto in due appuntamenti diversi a Byblos in Libano all’antico porto. L’evento finale del progetto IAM avverrà all’inizio di ottobre ad Alghero, con videomapping, giornate di convegno, workshop e una mostra di videoarte curata dalla light designer Liliana Iadeluca per Genova. A breve ci sarà anche il bando per la ricerca dell’artista da selezionare per il videomapping che verrà realizzato per l’occasione in una delle antiche torri saracene davanti al porto di Alghero.

http://www.iam-project.eu/

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