Esperienze sempre più interattive

Di Simone Arcagni

Immersione, partecipazione, interattività… sono queste le strategie emergenti di engagement del pubblico. Strategie che, in alcuni casi, hanno visto la costruzione di vere e proprie “cacce al tesoro” svoltesi a cavallo tra il web e la realtà, come nel caso degli ARG. D’altra parte l’universo del fandome ha sfruttato la rete per creare testi alternativi e piattaforme social di scambio, che spesso hanno realizzato prodotti come mashup, remix, alternative story, a volte interessanti tanto quanto l’ “originale”. La “cultura convergente” di cui parla Henry Jenkins è sempre più fatta di scambi tra produzione “dall’alto” e quella “dal basso” e da una strategia di costruzione del racconto crossmediale che si infiltra nei nostri canali e device di comunicazione quotidiana.

L’esperienza dell’audiovisivo si orienta verso un’esperienza sempre più complessa e avvolgente, definitivamente immersiva che cerca di assecondare quel desiderio di partecipazione che il web 2.0 dei social network ha imposto.

In questa direzione è davvero emblematica l’esperienza di Freshers (NL: Feuten): innanzitutto si tratta di una serie TV che ha come protagonisti i membri di una confraternita universitaria. Alla “classica” messa in onda televisiva degli episodi, i creatori hanno affiancato un vero e proprio progetto immersivo e transmediale in grado di accorpare diverse possibilità di partecipazione alla serie. Per prima cosa sfruttando le potenzialità del mobile: creando una app con cui i fan possono seguire la serie, avere notizie, aggiornamenti, video e soprattutto scambiare tra di loro informazioni. Ma non solo: si può infatti diventare membri della confraternita facendo un facile test di ingresso e, a quel punto, si apre uno spazio di interazione con la narrazione vera e propria. E’ infatti possibile commentare, proporre modifiche, dare suggerimenti. Addirittura costruire con gli altri fan una sorta di serie parallela su piattaforma con commenti, messaggi postati sui vari social network convergenti e, inoltre, video (con Vine per esempio).

Ma non è ancora finita: si può persino diventare “ambasciatori” della confraternita e creare uno spazio della serie da gestire da sé e con altri nuovi fan. Ma la partecipazione va ancora oltre e propone forme di interattività in cui i personaggi della serie chiedono direttamente all’utente di partecipare ad alcuni eventi narrativi o di inviare materiali che poi confluiranno nell’universo diegetico di Freshers.

Ogni fan – diventato ormai membro della confraternita – può aprire un blog o vlog in cui si dialoga anche via mail o social con i personaggi stessi, e quindi si irrompe direttamente nell’universo narrativo della serie.

La serie, quindi, predisponendo una piattaforma in grado di supportare e accettare diverse forme di comunicazione bidirezionale, apre ai fan un vero e proprio spazio virtuale di partecipazione e di interattività. Senza dimenticarsi di prevedere anche l’aspetto dell’esperienza diretta: il progetto, infatti, si arricchisce di incontri, meeting e feste (e perché no, visto che si parla di confraternite) in cui i fan incontrano i loro personaggi preferiti.

L’esperienza si fa così totale e apre i confini tra narrazione e realtà, simbolico e tangibile, tra media ed evento. L’ecologia narrativa di Freshers cerca di abbattere qualsiasi confine e qualsiasi ostacolo per costruire una sorta di partecipazione espansa, diretta, integrata, interattiva tra i fan e il mondo diegetico della serie.

I fan devono abitare la serie, viverla, entrare in comunicazione con i personaggi e gli ambienti, sentirsi parte, modellarne le forme, attivare pratiche di interazione, addirittura costruire relazioni con essa o tramite essa.

Freshers pone nuovi interrogativi sulla dimensione immersiva e interattiva dell’audiovisivo, propone nuove riflessioni sulle strategie di marketing e di storytelling e soprattutto sul ruolo dello spettatore/utente e sui modelli esperienziali che lo coinvolgono.

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