Game, action movie e cinema d’autore. BloodStroke – La app game di John Woo

di Simone Arcagni

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La cura della colonna sonora, lo stile visivo che si rifà alle migliori tavole della tradizione della graphic novel, le notizie essenziali, la storia della protagonista Mei Lee, raccontata con brevi ma esaurienti cenni, e inoltre l’immediata immersione in un action movie di grande respiro dove si intrecciano ricordi di gangster movie, mafia e yakuza movie… tutto ciò ci fa subito capire che siamo in un universo che deve molto al cinema, alla sua capacità di narrare, di costruire emozioni audiovisive, di incidere con un linguaggio elegante ed efficace.

Il volo degli uccelli, poi, ci ricorda uno dei marchi di fabbrica del cinema di John Woo, il regista di Hong Kong che negli anni ’90 ha rivoluzionato l’action movie e che ora sbarca nel mondo degli app game con questo BloodStroke.

BloodStroke ci ricorda, se ancora bisogna sottolinearlo, che i confini tra generi e media è ora quanto mai fragile. Una fragilità però che è anche una forza: entrare nell’universo narrativo ed estetico di BloodStroke ci trascina nel meglio dell’esperienza cinematografica e dello storytelling audiovisivo e, allo stesso tempo, ci chiama in causa come utenti e giocatori per trovare indizi, fare proseguire la storia, e, ovviamente, vincere sfide e uscire da situazioni impossibili.

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E, nella migliore tradizione di John Woo, lo facciamo soprattutto sparando, innescando epiche sparatorie come quelle che ricordiamo nei suoi film come Hard Boiled o Face Off.

Il mondo game in cui veniamo catapultati quando scarichiamo la app (per IPhone IPad) è un universo cinematografico autoriale. Ci immergiamo in prima persona nel mondo di John Woo, siamo chiamati ad agire nelle situazioni tipiche del suo cinema, è come se prendessimo possesso attivo e partecipativo di un suo film.

Non si tratta di un esperimento nuovo e ormai diverse app game ci offrono spunti narrativi e trame cinematografiche o televisive (in particolare legate al mondo delle serie), ma lo specifico di BloodStroke di John Woo – ancora più degli universi game di George Lucas – sta nel proporre le potenzialità di una sorta di cinema espanso o di un universo finzionale crossmediale in cui il cinema diviene elemento base.

BloodStroke è il cinema di John Woo: il giocatore vive delle memorie dei suoi film, respira le situazioni dell’autore asiatico, connette fili narrativi e memorie cinematografiche all’interno di un modello fruizionale di tipo diverso, performativo.

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Se il gioco di per sé non propone fondamentali novità, quello che colpisce, rispetto per esempio all’app game Iron Man, è innanzitutto una cura formale più vicina al mondo del cinema o della graphic novel d’autore: le gesta di Mai Lee sono narrate in un bianco e nero particolarmente raffinato con alcuni dettagli rossi intensi. La costruzione dei diversi piani è pensata secondo una logica che rimanda al cinema classico hollywoodiano (riferimento d’obbligo per il cinema di John Woo). Mentre Iron Man è uno spin off del famoso film interpretato da Robert Downey jr., che costruisce un universo estetico pop, spettacolare e dai colori vividi in grado di attrarre un giocatore molto giovane. BloodStroke è innanzitutto una storia originale che rimanda non ad un film di John Woo, ma al cinema di Woo, e inoltre costruisce la propria estetica su scelte raffinate, sia nell’uso dei piani che del linguaggio, sia nel disegno, nella musica e, in generale, nel design. Si potrebbe (e forse si dovrebbe) studiare BloodStroke in un discorso complessivo sulla autorialità di John Woo.

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