Il giornalismo sposa il webdoc

di Simone Arcagni

Il webdocumnetario risponde in pieno ad alcune trasformazioni in atto nel giornalismo contemporaneo: da una parte l’esigenza del “lettore”, sempre più connesso, di essere costantemente aggiornato; dall’altra la conseguente esigenza del giornale di offrire sempre più contenuti – e sempre più emozionali – ad un pubblico di utenti che velocemente passa da una pagina all’altra dell’informazione e della comunicazione digitale e connessa.

Gli innumerevoli device mobile che ci accompagnano nelle nostre giornate, e che sono spesso connessi, ci offrono la possibilità di entrare in un mondo dell’informazione davvero espanso, libero, gratuito. Un fatto che spinge verso una forma di compulsione comunicativa. C’è chi organizza da sé le proprie fonti usando alcuni dei tanti software per creare aggregatori di notizie così da avere sempre a portata di mano le news sui temi che prediligiamo, sempre aggiornate e “categorizzate” secondo i nostri gusti. Chi invece si affida alle piattaforme che i vari giornali hanno approntando: ogni testata ha ormai una sua pagina web con notizie, fatti, link, rimandi, aggiornamenti, blog, commenti etc.

Interessante da questo punto di vista l’innovativa piattaforma realizzata da “Nòva 24” (inserto de “Il Sole24Ore”) e creata in collaborazione con SEAC02, che propone un giornale “aumentato”: “tramite la app per smartphone NòvaAJ (augmented journal – per iOs e Android), si potrà usufruire dei contenuti speciali selezionati dalla redazione per approfondire gli argomenti trattati in ogni numero e creare così una sinergia fluida tra formato.” Un giornale che quindi si apre e si espande, che possiamo ritrovarci facilmente sui nostri smartphone e tablet, e che si arricchisce di contenuti secondo strutture a link.

Questa esigenza di offrire molte notizie e, allo stesso tempo, offrirle ad un utente in modo che le organizzi, le scelga e decida di fruirne dove vuole, quando vuole e secondo alcuni percorsi che sceglie da sé, fa si che molti giornali decidano di servirsi della forma del web documentario. Un testo audiovisivo aperto, nel caso specifico, di carattere giornalistico (reportage soprattutto), ospitato sulla piattaforma web della testata, magari in un’apposita sezione web tv dove vengono aggregati i diversi contributi video.

Amore 2.0 Incontrarsi al tempo di Internet, per esempio, è il nuovo webdoc di Academy di “Repubblica” realizzato da Riccardo Staglianò. Un viaggio dentro l’amore nato tra le chat e i social network. Un reportage di costume che l’utente può liberamente navigare e ovviamente commentare e fare circolare.

http://video.repubblica.it/rubriche/webdocumentari/amore-20-incontrarsi-al-tempo-di-internet/153873/152375

Mentre La vita è un treno è un webdocumentario nato da un’idea di Antonello Caporale con la regia di Enzo Monteleone per “Il Fatto Quotidiano”. Una docu-serie con appuntamento ogni mercoledì per una nuova puntata.

http://lavitaeuntreno.ilfattoquotidiano.it/

Qui é possibile vedere il video
http://tv.ilfattoquotidiano.it/2014/01/07/fattotv-martedi-7-gennaio-presentazione-a-roma-della-web-serie-vita-e-treno/260023/

Nel web doc di Staglianò per “Repubblica” l’utente può scegliere il proprio percorso all’interno dei documenti proposti: scegliere di vedere le videointerviste alle coppie dell’amore “ai tempi di Internet”, ascoltare gli interventi degli esperti, leggere dati e statistiche nazionali e internazionali, oppure visualizzare la mappa che geolocalizza gli episodi del webdoc.

Monteleone e “Il Fatto quotidiano” scelgono invece la via della serialità e ibridano web serie e web documentario: tanti brevi episodi a scadenza settimanale che vanno poi a creare un archivio video.

In entrambi i casi va sottolineato come il giornalismo si avvalga dell’audiovisivo, ritenuto evidentemente una forma di comunicazione più immersiva ed emozionale. Forma che poi sul web viene declinata secondo i caratteri di interattività e di partecipazione, attraverso uno storytelling non lineare e (almeno in parte) aperto.

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