Se questo è cinema… Pratiche di manipolazione on line

di Simone Arcagni

Pensare a Le Iene di Quentin Tarantino: la ricerca formale di un film che esibiva in maniera divertita e colta allo stesso tempo i riferimenti e le citazioni cinematografiche, che giocava a complicare la narrazione e che non aveva paura a misurarsi con gli eccessi (verbali e di violenza) e che mostrava una grande conoscenza del cinema… pensare di poterlo ridurre ad una innumerevole serie di tweet, sembra impossibile. Eppure c’è chi ha immaginato questa sorta di follia. Il progetto si chiama Reservoir Tweet (https://twitter.com/ReservoirDogs_). Sulla pagina si può trovare il film di Tarantino sezionato nelle scene e nei dialoghi e riportato in tweet di massimo 140 caratteri. Una sfida quasi demenziale che però indica alcuni interessanti processi in corso sul web.

Come i fenomeni di remix e mash-up o come le pratiche di rilettura grottesca o demenziale e i remake “dal basso” dimostrano, il cinema (forse sarebbe meglio dire i film) si rivela un luogo privilegiato in cui i fan e il pubblico vogliono entrare, partecipare, commentare e persino manipolare. Il cinema viene vissuto come un grande serbatoio on line di cui disporre liberamente: guardando, condividendo, commentando e manipolando. Il cinema on line è fondamentalmente un database, un archivio. Come dimostrano le grandi piattaforme di sharing o video on demand, il cinema è un archivio (più o meno) ben organizzato in generi, registi, titoli, epoche etc. a cui attingere, in primo luogo per vedere, ma poi anche per creare una propria filmoteca, scambiare, commentare e quindi far circolare sui social network.

In secondo luogo questa facilità di accesso ai film e il loro formato digitale e la conseguente facilità di manipolazione dell’audiovisivo dato dagli innumerevoli software per il montaggio a disposizione, rendono questo corpus una materia da poter utilizzare in maniera critica e creativa. Proprio come faceva Tarantino con gli omaggi e le citazioni dei suoi miti cinematografici, ora i fan entrano nel corpo stesso del loro film preferito e lo manipolano, lo riscrivono, lo fanno proprio.

Un fenomeno a cui si assiste sempre più spesso, basta guardare le produzioni indipendenti che si affacciano su YouTube e Vimeo per esempio: spesso si tratta di omaggi e parodie e spesso sono realizzati riprendendo (e quindi sfidando anche le leggi sul copyright) parti originali di film.

Un altro caso interessante in questa direzione è rappresentato dal canale YouTube “CineFix” che propone “8-Bit Cinema”, la riscrittura in chiave videogame Arcade di alcuni film di successo come Elf, Finding Nemo, Iron Man e Godzilla. Da non lasciarsi sfuggire è la riscrittura di Pulp Fiction (ancora una volta Tarantino!): in poco più di tre minuti viene sintetizzata la complessa trama di Pulp Fiction svolta come un videogioco, con armi da selezionare, end game per la morte del gangster impersonato da John Travolta, crediti da conquistare etc.

Colpisce come il divertimento consista soprattutto nel riconoscere perfettamente due universi e immaginari come quello dei giochi Arcade degli anni ’80 e il film di Tarantino. L’ironia funziona solo se il film è “cult” e quindi fa parte dell’immaginario di un fandome in grado di recepire.

E l’interesse risiede proprio in questo: un’operazione sul cinema che presuppone il cinema come grande serbatoio di modi, forme, pratiche, immagini e rimandi. Un serbatoio a cui attingere “dal basso” per ri(produrre) una fiction alternativa che è il frutto di un’operazione critica e di riscrittura, pensata per un pubblico in grado di condividere il divertimento, e quindi da veicolare in maniera virale attraverso i social network.

Un esempio perfetto di tradimento del cinema inteso come istituzione nato da un particolare interesse che il mondo del web dimostra per i film, in quanto testi ancora in grado di creare dialogo, di fondare comunità e di rilanciare immaginari condivisi.

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