Nomadi: multimedialità e interazione tangibile al Parco di Arte Vivente

di Vanessa Michielon

Luigi Imperato 2

Giovedì 16 gennaio presso il Parco di Arte Vivente di Torino sarà inaugurata Show Food, una mostra collettiva che presenta molteplici sguardi sul cibo come bene primario e come veicolo di relazione, scambio e conoscenza.

Tra le opere esposte, Nomadi è un’istallazione interattiva multimediale realizzata nell’ambito di Officine Sintetiche Lab 2013, una piattaforma piemontese che sviluppa e promuove forme artistiche legate in particolare al campo dell’interattività digitale.

La direzione artistica di Nomadi è stata affidata ad Ali Zaidi, artista di origini pakistane operante a Londra, co-fondatore di Motiroti nel 1996 insieme a Keith Khan. Oltre a dirigere la maggior parte dei progetti della compagnia, Zaidi è una professionista influente nel campo delle arti visive sia a livello nazionale che internazionale, specializzato in fotografia, estetica relazionale e sviluppo del pubblico.

Alla realizzazione di Nomadi hanno collaborato 40 studenti del Corso di Laurea in Dams (Università degli Studi di Torino) e in Ingegneria del Cinema e dei Mezzi di Comunicazione (Politecnico di Torino) organizzati in team operanti nella ricerca dei contenuti, nella grafica, nel video, nell’audio, nei sistemi interattivi.

In questo percorso audio-visuale composto da oltre 50 video, tra interviste e clip informative, si comprende come tre ingredienti – il riso, il caffè e il grano – vengano assorbiti dalla nostra cultura, quale sia il loro uso tradizionale e in che modo essi continuino a caratterizzare la nostra civiltà.

Il paradigma di riferimento è quello dell’interazione tangibile: per consultare i video desiderati il pubblico è invitato a spostare barattoli contenenti gli ingredienti su cinque colonne collocate al centro della sala. Isadora, il software per la manipolazione in real-time di oggetti multimediali creato da Mark Coniglio di Troika Ranch, è impiegato per processare i dati raccolti da una webcam sul soffitto. Il sistema è in grado di riconoscere il colore del tappo del barattolo all’interno dell’area sensibile e la sua posizione nello spazio e di attivare di conseguenza la proiezione dei video relativi all’ingrediente selezionato associati a ciascuna colonna. I contenuti sono inoltre organizzati secondo una struttura ipertestuale: per alcuni plinti i video vengono scelti in modo casuale dal software, per cui la fruizione sarà ogni volta differente per ogni utente.

L’idea di combinare in modo naturale la fisicità e la virtualità attraverso superfici fisiche aumentate (wall, tavoli, pavimenti, finestre), oggetti afferrabili (blocchi, modelli, strumenti) e media ambientali rimanda al filone di ricerca comunemente noto come “tangible user interfaces”.

Il concetto di interfaccia tangibile è stato proposto da Hiroshi Ishii e dal suo gruppo Tangible Media al MIT Media Lab a partire dal 1997, sulla base di precedenti ricerche condotte anche insieme a George Fitzmaurice, che aveva esplorato l’uso di blocchi “afferrabili” come meccanismi di input più diretti per l’interazione con rappresentazioni grafiche. Originariamente le Tangible User Interfaces erano immaginate come un’alternativa ai display grafici che avrebbe conservato almeno una parte della ricchezza delle interazioni che solitamente sono possibili con gli oggetti fisici anche nella relazione con i contenuti digitali.

Sempre a Ishi e Ullmer va riconosciuto il merito di aver introdotto il concetto di “Phicon” (physical icon) come un elemento chiave nell’approccio delle TUI: si tratta di oggetti marcati da un tag identificativo (RFID) che rende l’oggetto riconoscibile in un ambiente digitale. Il tag fornisce così una mappatura, un ponte tra il mondo fisico degli oggetti “palpabili” e il mondo dei bit. Poiché il presupposto su cui si fonda l’attività del gruppo Tangible Media è la constatazione di uno scollamento tra ambiente fisico e cyberspazio, le ricerche sono principalmente rivolte alla progettazione di interfacce trasparenti tra esseri umani, informazione digitale e ambiente fisico. Da questa visione sono stati dunque sviluppati diversi sistemi basati su oggetti ”intelligenti”, dotati di sensori attivi, oppure su interfacce tangibili che utilizzano oggetti fisici ”passivi” dotati di forma e codifiche riconoscibili, come nel caso di Nomadi.

Questa installazione interattiva è stata progettata proprio con l’idea di permettere al pubblico più ampio di manipolare e spostare nello spazio oggetti simbolici e quotidiani per accedere all’informazione, demandando al sistema di riconoscimento del colore la selezione dei contenuti corrispondenti.

Aggiungendo materialità ai dati immateriali per renderli afferrabili e tangibili, non solo si suggerisce un’esplorazione a carattere ludico, basata su abilità naturali, ma si mira anche a limitare l’apparenza tecnologica. Come scriveva Paolo Rosa di Studio Azzurro a proposito delle interfacce naturali: “Meglio se nell’ambiente non compare nemmeno l’ombra di un filo elettrico”. Cercare una relazione attraverso interfacce semplici, sistemi amichevoli permetterebbe di vedere con più chiarezza, non la “tecnologia”, bensì i suoi effetti, di relazionare con più efficacia il mondo immateriale delle immagini, dei suoni, con quello materiale degli oggetti o degli ambienti con cui si completano le opere.

———–

Officine Sintetiche nasce nel 2006 da un’idea di Tatiana Mazali, Antonio Pizzo, Vanessa Vozzo e dall’incontro tra Università di Torino – Facoltà di Scienze della Formazione (MultiDams e CIRMA) Politecnico di Torino – Ingegneria del Cinema e dei Mezzi di Comunicazione, Servi di Scena opus rt/Malafestival e Marcel.lì Antunez Roca/Panspermia S.L.. Attualmente coniuga ricerca, formazione, produzione, live events all’interno di un quadro transettoriale internazionale che coinvolge imprese, Università, Istituti di Formazione, Enti e Istituzioni pubbliche e private. http://www.officinesintetiche.unito.it/index.html.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

     

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>