Urban Aesthetics

Di Simone Arcagni

Sociologi, urbanisti, architetti e massmediologi si sono interessati molto in questi ultimi anni di urban screen e facciate mediali. Un interesse dovuto alla particolarità di un modello comunicazionale che ha a che fare con lo spazio pubblico, che prevede un nuovo tipo di spettatore, un po’ cittadino e un po’ utente, e che si lega strettamente allo sviluppo tecnologico. Si sono così avvicendate posizioni e aperti dibattiti riguardanti la “città informazionale” (William J. Mitchell, Manuel Castells, Saskia Sassen), riflessioni di carattere sociologico ed estetico (Paul Virilio, Scott McQuire) che tenevano conto sia dell’aspetto architettonico e urbanistico che di quello artistico (Mirjam Struppek). Ci sono festival, manifestazioni e conference (per esempio: Streaming Museum, Media Facade Festival) e un volume collettaneo come Urban Screen Reader pubblicato dall’Institute of Network Culture di Amsterdam.

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Lo schermo urbano apre nuovi spazi per la fruizione di immagini in movimento e inoltre permette di riflettere sul carattere sociale e pubblico dell’esperienza audiovisiva. Riflessioni e studi che hanno anche seguito l’evolversi di questa colonizzazione degli spazi pubblici, sottolineando l’avvento di nuovi schermi nel “corpo” urbano come i portable and connected device: smartphone, notebook, tablet. Lo schermo portatile e individuale che si colloca nello spazio urbano (spazi pubblici, privati e di transito) e il fenomeno della computerizzazione, della connessione e della geolocalizzazione di questi device: si parla così di ubiquitous e pervasive computing.

D’altra parte l’ emergere di pratiche e tecnologie come il videomapping e la realtà aumentata propone un diverso modello, differente dai “pesanti” schermi urbani. Si crea uno spazio virtuale che occupa temporaneamente le architetture e gli spazi oppure che si mostra solo se sollecitati da un software come quello della realtà aumentata.

Fanno anche la loro comparsa i device wearable come i Google Glasses che promettono un’esperienza aumentata della città direttamente nei nostri occhi. L’immagine della città allora muta, muta inoltre la nostra presenza nello spazio urbano e muta la qualità stessa dello spazio, che diventa uno spazio sempre più tecnologico e ibrido.

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Ritorna allora importante pensare all’immagine audiovisiva nello spazio pubblico: si muovono in questa direzione il festival Screen City (Stavanger/Sandnes – Norvegia – 25-27 ottobre) e la neonata piattaforma di ricerca Urban Media Aesthetics.

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Il festival norvegese, alla sua prima edizione, si propone di riaprire il dibattito in particolare sull’impatto che può avere l’arte nelle visualizzazioni urbane: che si tratti di opere di videomapping, come nel caso di Transforming the City di Bordos.ArtWorks, o di opere di performing art come Perceiving the City di Circumstance in cui è lo spettatore a riempire di immagini un viaggio in treno e una passeggiata urbana portando con sé alcune casse audio che propongono una “colonna sonora”. Oppure, ancora, i vj set di Greg Pope e John Hegre, che hanno proposto live media performance musicali. Mentre la strada Pedersgata ha offerto alcune delle sue vetrine e facciate (facendole trasformare in una lunga via mediale che il pubblico poteva percorrere fermandosi a visionare le diverse opere di video arte), il festival, diretto da Daniela Arriado con il supporto di Mirjam Struppek in qualità di curatrice, ha voluto scandagliare le molteplici possibilità dei linguaggi creativi, tecnologici e mediali negli spazi pubblici.

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In questa direzione si muove anche Urban Media Aesthetics, una piattaforma di ricerca inaugurata da pochi giorni, fondata e coordinata da Tanya Toft, che vuole riunire studiosi, artisti, architetti e designer per proporre lavori e riflessioni, mettendo al centro il concetto di “spettacolo” nello spazio pubblico attraverso le nuove tecnologie. L’idea è quella di essere un punto di incontro e di intreccio di diverse competenze e di diversi punti di vista che riflettono su un campo preciso, seppure piuttosto vasto e complesso: in Urban Media Aesthetics si riflette di videoarte e software art, di realtà aumentata e di urban screen e media facciate. Si indaga sulle nuove tecnologie e sui concetti teorici, si mostrano opere di artisti, installazioni mediali e live performing media. Un “posto” da tenere sicuramente in considerazione per sondare e capire l’evoluzione di questo campo di studi.

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