Prove di interattività

di Simone Arcagni

 

Cominciamo da Bob Dylan che fa cantare a diversi programmi televisivi il suo classico Like a Rolling Stone.

http://video.bobdylan.com/desktop.html

Si tratta di un interactive film dal titolo Bob Dylan – Like a Rolling Stone ed è realizzato sulla piattaforma Interlude. Ovviamente si tratta di un gioco, uno scherzo, una sincronizzazione labiale strepitosa: l’utente “cambia canale” attraverso un semplice telecomando virtuale e passando da History Channel fino a Shop TV, Cooking Show e molti altri canali TV, trova un mondo televisivo “sincronizzato” nel cantare il famoso pezzo di Dylan. Una pratica interattiva, quindi, in cui spetta all’utente/spettatore creare di volta in volta il proprio personale videoclip.

E’ altresì interessante notare come il gioco interattivo di Like a Rolling Stones inviti l’utente a “giocare” alla televisione sul computer: la modalità interattiva travalica i confini dei media e sposta una pratica tipicamente televisiva sul computer trasformando così il senso e il carattere specifico della interattività televisiva.

Interlude (http://interlude.fm/) è un software per creare video interattivi. Come Zeega, Korsakow, Condition One, Klynt (ma anche Prezi per le presentazioni), questi software permettono di creare racconti audiovisivi non lineari. Video per il web a narrazioni multiple o presentazioni ramificate o ancora webdocumentari multimediali. Non si realizza più un racconto lineare ma un ambiente in cui l’utente è chiamato ad accedere e poi fare le sue scelte a vari livelli a seconda del modello di navigazione che l’autore prevede.

Webdoc come quelli di Riccardo Staglianò che ha presentato il suo punto di vista sul web documentario al festival Immaginario TV di Perugia. Staglianò lavora per Repubblica e realizza (con la piattaforma Klynt) web reportage giornalistici (Terza Repubblica, Lampedusa frontiera d’Europa), seguendo proprio il modello di un racconto non lineare e interattivo. Un filone, quello giornalistico del webdoc (ma esiste anche il webdoc crossmediale che si lega al documentario di creazione) che sta avendo molto successo e che i giornali tradizionali guardano con particolare interesse proprio per le sue qualità di essere un prodotto audiovisivo per il web.

http://www.philippe-brault.com/en/fort-mcmoney-by-david-dufresne/

Sul grado di interattività di questi prodotti ci sono poi molte varianti: in molti casi si tratta di una semplice navigazione all’interno di un archivio strutturato. In altri casi si tratta di creare veri e propri ambienti navigabili in prima persona sul modello dei videogame. Si pensi al pluripremiato Prison Valley di David Dufresne e Philippe Brault e Fort McMoney di  Dufresne. Qui l’interattività significa prima di tutto immersione nel mondo raccontato dal reportage: immersione attraverso uno sguardo soggettivo all’interno dell’ambiente e poi una partecipazione totale nel momento in cui lo sguardo dell’utente situato nello spazio del webdoc deve scegliere direzione, fonti etc.

Una modalità, quella di integrare la visione tradizionale con la possibilità di entrare in un ambiente mediale tipico dei game, in cui ci si imbatte sempre più spesso. Si tratta di un prodotto ibrido tra fiction e webdoc in cui l’utente è chiamato a navigare l’ambiente, scegliere e vedere video, leggere documenti, fare le proprie scelte e poi progredire nello sviluppo di una storia complessa.

http://cloudchambermystery.com/

Un ulteriore esempio è Cloud Chamber che ho già avuto modo di descrivere:

«Cloud Chamber», una preziosa web serie danese che si smarca da tutto quanto visto fino ad ora: si tratta infatti di un ambiente 3D esplorabile (interattivo come un gioco) che prende le mosse da una narrazione di tipo mistery fantascientifico. Le community sono integrate nel testo e solo attraverso i forum si può procedere (con una formula freemium che parte gratuita e diventa a pagamento): si gioca in collaborazione e si procede seguendo i video di fiction, i video documenti (tutta la storia è basata su reali ricerche sui neutrini e sulle radiazioni solari), foto e altri materiali. I confini tra fiction e non-fiction sono labili e così la struttura narrativa è in parte lineare e in parte partecipata.

(La fiction a misura di web, “Nòva-Il Sole 24 Ore” – http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-11-24/la-fiction-misura-web-082942.shtml?uuid=ABP4vLf)

 

Sull’interattività si gioca una partita importante: si tratta di un fenomeno che sempre più ibrida game, serie, tv e cinema, si pensi a Walking Dead la app che è un gioco e allo stesso tempo una web serie in animazione ispirata alla famosa serie tv. Si tratta di modi, forme e pratiche che investono forme di giornalismo digitale e partecipato, documentario, fiction e cinema e che le piattaforme che abbiamo nominato precedentemente stanno offrendo a chi abbia voglia di accedere ad immaginari nuovi e forme di racconto complesse ancora da scandagliare.

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