La vita astratta nell’arte contemporanea: Julia Ivashkina

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From the series “Living Their Places”, 2012, Julia Ivashkina, (Exhibition “Something is Missing Here”, 2012) 50×45, Oil on canvas

Di Andrea Pitasi

Una suite di un prestigioso hotel, magari di una catena globale come Hilton (www.hiltonhotels.it) è un misto di raffinatezza, cura ed impersonalità. C’è qualcosa di astrattamente asettico in quelle stanze come se gli ospiti vi passassero come fantasmi oppure ombre senza lasciare traccia. Alcuni trovano caratteristici alcuni bassi napoletani o alcune case con le maioliche blu di Lisbona o delle Azzorre: pittoresche, romantiche, sostengono alcuni turisti forse un tantino ipocriti che le fotografano in quanto “tipiche” e poi tornano nell’impersonale suite a cinque stelle, comodamente alloggiati.

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From the series “Living Their Places”, 2012 Julia Vashkina
(Exhibition “Something is Missing Here”, 2012) 50×45 Oil on canvas

In un mondo sempre più globalizzato con un’espansione demografica impressionante e non priva di rischi malthusiani l’esigenza di ottimizzare lo spazio, razionalizzarlo e renderlo pronto all’uso riguarda anche gli alloggi più modesti. IKEA docet (www.ikea.com).

Meglio una bicocca personalizzata, che rispecchia la personalità di chi la abita o meglio una vita astratta ed asettica a cinque stelle? Meglio una bicocca “romanticamente pittoresca” o un alloggio funzionale ma anonimo come in pieno IKEA style? Mi ero già posto il quesito nel mio romanzo La Vita Astratta (http://www.amazon.com/vita-astratta-AndreaPitasi/dp/8863581142/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1385078284&sr=1-1&keywords=andrea+pitasi+vita+astratta) e da lì in poi le tracce di un’astrazione emergente della vita quotidiana si sono moltiplicate, ad esempio nell’arte contemporanea.

Passeggiando per Artissima 2013 (www.artissima.it) mi sono imbattuto nei deliziosi quadretti di Julia Ivashkina (http://www.gallery-21.ru/en/artists/participants/iulia-ivashkina/), moscovita di adozione classe 1982, che come cittadina di una metropoli globale capitale di un’economia prepotentemente emergente, con la sua serie “Living Their Places” descrive ambienti interni, concettualmente metropolitani in cui poltrone, divani ed ogni dettaglio sembrano rivelare all’osservatore un’assenza di dettagli, un’assenza di tocco personale e dal contempo una grande libertà e possibilità di poter velocemente personalizzare/depersonalizzare quegli ambienti con oggetti di interior design che potrebbero facilmente evocare l’accogliente e familiare impersonalità di uno Starbucks (www.starbucks.com).

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From the series “Living Their Places”, 2012, Julia Ivashkina (Exhibition “Something is Missing Here”, 2012) 50×45 Oil on canvas

Julia Ivashkina ha denunciato un fenomeno dismunanizzante? Ha tessuto le lodi del mondo globalizzato astratto ed asettico? Come si addice ad un’artista contemporanea, cosmopolita e concettuale, la brillante Ivashkina ha colto nelle sue opere la co-presenza di disumanizzazione e astrazione, di superamento di un vetero romanticismo fatto di anacronistiche incrostazioni figlie della pigrizia, del sentimento ed al contempo sfida evolutiva di un’umanità che per essere all’altezza dei tempi trascende se stessa in una vita astratta in cui lusso e facilità, comodità e reversibilità s’intrecciano senza posa.

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