Il professionista digitale.

Di Tatiana Mazali

 Le prospettive delle professioni creative digitali (come lo sviluppo di web e app, il visual e graphic design, il videomaking, l’animation, la digital music o la digital interaction) sembrano monopolizzare il dibattito sulle possibili vie di uscita dalla crisi, declinandosi secondo sfumature diverse: se ne parla talvolta come un’articolazione dell’economia della conoscenza, talvolta come un’esplicazione delle industrie creative, talvolta ancora riferendosi alle cosiddette città creative e alla creative class.

Molti sono i modelli in uso per definire i confini di tali settori, dunque per valutare il loro peso all’interno del sistema economico, globale e locale. Fra questi, ne citiamo tre: la prima mappa delle industrie creative proposta nel 1998 dal Department for Culture Media & Sport (Uk), il modello italiano del Libro Bianco della creatività che considera anche le industrie del gusto, il modello del World Intellectual Property Organisation che mette al centro il problema del copyright.

Untitledfonte: UNCTAD, Creative Economy Report 2010.

Alcuni elementi comuni sembrano caratterizzare in modo trasversale le pur diverse professioni del digitale, per esempio l’apprendimento basato sul learning by doing, la prevalenza di una dimensione collettiva nello svolgimento della professione, l’importanza delle reti sociali a tutti i livelli delle prassi professionali (non solo per la promozione del proprio lavoro), ed infine la tensione continua fra capitalismo personale e precariato.

I creativi digitali sono altamente specializzati, entrano nel mercato del lavoro relativamente presto, spesso patiscono la mancanza di un adeguato riconoscimento sociale del proprio lavoro e delle competenze espresse. Allo stesso tempo, si tratta di professionisti molto consapevoli e motivati, che considerano irrinunciabili elementi professionali come la passione (la dimensione del piacere legata a ciò che si fa), la relazione (fare qualcosa insieme agli altri e per gli altri), l’esplorazione (mutare, rinnovarsi, imparare, percorrere strade diverse e innovative), la libertà (di idee e di tempo), l’espressione di se stessi attraverso un atto creativo.

Questi sono i confini scientifici di un dibattito che fa da cornice alla realtà concreta delle professioni digitali e dei giovani che si impegnano in questo campo.

Ma chi sono costoro veramente? Come operano? Quale cultura professionale condividono? Che problemi affrontano e quali traguardi immaginano per il proprio futuro?

 Queste le domande alla base dell’indagine dal titolo Creatività digitale e sviluppo locale (finanziata dalla Fondazione Crt con una borsa Lagrange e cofinanziata da Torino Nord Ovest srl – realizzata con il supporto della Fondazione Isi e del DIST- Università e Politecnico di Torino), che lancia ora una survey online per aprire lo sguardo a tutto il territorio nazionale sulle professioni del digitale.

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I primi risultati della ricerca, ad oggi condotta attraverso un’indagine focalizzata su un campione ristretto di testimoni privilegiati, conducono ai  temi sopra citati, confermandone alcuni tratti e approfondendo alcuni aspetti delle biografie di tali professionisti.

Ad esempio tutti i creativi digitali intervistati considerano molto importante l’autoapprendimento per il proprio lavoro. Se da un lato questo conferma le evidenze empiriche presenti in tutta la letteratura di settore, dall’altro continua a confermare una fragilità del nostro sistema formativo che non riesce a supportare le professioni che richiedono innovazione e aggiornamento continui.

Inoltre, per la maggior parte dei nostri creativi pensare e fare, progettare e realizzare hanno il medesimo peso nel proprio lavoro, questa caratteristica è distintiva dei creativi digitali rispetto ad altri lavoratori della conoscenza, ed è alla base del nuovo modo di definire i creativi digitali come “artigiani digitali” (il fulcro sta nel lavorare la “materia”, sia essa fatta di luce e pixel). E’ il modello che potremmo definire “Fablab” ad emergere in modo predominante: la dimensione del fare caratterizza e distingue tali professioni.

Ma quali sono gli aspetti del lavoro creativo ai quali difficilmente i nostri professionisti rinuncerebbero? Abbiamo clusterizzato le risposte in 5 aggregazioni, 5 approcci al lavoro, 5 aree motivazionali.

1. Approccio sentimentale. LOVE

La sfera motivazionale è centrata sugli aspetti sentimentali che il lavoro induce: amore, passione, esaltazione sono aspetti irrinunciabili del proprio lavoro.

2. Approccio relazionale-sociale. RELANTIONSHIP

Qui rientrano i creativi che mettono in evidenza l’importanza del rapporto con gli altri. Fare qualcosa per gli altri (valenza sociale) e fare qualcosa con gli altri (valenza relazionale).

3. Approccio esplorativo. EXPLORATION

Il brivido dell’imprevisto. Il lavoro creativo non è mai uguale a se stesso, scoprire nuovi territori, nuove persone, cambiare se stessi, innovare e innovarsi, non fermarsi mai, sono gli ingredienti irrinunciabili.

4. Approccio free style. FREEDOM

La libertà (di idee e di gestione) è l’elemento chiave.

Qui emerge la cultura digitale del “do it yourself” che corrisponde al “do it togheter”, unita alla cultura dell’auto-imprenditorialità del free lance.

5. Approccio espressivo (costruire se stessi) e creativo (costruire il mondo). EXPRESSION – CREATION.

Tra gli aspetti irrinunciabili di una professione creativa digitale vi sono ovviamente gli aspetti legati al “fare digitale”. Il fare creativo digitale corrisponde al dare forma alle proprie idee, dunque esprimersi (espressività, costruzione di se stessi), attraverso il dare forma ad una materia (creazione, costruzione del mondo).

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Come si immaginano i giovani creativi digitali nel futuro prossimo?

L’idea di prossimo futuro si concretizza per i nostri creativi in un range temporale che non supera i 5 anni. In loro prevale la spinta all’imprenditorialità, non solo in termini di libera professione, infatti aspirano anche a fondare una propria impresa magari partendo da una propria innovazione. Ma per altri l’immagine del proprio futuro è radicata nella speranza di entrare a far parte di un’importante realtà dell’industria culturale e dei media. I creativi digitali non sono solo auto-imprenditori, ma giovani professionisti che cercano un ingresso stabile nel settore dei media. E’ interessante notare che nessuno dei nostri intervistati ha attualmente un ruolo all’interno dell’industria mediale di grandi dimensioni, il desiderio di farne parte non è dunque legato all’effettiva conoscenza di cosa abbiano da offrire questi grandi gruppi. Si intravvede in questi giovani un desiderio di stabilizzazione attraverso l’identificazione con quelli che vengono ancora percepiti come importanti brand del sistema dei media.

Se sei un creativo digitale, partecipa alla SURVEY NAZIONALE:

http://limesurvey.torinonordovest.it/limesurvey/index.php?sid=16959&lang=it

 

 

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