Real Time | Real Space. Share Festival 2013

Un tema fondamentale quello affrontato quest’anno da Share Festival (Accademia Albertina di Belle Arti dal 30 ottobre al 9 novembre), Real Time e Real Space:

In un contesto culturale REAL TIME | REAL SPACE, dove i dati entrano in sinergia con il territorio e lo integrano in tempo reale aumentando le possibilità di interazione con le persone a noi vicine e con la realtà fisica, quali differenti forme di comunicazione possono esserci?
Le opere selezionate costituiscono diversi spazi di rappresentazione di un incessante flusso in tempo reale, pratiche artistiche che creano visioni critiche del nostro spazio e del nostro tempo.
In questo percorso i confini tra spazio fisico e simbolico si sovrappongono per esplorare una dimensione nella quale la ricerca estetica ri-orienta le modalità di comunicazione.

 ½ Eighty Eight DI Nils Völker

½ Eighty Eight DI Nils Völker

La mostra Share Prize – il cuore della manifestazione torinese che investiga nei territori delle nuove tecnologie e dell’arte – propone delle opere che quindi mettono in crisi il concetto di spazio e tempo reale. 28 di Komplex, per esempio, è un vero e proprio film in realtà aumentata disseminato nella città che viene così invasa da oltre 100 infografiche geolocalizzate che permettono di costruire una narrazione cyber noir. L’opera di McCarthy Lauren, Social Turkers riflette invece sul ruolo svolto dai social network creando “uno spazio di controllo/comunicazione in tempo reale dove le sue scelte nella vita reale sono condizionate dai suggerimenti della cosiddetta crowd”. In Activists di Nika Oblak & Primoz Novak i robot fanno uno sciopero con tanto di cartelli, andando a colonizzare un ambito pubblico decisamente “umano”. “Nell’epoca della dittatura del touch, Base 8 di Christine Sugrue crea un ecosistema immateriale che interagisce con gli spazi tra le nostre dita e le nostre mani.” Mentre Myriam Thyes con Apotheosis of Glasgow High-Rises ci invita a rivolgere uno sguardo diverso al movimento architettonico della città. E infine l’installazione cinetica di Nils Völker, ½ Eighty Eight (l’opera vincitrice del Prize) rappresenta un incessante flusso con un processo analogico presentato in una matrice “digitale”. Una serie di sacchi di plastica nera “respirano” su una parete creando un’opera dal potente impatto estetico ma anche un cortocircuito concettuale tra concetti quali “respiro”, “aria” e “immondizia”, toccando quindi il volto sicuramente meno turistico ma molto reale delle metropoli contemporanee.

Apotheosis of Glasgow High-Rises  DI  Myriam Thyes

Apotheosis of Glasgow High-Rises DI Myriam Thyes

Come suggeriscono la direttrice artistica Simona Lodi e la direttrice generale Chiara Garibaldi (affiancate dal curatore Luca Barbeni):

Passata la sbornia di virtualità digitale degli anni novanta ora l’immateriale subisce la forza della gravità e ci avvolge come un velo interattivo. Ormai l’Internet delle Cose è una realtà affermata, che varrà quasi 2 trillioni di dollari nel 2020, dove a fronte dei 3,5 milliardi di device mobili connessi oggi, se ne prevedono 30. Gravità quindi sia nel senso di forza fisica e di integrazione con le persone e i luoghi sia nel senso di ciò che è ormai troppo importante per essere sottovalutato.
Infatti “in un mondo di dignità digitale, ogni individuo sarà il proprietario commerciale dei di qualsiasi dato possa essere estrapolato dal suo stato o dal suo comportamento”, ma oggi non è così. Secondo la società di analisi Gartner nel 2017 otto persone su dieci saranno disposte a scambiare informazioni personali in cambio di una riduzione dei costi.
Passando dalle autostrade dell’informazione alle reti sociali la produzione di contenuti si basa su un perpetuo e istantaneo remixaggio.
Questa interattività istantanea dei dati aumenterà il valore delle informazioni personali a fronte di quali ridefinizioni del concetto di privacy?
Con la sovrapposizione di questo velo digitale nasce quindi un Coded/Space che è il prodotto di un’infrastruttura codificata, dove i processi sono distribuiti lungo l’architettura della rete, rendendola sia locale che globale, innervata nel territorio, ma accessibile dappertutto.
Come reagiscono gli artisti a questo spazio che emerge tramite una pratica che è contingente, relazionale, e dipendente dal contesto?

Social Turkers di McCarthy Lauren

Social Turkers di McCarthy Lauren

Il festival, quindi, continua coerentemente un percorso iniziato l’anno scorso con il tema Open Your City, riflettendo sull’impatto delle nuove tecnologie e dei nuovi media negli spazi pubblici e, in generale, sullo stesso concetto di spazio (e di conseguenza sul tema del tempo e sulla percezione dello stesso) da parte dei cittadini della Informational City.

Così la realtà aumenta (28) propone la visione di una città nei suoi spazi pubblici e definiti, ricostruisce le architetture, l’urbanistica e i nostri percorsi. L’interattività, la partecipazione e la condivisione (Social Turkers) ridefiniscono noi cittadini nei nostri atti e atteggiamenti negli spazi urbani. E le tecnologie interattive propongono una riflessione sulla conoscenza delle cose in tempo reale da parte del nostro corpo. Gli artisti suggeriscono, propongono, avanzano ipotesi, polemizzano e fanno ironia con il linguaggio che gli compete che è quello della creatività.

28 di Komplex

28 di Komplex

Share riflette in primo luogo sulla cultura e l’arte contemporanea e, di conseguenza, sulle tecnologie che le investono e che le indirizzano. Una riflessione che passa anche attraverso gli immaginari tecnologici dei video come nel caso dei programmi del Japan Media Art Festival e di Art Futura (15 novembre).

Mentre il 16 novembre ci sarà la giornata dedicata alle conferenze dove si susseguiranno ospiti internazionali, che porteranno il loro contributo al tema REAL TIME | REAL SPACE. Riflessioni che si focalizzano anche sui temi dell’interaction design e sulla smart city.

Base 8 di Christine Sugrue

Base 8 di Christine Sugrue

Share Festival si propone, ancora una volta, non come un semplice festival ma come un vero e proprio laboratorio aperto su temi fondamentali che attraversano la società in questo particolare scorcio epocale in cui la scienza e le tecnologie stanno ridefinendo i termini della comunicazione. Un’operazione che investe quindi i media ma anche il nostro ambiente e il nostro modo di rapportarci con esso. Share Festival dimostra come l’arte contemporanea, quella più attenta alle nuove tecnologie, può essere un linguaggio in grado di fare chiarezza o di provocare, di suggerire o di fare circolare (ma anche di far cortocircuitare) idee, pensieri, oggetti, modi, forme e pratiche della nostra società.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

     

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>