Comunicare per innovare. Intervista a Federico Giacinti, fondatore di Liquid Factory

Abbiamo intervistato Federico Giacinti, fondatore di “Liquid Factory” una web agency nata nel 2006 a Roma. La società opera in due ambiti principali: il web design e il marketing online, occupandosi della presenza politica e aziendale dei committenti sui principali principali social network, fornendo servizi di social media marketing, online pr, content feeding e reputation, arrivando a progettare app per dispositivi mobili Apple e Android.
L’esperienza diffusa e strutturata su questi temi, ha fatto in modo che l’agenzia sviluppasse non solo un particolare modo di lavorare con i committenti, creando un mix importante di viralità e profondità contenutistica, ma soprattutto la ricerca di un nuovo modo, una sorta di terza via di vivere e far fruttare i social network. Non c’è molta differenza ad esempio per Giacinti tra la committenza commerciale e la committenza politica: «il privato – afferma – vende un prodotto e il politico vende un’idea, semmai cambia la disponibilità del privato nell’usare i social, perché si temono vere e proprie crisi di credibilità. Cambia anche ad esempio la portabilità che i social hanno tra i professionisti dove la situazione è variegata: c’è chi va spronato, chi va rassicurato sulle potenzialità, chi non vuole utilizzarli o chi li utilizza troppo come i calciatori che condividono stati d’animo in continuazione o divulgano foto private a centomila followers, che magari non andrebbero divulgate».
C’è quindi un rischio saturazione sia dell’interesse sulle vite dei personaggi pubblici sia sulla politica che penetra nell’immaginario collettivo, corrompendone la funzione originaria di velocità di rapporto e di autenticità nelle risposte. «In questi ultimi due anni – continua Giacinti – abbiamo assistito ad una vera e propria iniezione di presenza dei politici su Facebook e in numero minore su Twitter. Di politica se ne parla molto e spesso a sproposito, senza cognizione di causa, spesso ci si appella ad un autocensura che dovrebbe esistere sui contenuti ma in realtà poi non lo fa. Sicuramente la presenza dei politici in rete è massiccia, disorganizzata e poco organica alla comunicazione tradizionale, dove si mutuano concetti e strategie in maniera poco funzionale».
Il panorama degli utilizzatori di social in ambito politico quindi appare abbastanza confuso e poco stimolante, non solo per gli studiosi ma anche per i professionisti, che diventano anche dei veri e propri “istruttori” per far comprendere al committente le strategie atte a rendere funzionali i social. Spesso i risultati non sono soddisfacenti, spesso anche l’esperto di comunicazione deve declinare ogni velleità per rispettare il volere del committente. L’egocentrismo del politico, la scarsa capacità di affidarsi ad un esperto sono sicuramente alcuni dei problemi che una classe politica abituata a comunicare con i vecchi registri narrativi che si portano dietro.
Anche il fine della campagna comunicativa spesso viene meno, si mantiene infatti un livello costante come se la campagna elettorale non finisse mai e come spiega Giacinti, raccontandoci due esperienze tra di loro diverse: «Abbiamo svolto dei lavori per il candidato Sindaco di Roma, Alfio Marchini e per Italia Futura (la formazione politica guidata da Luca Cordero di Montezemolo, ndr), davanti a noi abbiamo avuto due tipologie di campagne diverse, la prima di assalto, immediata, limitata nello spazio e nel tempo, con un elemento non presente in rete in precedenza, la seconda invece completamente differente. Con Italia Futura, infatti, stiamo programmando molto di più le attività, ci stiamo spingendo sui social network in maniera graduale, discutendo con i cittadini su moltissimi temi diversi tra di loro».
La politica, sembra dirci Giacinti, è narrazione e la narrazione vive e prospera in tempi e modi diversi, per questo forse il lessico politico appare privo di profondità e di capacità empatiche, utilizzando in maniera poco appropriata i social oppure non utilizzandoli proprio. Creare un tessuto di consapevolezza comunicativa sembra essere una mission seria per ogni agenzia web e per ogni comunicatore politico. Nonostante l’impegno, il paradigma comunicativo dello “yes, we can” di “obamiana” memoria appare lontano.

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