Il videomapping al Kernel Festival

Proiettare immagini 2D e 3D in computer grafica su una superficie architettonica e trasformarla manipolandola, ricostruendola, “muovendola”… questo è ciò che viene chiamato videomapping.

Il videomapping è una forma di arte affine all’architettura, nel momento in cui disegna e progetta una superficie architettonica. Come una “temporary architecture” assume una facciata con le sue caratteristiche architettoniche trasformandola in una sorta di tela attiva, come se la facciata fosse uno schermo da rendere dinamico.

La facciata, così, ridefinisce i suoi caratteri, i suoi contorni e la sue caratteristiche plastiche per trasformarsi in un display dai caratteri nuovi.

Il videomapping è ovviamente anche una forma d’arte nel momento in cui disegna creativamente uno spazio e propone una visione artistica.

E inoltre si può parlare anche di una forma cinematografica… cinema in quanto spettacolo fatto di suoni e immagini che si mostra frontalmente ad un pubblico di spettatori che guarda,.

Tutte queste dinamiche sono emerse in maniera chiara al Kernel Festival (http://www.kernelfestival.net/) di cui ho avuto il piacere di essere tra i membri della giuria.

Il festival (27-28 settembre), giunto alla sua terza edizione ha sede a Desio, nella affascinante architettura di Villa Tittoni Traversi.

Le intenzioni del festival sono esplicitate dagli organizzatori:

Kernel si propone come vettore di nuove sinergie multi-disciplinari tra musica elettronica e sound design, audiovisual mapping, architettura effimera, arte digitale e interattiva. Il progetto Kernel si costituisce come piattaforma di connessione, continua e dinamica, volta ad offrire opportunità di incontro e scambio tra pubblico, talenti emergenti e artisti internazionalmente già affermati.
Nell’ottica di offrire agli artisti numerose opportunità di mostrare il proprio lavoro al pubblico, ed a quest’ultimo di apprezzare ricerche, progetti e lavori da tutto il mondo, Kernel si propone in diverse declinazioni, eventi strutturalmente diversi ma complementari.
Quest’anno l’inedito Kernel Mapping Cinema, intende offrirsi come opportunità di approfondimento sull’Audiovisual Mapping, questa volta trasformando Villa Tittoni Traversi in un cinema speciale, dove la facciata del 1776 si trasforma in schermo di proiezione e protagonista di una rassegna/concorso di cortometraggi di mapping raccolti dal mondo nel 2011, 2012 e 2013.

La sfida del Kernel è quella di ospitare grafici, artisti, designer e gruppi che uscono filmaker, videomaker e architetti, per interpretare visivamente e musicalmente la facciata della splendida villa settecentesca.

La maggior parte degli artisti ha optato per una riscrittura in chiave spettacolare – con ampio uso di 3D – dell’architettura esistente che di volta in volta si muoveva, si distruggeva e si ricreava, in cui venivano ridisegnati angoli e spazi. Uno spettacolo emozionante che ha spesso strappato anche applausi a scena aperta, sull’onda di un’emozione sottolineata anche dai suoni elettronici spesso ipnotici. In questo senso hanno fatto scuola gli spagnoli Telenoika. E in questa direzione lavorano anche artisti come Luca Agnani e Insynchlab.

Il video vincitore del festival è stato Mentalis Structuram di OUCHHH che ha interpretato il videompapping come una vera e propria rilettura dinamica e musicale della facciata della villa optando per un’eleganza formale e un minimalismo dall’insolita potenza espressiva.

Ma se la rilettura delle facciate servendosi delle linee e delle forme dell’architettura preesistente è la forma principale del videomapping, durante il festival non sono mancate interpretazioni differenti: Online Games di Thetis ha giocato con l’estetica dei videogame per creare un sottile filo narrativo percorso, mentre Animazioni vive con Beloved Brontosaurus ha usato il disegno vero e proprio, inserendo l’animazione tra le possibilità espressive del videomapping. C’è inoltre chi ha provato a realizzare forme narrative servendosi di un personaggio guida e chi, invece, usando la voce umana per accompagnare lo sguardo dello spettatore in un percorso di storytelling lineare.

Ciò che in ogni caso risulta evidente è la vitalità di questo genere, e non sfugge nemmeno la potenzialità di questa forma di espressione e di comunicazione. Il videomapping riesce a far comunicare in maniera emozionale gli edifici senza bisogno di schermi pesanti e invasivi. La leggerezza del videomapping è quella di una temporary architecture che si appoggia a strutture preesistenti e dialogando con esse è in grado di veicolare immagini, suoni, racconti, spettacoli emozionanti e, potenzialmente, comunicazioni, informazioni. L’uso poi di sensori e microchip connessi potrebbe rendere queste superfici architettoniche veri e propri display interattivi prospettando ulteriori possibilità espressive e comunicative.

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