Gli italiani su Facebook: sempre più riflessivi e consapevoli. Una ricerca prova a sfatare alcuni dei più diffusi luoghi comuni sulla Rete

Quale è il senso di essere su Facebook per gli Italiani? Come è cambiato il modo di pensare i social network da quando è scoppiato il fenomeno anche nel nostro paese (intorno al 2008) a oggi? E ancora. Secondo quali strategie gestiamo le nostre relazioni quando siamo online? Quale immagine di noi stessi offriamo agli altri? E con quali criteri decidiamo di pubblicare alcuni contenuti e non altri?

In occasione del convegno internazionale “Così vicini, così lontani: la via italiana ai social network” – tenutosi a Milano all’Università Cattolica di Milano nei giorni 26 e – esperti e giovani studiosi si sono riuniti per discutere e confrontarsi sul rapporto fra italiani e social network affrontando le sfide teoriche e le nuove metodologie di indagine lanciate dalla diffusione dei big data.

In questa cornice sono stati presentati i primi risultati di una ricerca finanziata dal Ministero della Ricerca e dell’Università dal titolo Relazioni sociali ed identità in Rete: vissuti e narrazioni degli italiani nei siti di social network che è il primo progetto di ricerca qualitativa su larga scala sui SNSs in Italia e che ha previsto la partecipazione di cinque Università quali: l’Università di Urbino Carlo Bo, l’Università di Bologna, l’Università di Bergamo, l’Università della Calabria e l’Università Cattolica di Milano.

http://snsitalia.wordpress.com/

120 sono state le interviste in profondità prodotte per il progetto ad un campione per quote degli italiani su Facebook e in particolare con utenti sia di genere maschile che femminile, compresi tra i 13 e i 54 anni, studenti e lavoratori di diverse categorie, distribuiti tra capoluoghi di regione e capoluoghi di provincia, del nord, centro e sud Italia.

L’obiettivo è stato quello di investigare a fondo le forme di costruzione e ridefinizione delle relazioni sociali e dell’identità degli italiani in Rete. Per farlo l’indagine si è focalizzata su Facebook, non solo in quanto è il più popolare social network in Italia con oltre 20 milioni di account e una penetrazione del 90% tra i giovani adulti, ma perché, specialmente nella copertura mediatica che gli viene riservata nel nostro Paese, è diventato sinonimo di tutti i presunti mali e pregiudizi che sembrano dimorare nella Rete.

Per questo motivo il racconto della propria esperienza su Facebook e il confronto con quella degli altri permette di mettere in discussione alcuni dei pregiudizi che rischiano di ridurre un fenomeno così ampio e complesso ad una manciata di luoghi comuni.

Ne esce un’idea di Facebook ben lontana dall’immagine di un luogo alienante dove esibire le parti più intime di sé o uno spazio anonimo in cui simulare una identità fittizia.

Per gli utenti italiani Facebook rappresenta uno strumento comodo ed economico per tenersi in contatto e alimentare la rete più stretta dei propri legami sociali quotidiani e, allo stesso tempo, un mezzo veloce ed efficace per osservarsi e confrontarsi reciprocamente.

Analizzando le 120 biografie d’uso è possibile comprendere che gli italiani stanno imparando a cogliere le vere opportunità offerte da un social network come Facebook: quello di essere uno spazio di riflessività connessa sul senso dell’amicizia e sul valore dei legami sociali, sulla necessità di preservare la propria sfera privata e l’opportunità offerta di raccontarsi in pubblico.

Come dice Marco (49 anni): «È una cosa così, anche se in effetti riconosco che sono cambiato anche io, sono più aperto al dialogo, dialogo con persone che non ho mai visto e non conosco. Secondo me, questa cosa mi ha aiutato. Qualcuno dice “ti chiudi in casa e non esci più». Non è vero: se non parli più e non esci più è un problema tuo, al di là di Facebook”.

social network studies

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