Semantica e misura della globalizzazione

di Andrea Pitasi

Nel linguaggio di senso comune si usa molto spesso e del tutto impropriamente l’espressione “propaganda elettorale” un poco come alla domanda “scusi sa che ore sono?”

Si risponde, ad esempio, “sono le 13,30 “ anziché “sì” o “no” senza null’altro aggiungere come logica vorrebbe. Mentre la risposta illogica al quesito sull’orario tuttavia risolve operativamente una questione pratica (sapere l’ora), l’espressione “propaganda elettorale” è al contempo illogica e fuorviante dunque operativamente disfunzionale in quanto connota, per il senso comune, la comunicazione politica. L’annoso confronto tra Weighting Machine e Voting Machine (http://news.morningstar.com/classroom2/course.asp?docId=142901&page=7&CN=) si cela dietro a questo misunderstanding. La propaganda è la strategia di comunicazione (in politica, business, religione ecc. indifferentemente) tipica degli scenari monopolistici, isolazionistici ed immobilisti in stile Mao in Cina o Franco in Spagna. La persuasione, invece è la strategia comunicativa tipica degli scenari duopolistici (indifferentemente nel business, nella religione, in politica, nello sport ecc.) come nel caso della Guerra Fredda o di Mussolini e Hitler che volevano espandere il proprio modello in antitesi a quello avversario (l’asse Londra-Washington), degli antagonismi tra Bartali e Coppi nel ciclismo (http://www.giannibertoli.it/C30000.htm) o storicamente tra cattolici e protestanti (ad es. cfr. http://www.treccani.it/enciclopedia/ugonotti_(Enciclopedia-Italiana).

Propaganda e persuasione in ultima istanza, hanno rappresentato strategie di comunicazione a fortissimo impatto umoral-emozionale (http://books.google.it/books/about/Universi_paralleli_Saperi_della_pubblica.html?id=fMcpq4OXPOQC&redir_esc=y) su un popolo che era fondamentale fosse il più possibile disinformato, incompetente e catturabile nell’emozione dell’istante. L’ultima grande stagione della persuasione si è avuta negli anni ’70 del XX secolo con l’antagonismo informazione borghese/controinformazione proletaria (cfr. http://italian.irib.ir/analisi/articoli/item/121818-informazione-e-controinformazione) poi il mondo è cambiato col Disgelo compiuto da Reagan e Gorbaciov che ha condotto il 9 Novembre 1989 all’abbattimento del Muro di Berlino (http://www.tenfactsabout.co.uk/0003berlinwall.htm).

Da lì ha preso forma un nuovo scenario pluralista e complesso la cui strategia di comunicazione predominante è l’agevolazione giocata su alta varietà, alta densità, multidimensionalità, ipercittadinanza in parte già anticipata dal mix lealtà, defezione, e protesta

(http://online.wsj.com/article/SB10001424127887323869604578370743034963414.html.).

Tale scenario, in cui tuttavia si sono verificati anche episodi di persuasione (tipo l’attacco alle Twin Towers) ha creato una grande forbice tra il sistema tecnico, astratto, procedurale (del business, della scienza, della politica ecc.) e “la piazza” degli umori, delle emozioni, dei rigurgiti isterici ecc. L’episodio delle Twin Towers ha avuto come effetto inintenzionalmente positivo quello di far rinchiudere “in casa” (ovvero nel trompe l’oeil della nazione) le piazze che, seppur a volte affollate e rumorose, di fatto sono state nuovamente nazionalizzate e abbondantemente intorpidite a livello cognitivo e percettivo da questioni di scarso impatto sistemico tipo, in Italia, Berlusconi buono/Berlusconi cattivo e quindi tenendole lontane da quelle questioni strategiche, ipercittadine e sistemiche impattanti a livello planetario (ad esempio la diffusione della logica borsistica anche nella valutazione del capitale intellettuale, nell’accesso al Welfare o al diritto di cittadinanza tout court). Globalizzazione e digitalizzazione sono solo due dei macrotrends sistemici che stanno espandendo piattaforme senza confini e agevolando il meeting place tra le elite globali. Certo le nuove tecnologie multimediali sembrano democratizzare la partecipazione ma alla fine il rischio è che Google venga usato da un everyday man italiano per avere una rapida rassegna su Berlusconi e il Bunga Bunga, bocconcino ghiotto per il popolino e che Skype venga usato solo o principalmente per avvertire la mamma che si arriverà con 5 minuti di ritardo a cena. E qui si torna al nocciolo della questione: una massa di everyday people nazionalizzati danno vita ad una voting machine del tutto etologica, animale, umorale soprattutto su temi invece knowledge intensive che richiedono molto più competenza e cognizione che emozione. Ad oggi lo scenario politico mondiale poggia soprattutto su voting machines in cui o si è inclusi (suffragio universale) o esclusi (suffragio selettivo ad esempio in ci gli uomini votano , le donne no ). Negli scenari globali e digitali dell’agevolazione forse è il tempo di sviluppare, per interfacciamento delle principali organizzazioni sovranazionali, sistemi di indicatori per creare una weighting machine globale in cui al contempo viga il suffragio universale sull’intero pianeta ma gestito in modalità borsistica e statisticamente ponderata esplicitando ciò che Schumpeter aveva nitidamente scritto già negli anni Trenta e Quaranta del Novecento ovvero che la politica è un sottosettore dell’economia e alle regole economiche risponde tanto da essere indifferente, entro il capitalismo, un governo democratico o un governo socialista dato che ai tempi di Schumpeter era già evidente che la differenza principale tra Hitler e Stalin consisteva nello stile dei baffi.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

     

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>