Al Prix Italia vanno in scena i social network

Giunto alla sua sessantacinquesima edizione, torna anche quest’anno il Prix Italia, concorso internazionale, organizzato dalla RAI, per programmi di qualità, radio, TV e Internet. La comunità che lo costituisce è composta da ottantasette Enti radiotelevisivi pubblici e privati, in rappresentanza di 46 Paesi dei cinque continenti ed ha a livello organizzativo una struttura decisionale dove sono i delegati a deliberare la linea culturale ed editoriale della manifestazione e ad eleggerne il Presidente. L’edizione di quest’anno è in corso di svolgimento a Torino fino a giovedì prossimo, ed oltre i consueti premi, vede molti panel e convegni dedicati alla tecnologia e al rapporto tra social ed informazione. La nostra attenzione si è soffermata infatti sui workshop “Giornalismo di qualità: è possibile? – L’informazione di fronte alla crisi economica e alle richieste di un pubblico sempre più connesso alla rete nell’epoca della globalizzazione”, dove Ferruccio De Bortoli (Direttore Corriere della Sera), si è soffermato sulla problematica della gratuità dei contenuti sui giornali on-line che creano non solo un gap economico alle redazioni, ma anche un deficit qualitativo delle informazioni:

Intervista a Ferruccio De Bortoli

Il confronto con le altre realtà dell’informazione mondiale è stato al centro della sessione. Cilla Benkö (Direttore Generale Radio Svedese) ha affermato che i «metodi di lavoro dei giornalisti devono cambiare, perché ad oggi la maggior parte dei nostri colleghi lavora in una dimensione 1.0 mentre i social viaggiano sul 2.0». «L’ideale – conclude la giornalista – sarebbe un punto di incontro in quello che noi chiamiamo “Giornalismo 3.0”, ossia l’utilizzo di idee e coraggio e lo sfruttamento di saperi e conoscenze che ben si amalgamano nel lavoro giornalistico».
Sperimentare e cambiare i codici comunicativi sembra quindi la ricetta che in molti stanno cercando di applicare per frenare il declino di un mestiere che un tempo viveva di essenzialità e di genio professionale. Tra le esperienze innovative, registriamo quella della BCC: Fran Unsworth (Vice Direttore BBC, News and Current Affairs) ha illustrato le novità introdotte dall’emittente britannica, che ha creduto fin dall’inizio nella viralità dei social e nell’azione di stimolo che questi hanno avuto e hanno nella creazione di notizie ed inchieste inedite. «Non possiamo dire – ha affermato il Vice Direttore – che futuro avrà il giornalismo, possiamo solamente dire che il futuro è iniziato e non possiamo rimanere al palo». I social quindi sembrano essere percepiti come una potenzialità dal doppio risvolto, perché se da un lato tutti si dimostrano felici del loro avvento, dall’altro in molti temono una sorta di “ritrosia di ritorno”, una sorta di overbooking di informazioni che potrebbe allontanare l’utente. Le vecchie modalità professionali, come abbiamo detto, vanno rinnovate, ed è proprio sul ruolo del giornalista che si è indirizzato un altro grande dibattito dal titolo: “C’è ancora bisogno dei corrispondenti esteri? Internet, social media, e globalizzazione mettono in discussione i ruoli tradizionali”. Un dibattito, questo, che ha visto Monica Maggioni, Direttrice di Rai News24, declinare pregi e difetti della società giornalistica liquida, creando un chiaro discrimine tra veridicità della fonte e capacità di divulgazione:

Intervista a Monica Maggioni

Un Prix Italia quanto mai indirizzato verso la tecnologia e la sua integrazione nei percorsi formativi e cognitivi, un Prix che parlando un linguaggio istituzionale cerca di aprirsi alle nuove tendenze e alle nuove forme di comunicazione sia politica che culturale.

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