I codici della democrazia. I codici per una nuova politica.

La scorsa settimana si è concluso a Milano il workshop “I codici della democrazia”. Una tre giorni proficua che ha messo a confronto le caratteristiche di alcune piattaforme software presenti in Italia, mantenendo una chiara attenzione verso quelle orientate alla partecipazione e alla deliberazione, avviando però un dibattito reale tra i vari protagonisti del mondo politico e accademico.

http://codicidellademocrazia.partecipate.it/

Il rapporto tra politica e cittadini è stato il nodo concettuale e problematico da cui si è partiti e secondo i pareri espressi da molti, uno sviluppo completo delle piattaforme (in particolar modo del Liquid Feedback) potrà compiersi quando la politica sarà in grato di accettare le istanze deliberative che vengono dalla rete. Su questo versante il confronto con la politica “fisica” risulta essere speculare, infatti la crisi di rappresentanza è dovuta alla mancanza di ascolto, di condivisione, di apertura della macchina istituzionale, di trasparenza e di motivazione, come ha affermato Anna De Liddo (Knowledge Media Institute della Open University, Milton Keynes, UK), nel corso del seminario Internazionale “The future trend in the online deliberation”. «La non partecipazione ai processi politici – ha spiegato – sta a significare l’assenza di motivazioni forti, perché manca una cultura in cui i cittadini non sentano una responsabilità sociale e forse sono stanchi di vedere che le loro richieste non vengono ascoltate. Le nostre voci ormai possono essere liberate dalla tecnologia, occorre però cambiare la cultura verso queste tecnologie e capire che davvero vale la pena spendere qualche minuto per esprimere la propria idea e metterla al centro di un percorso deliberativo».

Un mondo liquido che non riconosce vecchi alfabeti, ma che deve trovare uno slancio nella società per far divenire pragmatiche e condivise da ampi strati della popolazione le proposte che sono elaborate. Il ricorso ad un medium comunicativo di massa per lanciare nuovi strumenti di partecipazione, ad esempio potrebbe essere un escamotage che farebbe confluire “utenti attivi” in un contenitore come il Liquid Feedback. Di questo tipo di esperimento Carlo Brancati, collaboratore di Servizio Pubblico, ne ha parlato nel seminario “Le esperienze aperte ai cittadini” nel quale ha sottolineato come «l’esperimento del Partito Liquido portato avanti nella trasmissione di Michele Santoro, Servizio Pubblico, ha avuto un enorme successo con oltre diecimila membri attivi, divenendo la piattaforma LQFB più grande d’Italia in cui si è cercato di trovare un compromesso tra l’anarchia che ci sarebbe stata in mano ai centomila spettatori di Servizio Pubblico e le regole del Liquid Feedback. Questa commistione è riuscita, tanto che l’esperimento si è permeato all’interno della società».

http://www.serviziopubblico.it/

Ma il LQFB è un processo operoso che impegna diversi soggetti e secondo Mario Sartori, direttore di Fondazione RCM «i risultati e la partecipazione sono dati che portano a scoprire nuove forme di ascolto ed interazione ad esempio – spiega – quando abbiamo pensato la Piattaforma Ambrosoli, avevamo in mente una piattaforma che fosse una forma di ascolto e partecipazione, attraverso la quale i cittadini costruissero parte del programma elettorale, con “Tu Parlamento” invece pensato per Laura Puppato, l’obiettivo è diverso ed è quello di intervenire sui processi decisionali».

http://proposte.ambrosolilombardia2013.it/

http://tuparlamento.it/

Un panorama in costante evoluzione quello abbiamo avuto modo di osservare nella tre giorni milanese, dove si è sapientemente miscelato l’aspetto politico e pubblico delle piattaforme con le varie problematiche connesse al loro miglioramento se per Marco Ciurcina del Partito Pirata Italiana il rischio è quello «di una dittatura degli attivi e della maggioranza», per Maurizio Teli della Fondazione Ahref il problema è «la poca conoscenza verso le relazioni sociali che esistono al giorno di oggi quindi è forse necessario ri-socializzare la tecnologia come se fosse una pratica quotidiana per non far ricadere nel web lo stesso scollamento che ha la politica con la società».

http://www.ahref.eu/it?set_language=it

Interazione tra tecnologia e quotidianità sembra essere la sfida sociologica che in molti lanciano, perché se è vero che i software della democrazia sono in constante crescita, i difetti, gli errori, le beghe che nascono intorno somigliano a quei meccanismi vetusti che la rete ha sempre cercato di abbattere. Il sintomo evidente del cambiamento prodotto anche dalla rete è ascrivibile anche al successo del Movimento Cinque Stelle, che ha raccolto voti di protesta e disincanto nelle ultime elezioni legislative, ma ha anche portato a compimento un percorso molto lungo ed intenso cominciato con i “Meetup” e conclusosi con le primarie on-line per i Parlamentari, senza dimenticare che le elezioni per il Presidente della Repubblica sono state in termini popolari le più partecipate di sempre, grazie al web e alla mobilitazione spontanea avvenuta per la candidatura di Stefano Rodotà.

La semplificazione dei modelli operativi, la condivisione di idee e contenuti, la partecipazione fisica a momenti di crescita collettiva tra attivisti, progettisti e programmatori sembrano essere le cose che mancano alle piattaforme web, perché come ha affermato la professoressa Fiorella De Cindio nel workshop di chiusura occorre creare «una casa comune di discussione, per rendere meno sporadici questi incontri che sono forieri di sinergie e innovazione. Lo sforzo deve essere multidisciplinare, occorre radunare diverse intelligenze dai sociologi agli scienziati politici, passando per i giuristi e gli informatici e dobbiamo ragionare per creare una federazione di soggetti che vogliono accreditarsi come gruppo di riferimento, perché oggi ognuno nel nostro piccolo abbiamo fatto un piccolo passo per la creazione di un pezzo di percorso condiviso».

Vi Proponiamo di seguito un servizio multimediale di approfondimento con le interviste realizzate:

Anna De Liddo: (Knowledge Media Institute della Open University, Milton Keynes, UK), 
Collective Intelligence and Online Deliberation Platforms for Citizen Engagement and Social Innovation

 

 

Carlo Brancati (collaboratore di “Servizio pubblico”)

 

 

Marco Ciurcina (del Partito Pirata)

 

 

Danilo De Biasio (giornalista di Radio Popolare)

 

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