Roma Web Fest: il festival delle web serie

E così dopo Los Angeles, Marsiglia, Hong Kong, tanto per citare i più famosi, anche in Italia c’è un festival dedicato interamente alle web serie. Si tratta del Roma Web Fest (27-29 settembre) ed è diretto da Janet De Nardis che ci spiega come: «Dopo anni in cui abbiamo potuto osservare l’evoluzione dei festival cinematografici e i prodotti che in essi venivano proposti, ci siamo accorti che il mercato era cambiato, che era necessario proporre storie in modo diverso, sperimentare nuovi linguaggi. A volte basta essere dei buoni osservatori per capire di cosa c’è bisogno. Da tempo ci siamo appassionati alle webserie, prima a quelle straniere e poi abbiamo seguito lo sviluppo dei prodotti italiani. Era evidente che il mondo delle webserie sarebbe stato uno strumento di sviluppo delle idee in una forma mai provata prima: liberi di osare, senza vincoli, con un pubblico infinito ad aspettare».

Sarà un’occasione, non solo per vedere alcune delle web serie italiane ormai “storiche” ma anche per conoscere nuovi progetti e, infine, per iniziare a discutere seriamente di questo particolare genere che sta conquistando la Rete e che soprattutto in Italia fa un grande numero di proseliti.

Questo significa panel, tavole rotonde e incontri con produttori, canali televisivi, esperti della Rete e autori di web serie. Ma anche incontri di mercato con pitching e contest mirati ad individuare idee e progetti da realizzare. Questa sembra proprio essere una delle caratteristiche più interessanti del festival che, oltre a proporre uno sguardo vasto e aggiornato sul fenomeno, si pone il problema dell’approfondimento anche in ambito di economia dei media, cercando di mettere insieme player storici del cinema come Anica o Agis con reti televisive e rami di media on line. L’idea è anche quella di iniziare a soppesare il panorama e la sua capacità di fare audience. Insomma: monitorare le web serie oltre che dal punto di vista estetico anche da quello economico. Un fattore, questo, sempre più rilevante nell’ambito dei media soprattutto in un mercato e un sistema dei media contemporanei che è ancora in cerca di modelli e soprattutto di pratiche nuove che rispondano in maniera più efficace all’invadenza dei media digitali e alle cambiate abitudini del pubblico… Ecco allora che mettere al centro il mercato, la produzione, la distribuzione e farli parlare intorno ad uno dei pochi oggetti che inequivocabilmente stanno ottenendo un grosso successo, è sicuramente un dato positivo.

Quello delle web serie è un fenomeno vasto, sia per numero di produzioni che per numero di contatti e séguito. Un fenomeno vasto che sta producendo una serie di opere molto diversificate: dagli ultra-indipendenti, che sognano il cinema e che intanto si mettono alla prova sulla Rete cercando visibilità, alle produzioni televisive e cinematografiche che sondano e saggiano le possibilità della Rete, fino ai precursori del web come vero sistema mediale alternativo. Come Yahoo! con il suo canale Yahoo! Screen, Amazon con il suo neonato progetto sulle web serie o come le web tv più di ricerca come la storica Submarine Channel.

Stiamo parlando, quindi, di un fenomeno che risponde a tutti i caratteri della Rete: viaggia sui siti e i social network, ricerca il passaparola, vuole essere virale, chiama l’audience alla partecipazione attiva se non addirittura all’interattività. Si tratta di brevi episodi da vedere su canali solitamente “social” come YouTube, che possono essere scaricati, visti in streaming, commentati, postati, fatti circolare. Prodotti che guardano al passato, del cinema o della televisione, guardano ai fumetti e ai videogame, e che quindi propongono modelli estetici caratteristici della Rete e cioè interattivi e ibridi.

Quello che balza subito agli occhi è l’estrema libertà che il genere promette: soprattutto gli indipendenti riescono a lanciarsi in avventure produttive molto differenti: dall’horror al genere apocalittico, dalla fantascienza alla commedia, al mockumentary etc.

Se da una parte abbiamo opere che strizzano l’occhio al cinema come nel caso di Forse sono io  (sulla scia di certe commedie generazionali), dall’altra anche il genere “serie tv” è un modello piuttosto forte, soprattutto le serie tv americane, ma anche le italiane con le situation commedy in primissimo piano. A volte si tratta di registi, produttori e attori esordienti, altre volte nuovi progetti con volti più conosciuti. La sussistenza dipende dalla visibilità e credibilità e in questo i social network giocano un ruolo fondamentale: il numero di “mi piace” accumulati, il numero di abbonati al canale YouTube o di tweet circolati fanno la differenza e portano fenomeni come Freaks a raggiungere una popolarità forse insperata. E proprio la casa di produzione di Freaks, The Jackall, si sta mettendo in mostra non solo per le idee originali (una su tutte Lost in Google), ma anche per la strategia di comunicazione legata ai social network e alla Rete, riuscendo nell’impresa, non solo di proporre i propri prodotti, ma anche di imporre volti nuovi nell’immaginario mediale giovanile, una cosa che sembrava essere in grado di fare solo la televisione.

Le web serie sono il prodotto più significativo di un sistema mediale che ha nel “second screen” e nella “social tv” i fenomeni più appariscenti: forme di consumo mediale, cioè, connesse con il web e che si reggono sull’interazione in tempo reale degli utenti/spettatori.

Ancora è difficile capire quali saranno le strategie dei grandi player, soprattutto televisivi e in particolare in Italia. Difficile ancora comprendere a pieno il potenziale di questa forma nel sistema economico dei media: anche i pubblicitari sembrano non essere ancora in grado di prevedere gli sviluppi e l’impatto che le web serie, così come molti prodotti della Rete, possono avere. Ma il dato incontestabile è la sempre maggiore fama che il fenomeno sta raccogliendo.

E in questo senso un festival come quello romano non potrà che aprire un dibattito interessante ma soprattutto efficace. Un dibattito che canali web e televisivi, gruppi editoriali e associazioni di categoria animeranno ma che, come è giusto che sia, avrà nel pubblico il suo centro. E lo sa bene la direttrice De Nardis che infatti sottolinea come «la differenza principale del nostro festival è data dal fatto che i prodotti che arrivano al festival sono frutto di una selezione ad opera del pubblico. Questa è una novità assoluta anche rispetto agli altri web fest internazionali. Noi abbiamo indetto un concorso per partecipare alla nostra sfida, quindi non accadrà come in molti festival che i prodotti presentati possano essere acclamati dalla critica, ma non capiti dal pubblico. Ciò che vincerà presso il RWF avrà comunque il suo riscontro nelle persone che amano le webseries e questo credo che sia un grande traguardo che dobbiamo alla Rete».

Il sito del festival: http://www.romawebfest.it/

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