La vita astratta nella globalizzazione

di Andrea Pitasi

Negli scenari della globalizzazione e della digitalizzazione il capitale si fa sempre più astratto ed anche le cose più solide e tangibili come gli immobili rivelano che il loro valore è puramente di scambio e non di uso. Ad esempio chiunque abbia prenotato una stanza d’albergo tramite i portali specializzati sa che la stessa camera è opzionabile a prezzi molto diversi. In questi scenari la visione socio-politica fondata su un’idea di cittadinanza nazionalista, la cui sineddoche è la tessera elettorale, è del tutto inadeguata. Non è una scoperta odierna che la nazionalizzazione delle masse fu un mero fenomeno di persuasione manipolatoria giocata su delimitazioni di senso del tutto arbitrarie (http://www.alterstoria.it/storia/simboli/libri2.php).
L’arbitrarietà si palesa anche in cucina ogni giorno e mostra che i confini nazionali, identitari e comunitari sono finzioni. Ad esempio: il “tipico” dolce austriaco, la Sachertorte, richiede il cioccolato e la mente subito va a Colombo, a Isabella di Castiglia, alle Americhe o quando si pensa al Louvre sovviene la Gioconda.
L’espansione delle sfere sovranazionali (UE, WTO, WIPO, ONU ecc) e multinazionali (Starbucks né e è il simbolo dato che concettualmente e fattivamente accoglie chiunque purché possa pagare il prodotto richiesto), sta generando quell’incremento di complessità, per varietà e densità che sta nitidamente mettendo in evidenza una forma emergente di cittadinanza, che chiamo ipercittadinanza (Link Amazon) in cui memi di un futuro in costruzione e di un passato pre – nazionalista stanno ricombinandosi in quattro dimensioni chiave (cosmopolitismo, imprenditorialità, alta intensità scientifico-tecnologica per scongiurare i rigurgiti umorali della piazza disinformata, incompetente ed emotiva e infine capacità di autonomia sociale nel sapersi organizzare in lobbies e organizzazioni no profit per far emergere i mutamenti che fanno la differenza (www.hypercitizen.com).
Queste quattro dimensioni si ricombinano in cataloghi memetici che circolano liberamente su piattaforme digitali e globali attraverso le quali stemperare sempre di più ius soli e ius sanguinis, notoriamente presupposti delle più grandi sciagure del XX secolo di destra e di sinistra e comunque tutte di matrice anticapitalista. L’ipercittadinanza trasforma in conoscenza obsoleta anche l’illusione prospettica che esistano per il cittadino soluzioni sicure o, in alternativa, soluzioni rischiose. Il campo economico è un buon esempio di come il cittadino figlio del nazionalismo metodologico sia afflitto da un domestic bias che gli fa confondere familiare e sicuro, estraneo e rischioso, annullando senso critico e intensità scientifica di analisi sui grandi processi.
Il cittadino incompetente trova pericolosa e rischiosa la Borsa ma non sa il perché e trova sicuro un titolo di Stato senza rendersi conto che il potenziale di rischio e di mancanza di guadagno è similare. L’ipercittadinanza da un lato rivela il proprio scetticismo verso una partecipazione democratica in cui l’asimmetria informativa è tale che i cittadini “nazionalisti” non possono che partecipare con tutta l’umoralità della piazza e tenendo lo sguardo altrove rispetto a dove sono le differenze decisive. La socializzazione primaria del senso comune crea quel mondo dato per scontato rispetto al quale l’ipercittadinanza è un salto evolutivo. Per il senso comune esistono investimenti rischiosi o beni rifugio, esistono le illusorie micro certezze, ideologiche, confessionali della quotidianità in cui domina, anche a 20 anni, la socializzazione primaria ben esemplificata dal sintagma nazionalsocialista Blut und Boden (sangue e suolo, ovvero ius sanguinis e ius soli). L’attuale crisi finanziaria è nella smemoratezza mediatica, rappresentata dalla vicenda della commissione di Chicago che a metà degli anni Novanta rimise mano al Community Reinvestment Act (CRA) che probabilmente contribuì ad innescare, tramite i solidissimi immobili, la bolla speculativa dei mutui subprime. Il dibattito solitamente è aperto solo ad addetti ai lavori o a cerchie comunque ristrette in cui il cittadino nazionalista non entra (http://sbvor.blogspot.it/2008/09/1977-community-reinvestment-act-carter.html). Il terrorismo islamico tenta di distruggere piattaforme comunicative e di ripristinare chiusure oscurantiste. Nel dodicesimo anniversario dell’ attacco alle Twin Towers viene da ripensare alle celebri parole del nazionalista par excellence, Napoleone I: “Il commercio unisce gli uomini, tutto ciò che li unisce li coalizza, il commercio è essenzialmente nocivo all’autorità” (H. de Balzac, Massime pensieri di Napoleone, Sellerio, Palermo 2006). L’attacco fu rivolto alla sede del WTO non contro, ad esempio, il Vaticano il che esplicita il modesto contenuto ideologico, valoriale o confessionale dell’undici settembre che è stato semplicemente uno show time mediatico globale dei fautori del protezionismo e del localismo del Blut und Boden islamico. L’ipercittadinanza esprime l’unitas multiplex del concetto che è Gegnet, (http://ndpr.nd.edu/news/24485-engaging-heidegger/) illimitata apertura al possibile, al di là delle differenti matrici valoriali che sono invece gli emblemi della chiusura.
Il sapere autentico è dunque concettuale ed illimitatamente aperto al possibile cercando il particolare concreto nell’astratto e nell’universale si possono fare alcuni esempi: il “No logo” di Naomi Klein (Link Amazon) che per opporsi alla logica capitalistica del logo ha creato un logo in più che ha accresciuto il capitale (anche della sua ideatrice entrata appieno nel sistema di royalties su capitale intellettuale analogamente a Serge Latouche (Link Amazon) la cui strategia promozional – editoriale della sua decrescita non è diversa, ad esempio da quella di un money guru filocapitalista come Robert Kiyosaki (Link Amazon).
Che si tratti di No Logo, modernità liquida (Link Amazon), alla fine si tratta di capitale intellettuale, formalizzato in royalities che gira su scala globale su piattaforme il cui benchmark è Amazon. Il capitalismo, a differenza di socialismo, fascismo, comunismo non è un’ideologia né, a differenza di Islam e cristianesimo, una confessione religiosa (Link Amazon).

Il capitale cerca di riprodursi anche attraverso il locale (si pensi al d.o.c . e al d.o.p in campo enogastronomico) solo che localizzazioni e contestualizzazioni sono forme di chiusura e dunque hanno un plusvalore limitato in quanto il loro valore è più d’uso che di scambio, mentre, non a caso la Coca Cola costituisce un capitale intellettuale e un sistema di royalties che può essere riprodotto sempre e ovunque. Discorso analogo vale per il movimento Towns in Transition (http://en.wikipedia.org/wiki/Transition_Towns) che per recuperare una dimensione ecologica, comunitaria e naturale ha di fatto creato un brand e un sistema astratto, concettuale, globale digitalizzato anche ai fin i del knowledge sharing la cui rilevanza effettiva si calcola in termini di valore aggiunto. Così come il capitale può esser di mercato o di stato e fascismo, comunismo e socialismo sono state solo sanguinose e sanguinarie forme di risparmio cognitivo poggianti sull’errore prospettico che possa esistere un mondo fuori dal capitale (Link Amazon). Ecco il terrorismo islamico è diventato sostanzialmente un trademark e un’enorme fonte di fatturato per il news business globale. Osama Bin Laden, seppur camuffato da leader politico-religioso,in ultima istanza fu un tycoon multimiliardario? L’ipercittadino quindi sa agire strategicamente e con competenza dentro il capitale sapendo che tale mondo può avere possibili altrimenti derivanti dall’espansione illimitata del possibile.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

     

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>