Social e politica. Quando le idee diventano virali. Dialoghi sulla comunicazione politica

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I social network e i nuovi media sono entrati a pieno titolo nel dibattito politico italiano. I politici comunicano sempre di più in 140 caratteri su Twitter, affidano le loro decisioni a piattaforme di confronto e condividono pensieri ed idealità su Facebook. Ma il loro modo di comunicare è sempre corretto? Sono sfruttate al meglio le potenzialità che questi mezzi hanno? In che modo la viralità dei social media crea consenso reale nella popolazione? Abbiamo cercato di rispondere a queste e ad altre domande insieme ad esperti di comunicazione e studiosi del fenomeno.

L’utilizzo dei social in politica tra corretto utilizzo e opportunità non sfruttate. Parla Sara Bentivegna.

In questa prima puntata vi proponiamo le riflessioni, legate al tema, di Sara Bentivegna, docente alla Sapienza e autrice del recente volume “Parlamento 2.0”.

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L’utilizzo dei  social network da parte dei politici ha vari campi e modi di applicazione. Secondo Sara Bentivegna è difficile per un politico avere una gestione personale dei propri account, sia per la vastità degli argomenti e sia per il numero di interazioni. Inoltre, una criticità è rappresentata da una gestione tesa a rendere pubblico solo il proprio lavoro che sfocia generalmente nel solipsismo. Una giusta via di equilibrio potrebbe essere la suddivisione dei quesiti e delle interazioni per argomenti, cercando di strutturare interazioni e risposte complessive.

Analizzando i diversi profili dei politici italiani, si denota una fortissima propensione ad autocelebrarsi. In particolare, spiega la Professoressa Bentivegna, gli uomini appaiono più spregiudicati rispetto alla sfera femminile che conserva una sorta di riservatezza maggiore nella gestione dei propri profili social.

Dunque bisognerebbe orientarsi su un utilizzo diverso delle nuove tecnologie, che potrebbero divenire degli effettivi motori di partecipazione purché lontani da usi e scopi autocelebrativi e mirati invece a campagne specifiche che non sostituiscano il ruolo dei partiti e dei politici.

Questo utilizzo semplicistico si riproduce anche nel rapporto che i cittadini hanno con le piattaforme sociali legate alla politica. In Italia, secondo la Bentivegna, si è optato per una scorciatoia, puntando sulla scelta, in occasione delle elezioni del Presidente della Repubblica, di nomi e non di temi. La realtà italiana non è quindi minimamente paragonabile ad altri esempi europei, dove la discussione avviene sulla rete in maniera profonda e costante.

Sara Bentivegna insegna Comunicazione Politica e Teorie e tecniche delle comunicazioni di massa e dei nuovi media presso la Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia, Comunicazione dell’Università di Roma “Sapienza”. Da anni si occupa del rapporto tra nuove tecnologie e politica. Tra le sue pubblicazioni, The Economic Impact of Digital Technologies. Measuring Inclusion and Diffusion in Europe (a cura di, con P. Guerrieri, Edward Elgar, 2011); Disuguaglianze digitali. Le nuove forme di esclusione nella società dell’informazione (Laterza, 2009); Campagne elettorali in rete (Laterza, 2006).

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