Gestione e commercio dei contenuti digitali: quale futuro si prospetta?

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Di Paolo Perlasca

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L’evoluzione delle tecnologie legate alla creazione, distribuzione e fruizione di contenuti digitali ha permesso la creazione di un enorme patrimonio mediatico potenzialmente fruibile da chiunque in qualunque momento. Questo ha rappresentato per i proprietari di diritti di proprietà intellettuale sia un’opportunità che un rischio: opportunità di raggiungere un maggior numero di utenti incrementando così le vendite ma anche rischio che i contenuti vengano duplicati e distribuiti senza riconoscere ai legittimi possessori i relativi diritti di proprietà intellettuale. Per salvaguardare tali diritti sono nate le misure di protezione tecnologiche note col nome di DRM (Digital Rights Management). Precisamente col termine DRM si intende un “sistema di componenti e servizi basati su tecnologie dell’informazione che unitamente alle corrispondenti leggi, politiche e modelli di business hanno lo scopo di distribuire e controllare la proprietà intellettuale e i diritti relativi” (NIST – National Institute of Standards and Technology). Nei primi mesi del 2013 si sono verificati alcuni eventi la cui portata ed i relativi effetti nel contesto del commercio di contenuti digitali saranno valutabili solo in futuro.
Primo fatto: un colosso della distribuzione di contenuti digitali, Amazon.com, ha ottenuto la registrazione di un brevetto intitolato Secondary market for digital objects (U.S. Patent n. 8,364,595 http://patft.uspto.gov/netahtml/PTO/srchnum.htm) il cui scopo è regolamentare la vendita ed il prestito di oggetti digitali di seconda mano. Secondo fatto: a distanza di pochi mesi un secondo protagonista della distribuzione di contenuti digitali, Apple Inc., ha presentato a sua volta una domanda di brevetto intitolata Managing access to digital content items (U.S. Patent Application n. 20130060616, http://appft.uspto.gov/netahtml/PTO/srchnum.html) alla cui base vi è l’idea, simile a quella proposta da Amazon, di permettere il trasferimento di un contenuto digitale da un utente ad un altro. Terzo fatto: un giudice federale ha stabilito nella causa tra Capital Records contro ReDigi, startup responsabile della creazione di una piattaforma cloud per la vendita di musica digitale usata, che il principio della prima vendita (first sale doctrine) non debba essere applicato nel caso di un bene digitale. Tale principio prevede che l’utente finale possa rivendere un prodotto legalmente acquistato e protetto da copyright in quanto ai detentori di copyright viene riconosciuto un totale controllo solo sulle prime vendite che avvengono nel mercato dei beni materiali.
Untitled4 La questione principale è garantire che in ogni passaggio di vendita esista sempre un’unica copia del bene oggetto della transazione. Questa sembra essere anche l’interpretazione data da Amazon e da Apple. La soluzione proposta da Amazon prevede che i contenuti digitali vengano memorizzati in un archivio dati personale legato a ciascun utente. Ogni utente oltre a poter accedere ai contenuti presenti nel proprio archivio per poterne fruire liberamente, ha la facoltà di spostare, a scopo di prestito o vendita, un contenuto digitale dal proprio archivio dati a quello un altro utente trasferendo di fatto non solo il contenuto ma anche le modalità di fruizione ad esso associate. Allo scopo di impedire un numero di passaggi virtualmente infinito, il brevetto prevede inoltre la possibilità di impostare per ogni oggetto digitale una soglia che limiti il numero di trasferimenti di seconda mano cui è passibile l’oggetto stesso. In aggiunta o in alternativa, una collezione di oggetti digitali può essere assemblata da un utente e memorizzata nel proprio archivio dati personale a partire da singoli oggetti digitali che risiedano nell’archivio dati di utenti diversi.
La soluzione proposta da Apple ha come obiettivo quello di controllare l’accesso al contenuto digitale e la relativa cessione da parte degli utenti finali tenendo traccia di una cronologia di proprietà e garantendo che, una volta che l’accesso ad un contenuto digitale sia stato trasferito da un utente ad un altro, l’utente che ha ceduto i propri diritti non possa più accedere al contenuto digitale oggetto della transazione.
Il fatto che due potenze del calibro di Amazon ed Apple abbiano interesse a creare un mercato dell’usato digitale fa pensare che le soluzioni tecnologiche per garantire sempre l’unicità dell’contenuto digitale siano in realtà già presenti ed attuabili (ed in questo senso i DRM giocherebbero ancora un ruolo fondamentale). A fronte di quali vantaggi? Per gli intermediari si prospetta da una parte per ogni transazione una possibile quota di ricavo sia per loro che per i detentori dei diritti (in particolare gli autori, l’editore e/o il primo venditore), come specificato dalla domanda di brevetto depositata dalla Apple, dall’altra eventuali vantaggi relativi al trattamento dell’usato potrebbero rafforzare le rispettive posizioni di editore di contenuti. E per gli utenti finali quali sarebbero le implicazioni? Se venisse confermato questo scenario, la catena del valore del contenuto digitale dovrebbe necessariamente considerare un nuovo attore, l’utente finale, che potrebbe ricoprire il ruolo sia di produttore (aggregatore) di contenuti che di distributore-rivenditore degli stessi. Inoltre, considerando che, a differenza di ciò che avviene nel mondo materiale, l’usato nel mondo immateriale risulterebbe essere identico al nuovo, i prezzi dei contenuti digitali, molto spesso troppo alti e non giustificati dai costi di produzione e distribuzione degli stessi, dovrebbero essere rimodulati a favore degli utenti.

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