SCREEN CITY di Simone Arcagni

Recensione a cura di Mario Ricciardi

SCREEN CITY: UNA DEFINIZIONE

CITTÀ VS CITTADINI O I CITTADINI CONTRO LA CITTÀ.

In realtà i cittadini abitano soprattutto spazi e luoghi non urbani e non metropolitani. Questi luoghi di esperienza fanno parte dei beni comuni, del tessuto sociale dei cittadini e quindi delle forme di cittadinanza, ma nessuno ne parla. Gli insediamenti recenti sono il risultato dei processi di colonizzazione del capitalismo industriale. Li possiamo descrivere dal punto di vista della comunicazione usando la classica formula di McLuhan: esplosione implosione. I residui, i manufatti tuttora esistenti sono il risultato di quel capitalismo esplosivo, predatorio e colonizzatore che intendeva conquistare il suolo gli spazi e dominare le genti e i popoli lì insediatisi.

 

GRANDE SCHERMO VS PICCOLO SCHERMO

Un processo che trasforma lo schermo e l’esperienza incorporata in esso e distribuita costantemente a tutti i fruitori e i consumatori.

Si rivolge alla folla e vive attraverso lo sguardo del passante, il suo scopo è mettere in moto un processo di attrazione, di attenzione e di intenzione. Finora il veicolo principale è stata la pubblicità e quindi l’iniziativa privata e quindi il business, il mercato.

Insieme e contro (almeno nelle intenzioni e nell’ideologia e/o nei linguaggi e nei contenuti) ci sono le manifestazioni artistiche. Non dimentichiamo che la sperimentazione artistica, fin dalle avanguardie storiche del Novecento, è stata sia un anticipatore sia un vero e proprio mercato, uno store, un suk da cui la pubblicità ha attinto a piene mani.

 

INTERFACCIA

Il grande schermo diventa interfaccia o piccolo schermo, monitor e display da portare insieme ai nostri abiti borse ….

Proiettare sugli edifici per non restare bloccati, ibernati nella gabbia degli allestimenti, che comunicano messaggi e segnali strettamente situati e dunque limitati e alla fine consumati in uno spazio descritto e finito (proprio nel significato etimologico: che deve finire, deve avere un finale, una consumazione nel tempo, nel breve tempo). Quindi fine degli allestimenti e delle trappole formate da tubi, praticabili, impalcatura, impianti logistici e costruiti una volta per tutte. Libero campo per il movimento del corpo e libero campo per il movimento degli sguardi e dei tocchi (tutti brevi e fugaci), degli ascolti spesso mescolati ai rumori ma sempre pieni di vita.

 

IL PUBBLICO

Ma quando è la mano pubblica a prendere l’iniziativa che cosa succede?

Per il recente passato abbiamo l’esempio della televisione: la tv pubblica preferisce l’ideologia della continuità anche nei mezzi e negli strumenti e mantiene un ruolo indispensabile di educatore, la tv privata si pone invece come rottura cambio di paradigma e quindi si appropria dell’ideologia della novità e dell’invenzione.

L’invasione dello spazio pubblico collettivo, cioè quando le folle si muovono, partecipano, sono attive, corrisponde a quella generale sottrazione di bene pubblico, di spazi vivibili dei cittadini? O si oppone a esso e genera una nuova possibilità e alimenta una nuova speranza? Siamo cioè di fronte  a un parallelo e violento processo che mentre cementifica in modo inesauribile e incontrollabile i nostri spazi di vita, controlla le aree di vivibilità riconquistate alla speculazione e all’inquinamento nei decenni passati e occupa anche lo spazio immateriale, quello dei flussi, dello scambio di immagini, di suoni e di simboli e di significati che sta riempiendo l’etere e quindi la nostra vita culturale, di relazioni, di emozioni sentimenti e aspettative. Oggi, nei rapporti di forza attuali, nella verifica dei poteri i due processi sono complementari e comandati da una sola mano e da un solo potere.

Possiamo sperare, decifrare altri percorsi che si sottraggono al flusso dominante?

Dal grande invadente simbolo di un capitalismo predatorio e di un mercato onnivoro e insaziabile (che alla fine ha generato sazietà e repulsione, indifferenza e difesa sempre più attenta dai messaggi e dai processi di inquinamento informativo) a un nuovo contesto fatto di micro informazione e di mobile sollecitazione e persuasione attraverso dispositivi personalizzabili indossabili e facilmente usabili.

 

LA POLITICA IL MERCATO

Spazio pubblico: terreno di negoziazione o terreno di conflitto. Forme diverse della politica, di come agisce la politica. Si riproduce il vecchio dilemma: cittadini che non vogliono essere ancora e soltanto consumatori.

 

ANTROPOLOGIA DELLA PROSSIMITA’

All’antropologia del cyberspazio si sostituisce un’antropologia della prossimità, delle relazioni umane in tempi e luoghi da sperimentare rapidamente, intensamente e fuggevolmente.

Rimane aperto il bisogno, la necessità politica e sociale delle grandi narrazioni, delle grandi storie e dell’esperienza dello spazio pubblico per costruire società, programmi di lungo termine, per cambiare paradigmi.

Micro vicino (toccabile, tattile, sensibile al tocco).

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