Creatività sociale

Il luogo in cui oggi ci possiamo aspettare la minore creatività possibile, anzi il luogo dove sia la creatività sia i rapporti di partecipazione attiva e reciproca sono banditi, è la politica. E parlo della politica in Italia. Tutto è già scontato, previsto e ripetibile perché sono sempre gli stessi attori a giocare le partite che contano; al massimo si scambiano le parti in commedia. Come disse un tempo un autorevole politologo, in Italia è scomparsa ogni possibilità di ascensore sociale, di speranza quindi di mutamento di status; il luogo dominante è la porta girevole, chi si mette in questa posizione privilegiata, non la molla più …

Una risposta a questa situazione di crisi è stata formulata dal Movimento 5 Stelle e teorizzata soprattutto da Casaleggio (http://www.casaleggio.it/).

Rispondendo alle domande di Serena Danna (http://lettura.corriere.it/la-democrazia-va-rifondata/) sottolinea alcuni punti che ci interessano. E’ la tecnologia, la tecnologia di comunicazione il fattore decisivo per il game change.

Dall’ottimismo più sfrenato: Internet diventerà come l’aria, come profetizzò Nicholas Negroponte, sostiene Casaleggio, alle risposte alle domande incalzanti di Serena Danna che cercano di portare Casaleggio sul terreno concreto della diffusione e permeabilità delle tecnologie di comunicazione nella vita quotidiana. Insomma l’opposizione tra cyberspazio e territorio sembra essere abbandonata.

Casaleggio: il web non sostituisce il luogo fisico, ma lo integra e lo completa. Da anni si sta diffondendo la cosiddetta “realtà aumentata” che attraverso gli smartphone, i tablet e ora Google glass, consente di avere in tempo reale, mentre ci si sposta, informazioni su tutto ciò che ci circonda.

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Serena Danna

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Gianroberto Casaleggio

L’idea di «intelligenza collettiva» descritta in «Gaia» implica un futuro (ipotizzato nel 2050) in cui i cittadini possano risolvere problemi complessi attraverso la condivisione di informazioni e dati online. Si ritrova ancora in quella visione? “Con la Rete l’aggregazione di intelligenze a livello planetario potrà aiutarci a risolvere problemi considerati senza soluzione”.

Lei è convinto che Internet e, in generale, le nuove tecnologie possano solo migliorare il rapporto dei cittadini con politica, economia, finanza. Gli ultimi anni hanno, in parte, smentito il tecno-ottimismo: attraverso il web si rafforzano anche gli estremismi; l’utilizzo massiccio del trading ad alta frequenza è stato tra le cause della crisi finanziaria del 2007-2008. Si sente ancora un «evangelista di Internet»? “In complesso, comunque, credo che Internet apra all’umanità per la prima volta l’era della partecipazione e della conoscenza. Se questa porta verrà aperta o meno e come non posso dirlo, ma sono fiducioso”.

Se Internet può diventare come l’aria che respiriamo o, meglio ancora, come l’acqua e come tutti i beni comuni e indispensabili, essa diventa anche l’infrastruttura, la base di ogni forma di collaborazione tra pari (come i nodi della rete) e l’occasione per aumentare attraverso lo scambio di conoscenze l’intelligenza e la capacità di invenzione di ciascun utente. Così si realizza un vero cambio di paradigma. E’ l’occasione per affermare una forma universale di creatività digitale.

 

Creatività sociale

È possibile parlare di creatività sociale, di creatività collettiva, di organizzazioni creative, di istituzioni creative? La rete, le tecnologie digitali possono operare per trasformare una situazione “cattiva”, di confusione, rappresentata da moltitudini e folle, in un insieme positivo collaborativo e migliore?

Le ipotesi: gli insiemi in movimento di cittadini sono un pericolo sociale perché appaiono un’aggregazione in cui i cittadini perdono la loro individualità, il controllo dei propri impulsi, non sono razionali e alla fine cadono  in preda a istinti primordiali o emozioni violente e incontrollate. Solo la civiltà, i processi di civilizzazione sanno controllare questi impulsi. Il luogo tipico di queste manifestazione è la folla.

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Sigmund Freud

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Gustave Le Bon

       

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2001 Odissea nello Spazio

Tecnologie di comunicazione, il wireless, la comunicazione interpersonale e infine i social network sono alla base di un’ipotesi del tutto opposta che sottolinea il valore di mobilità di aggregazioni sociali di persone e che individua nelle wireless technology lo strumento fondamentale per ottenere un di più di conoscenza e un sistema di relazioni sociali (a distanza e non mediato) pacifico e non violento.

Howard Rehingold

Howard Rehingold

Smart Mobs

Smart Mobs

Net Smart

Net Smart


        

Il contributo “pioniere” a cui tutti fanno riferimento è Smart Mobs: The Next Social Revolution (2002) di Howard Rheingold
Non a caso la coppia smart mobs ha una duplice valenza apparentemente contraddittoria perché abbina al valore di “intelligenza” quello del mobile, della tecnologia mobile, ma usando un termine, mobs, che significa anche folla. Quella folla quella moltitudine che è sempre stata considerata, all’opposto, un insieme caotico e privo di intelligenza.
L’idea di una moltitudine intelligente ha preso le mosse da Internet e dalla rivoluzione della rete, a partire dagli anni ’90.

Pierre Lévy

Pierre Lévy

Dereck De Kerkove

Derrick De Kerckhove


       

Pierre Lévy usa la coppia “intelligenza collettiva” nel suo L’Intelligence collective. Pour une anthropologie du cyberespace, La Découverte, Paris, 1994

Che cos’è l’intelligenza collettiva?

“E’ un’intelligenza distribuita ovunque, continuamente valorizzata, coordinata in tempo reale, che porta a una mobilitazione effettiva delle competenze. Suo fondamento e fine sono il riconoscimento e l’arricchimento reciproco delle persone. Il coordinamento in tempo reale implica dispositivi di comunicazione che dipendono obbligatoriamente dalle tecnologie digitali dell’informazione.

In primo luogo bisogna riconoscere che l’intelligenza è distribuita dovunque c’è umanità, e che questa intelligenza, distribuita dappertutto, può essere valorizzata al massimo mediante le nuove tecniche, soprattutto mettendola in sinergia. Oggi, se due persone distanti sanno due cose complementari, per il tramite delle nuove tecnologie, possono davvero entrare in comunicazione l’una con l’altra, scambiare il loro sapere, cooperare. Detto in modo assai generale, per grandi linee, è questa in fondo l’intelligenza collettiva”.

INTELLIGENZA CONNETTIVA: l’intelligenza sta nelle connessioni.

A questa idea di Pierre Lévy si collega quella di Derrick De Kerckhove: “INTELLIGENZA CONNETTIVA”. Si passa così dal cyberspazio verso le attività tipiche del fare, del creare che oggi sembrano l’unica via di uscita da un’economia stagnante, segnata da drammatici processi di de-industrializzazione e di disoccupazione specie giovanile a livelli mai visti.

Derrick De Kerckhove, Connected Intelligence: the arrival of the web society, Toronto, Somerville House Publishing, 1997

“è, effettivamente, la pratica della moltiplicazione delle intelligenze le une in rapporto alle altre all’interno del tempo reale di un’esperienza, di un progetto. Non è molto più di questo ma nello stesso tempo dà alla gente subito l’esperienza della loro intelligenza collettiva nel loro gruppo.

Considero l’intelligenza connettiva come una delle forme dell’organizzazione all’interno dell’intelligenza collettiva. … io mi trovo più interessato, per il mio lavoro, nell’esplorare sul campo, con le persone, in tempo reale.

Preferisco la pratica dell’intelligenza collettiva nella sua rete specifica che chiamo intelligenza connettiva, piuttosto che lasciare semplicemente il concetto svilupparsi da solo senza sperimentazione. Amo lavorare con le mani …”

Queste posizioni teoriche, ma con decisa attenzione alla pratica (in De Kerckhove), ci devono indurre a pensare che per l’esperienza della creatività digitale è necessaria sia l’infrastruttura tecnologica sia la cultura che dalla fondazione di Internet ha preso origine.

I giovani creativi sono almeno i “nipotini” di questo processo!

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