Smart Citizen: parola ai cittadini

Smart citizen è un nome emblematico. Un nome che diviene un paradigma e che ci aiuta ad analizzare la forbice tra una ricca offerta tecnologica e la difficoltà dei decisori di orientarla al meglio ed in maniera più profonda rispetto alla domanda dei cittadini. Si pone quindi il problema di un’analisi più ravvicinata e più convincente delle trasformazioni sociali, non solo di sistema, ma piuttosto delle forme di cittadinanza (dei cittadini in carne e ossa) nella società digitale. In questi processi assumono un ruolo decisivo le trasformazioni dei diversi media in gioco, dei loro linguaggi e delle condivisioni continue e dirette con gli users. Un esempio calzante: Smart Citizen in confronto a Citizen Kane misura la distanza tra social e smart media rispetto ai media di massa. Nel film di Orson Welles, Citizen Kane, girato nel 1941, l’appellativo cittadino abbinato al cognome del magnate Kane, ha uno scopo ironico, quasi satirico. Kane nella pellicola è un grande monopolista dell’informazione e nella famosa sequenza che imita un cinegiornale, appare con tutti i grandi della terra, siano essi di destra o di sinistra e dal cronista viene giudicato alternativamente o come un fascista o un comunista. In questo modo Orson Welles ha identificato la genesi e la natura delle comunicazioni di massa del Novecento, ovvero la capacità di sintesi culturale su modelli stereotipati che colpiscono la massa. Su questa scia i grandi studiosi e ricercatori delle scienze sociali hanno cercato di impostare modelli sistemici, schemi di interpretazione generali adeguati a questi processi che investono soprattutto i comportamenti e le forme visibili delle relazioni umane. Oggi al contrario assistiamo a processi sempre più marcati di indirizzo delle tecnologie verso forme di servizio personalizzato al cittadino. Sono assai diffusi richiami prima alle smart technologies poi alle smart cities per individuare i luoghi preminenti in cui le tecnologie stesse, intese principalmente come servizio, possono essere messe a disposizione del cittadino. Infine più recentemente si è diffuso il richiamo alle smart communities per entrare più direttamente nel vivo del costituirsi di forme nuove di socialità favorite appunto dalla diffusione dei social media e social network. Appurato il largo coinvolgimento di strati variegati di cittadinanza, adesso occorre guardare più a fondo e in modo più diretto le forme di prossimità con i cittadini, quei legami che sfuggono attualmente alle regole visibili e codificate della cittadinanza del XXI secolo e che contribuiscono, oggi alla crisi e al distacco delle persone dalle istituzioni. Queste condizioni e queste criticità possono però essere vera occasione per ricostruire in forme più profonde e partecipate la vera cittadinanza digitale. I segnali che arrivano in questa direzione sono molteplici: ricerche sociali che privilegiano la prossimità, la dimensione granulare e la profondità dei rapporti di relazione tra i soggetti umani organizzati, cioè i cittadini. Ci sono stati e ci sono segnali di inversione di tendenza nell’approccio tradizionale che ancora fa ombra alla novità potente che si esprime attraverso il concetto e la pratica di esperienze come Smart city e più recentemente Smart community. Facciamo riferimento a Smart mobs (2002) e al recente (2012) Smart net di Rheingold, ma anche a due fondamentali contributi che segnano l’inversione di tendenza nell’approccio ai media e alle tecnologie digitali come Communication Power (2009) di Castells e Alone Togheter (2011) della Turkle. Un segnale di particolare interesse sono le ricerche del gruppo diretto da Carlo Ratti attraverso il Senseabile City Lab presso il MIT di Boston. In un’intervista allo stesso Ratti, emerge la consapevolezza che le città sono dei cittadini e che le relazioni tra i cittadini hanno radici profonde, impensabili e spesso insondabili da scienze e tecnologie così cieche da agire solo sulla superficie e mai in profondità. Dal potere della comunicazione, nelle sue nuove forme, al disagio nell’utilizzo di tecnologie entrate dentro la vita quotidiana. E’ possibile guardare i cittadini più da vicino, più direttamente e in particolare attraverso quei media che con-vivono e fanno esperienza comune tra i cittadini e con i cittadini. Guardare dunque a flussi al tempo stesso di lungo periodo e profondi che la sociologia e l’economia recente sembrano avere dimenticato.

Per vedere la videointervista a Carlo Ratti cliccare qui

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