Lo standard IEEE 1599 per la rappresentazione della musica


di Luca A. Ludovico

Fornire una rappresentazione completa di un brano di musica, tanto in un contesto tradizionale quanto in ambito digitale, può rivelarsi un’operazione complessa. Infatti, se da un lato la forma di fruizione più tipica coinvolge essenzialmente l’apparato uditivo, d’altro canto la musica si presta a descrizioni eterogenee. Non è necessario scomodare casi particolari, che pure esistono e hanno un loro profondo significato: esperienze sinestetiche, composizioni musicali concepite per non udenti, e via dicendo. E’ sufficiente soffermarsi sui mezzi comunemente utilizzati per descrivere un brano: metadati testuali quali titolo e autore, simboli organizzati in partiture, segni grafici, materiali audio e video, e molto altro ancora.

La sfida è dunque riuscire a cogliere e descrivere in modo organico i differenti aspetti di cui si compone l’informazione musicale relativa a un dato brano. Soffermandosi all’ambito digitale, esiste un gran numero di formati di documento che si prestano alla descrizione di specifici aspetti. Ad esempio, all’audio in formato non compresso e compresso possiamo associare documenti di tipo WAV e MP3, solo per citare alcuni tra i più comuni; per le scansioni delle partiture esistono numerosi formati grafici, tra cui il TIFF e il JPEG; per i simboli di partitura troviamo formati proprietari – quali quelli prodotti dai software leader di mercato, Finale e Sibelius – così come descrizioni testuali o basate su XML. E la disamina potrebbe procedere, prendendo in considerazione i molteplici aspetti di cui si compone la descrizione di un brano musicale.

I limiti posti da tali formati sono molteplici: innanzi tutto, essi rappresentano visioni parziali del problema nella sua interezza. Un file MP3 può essere considerato di qualità sufficiente o meno per preservare e diffondere l’audio di un brano, ma di certo non sarà un formato idoneo a contenere informazione di partitura. Inoltre, pur disponendo ipoteticamente di un gran numero di rappresentazioni dello stesso brano, molteplici per tipologia e per numerosità, rimarrebbe il problema di coordinare tra loro tali descrizioni. Ad esempio, sincronizzare le performance di Di Stefano, Pavarotti e Domingo impegnati sulla stessa aria d’opera può già rappresentare una sfida, per via delle temporizzazioni plausibilmente differenti delle tracce audio; ma a maggior ragione costituisce una sfida creare mappe tra eventi logici, audio, video e grafici.

A complicare ulteriormente il compito, va precisato che sarebbe impensabile creare una teca musicale utilizzando un formato studiato appositamente ma tralasciando gli sforzi delle campagne di digitalizzazione già effettuate, campagne che hanno già prodotto numerosi oggetti digitali nei formati citati.

In questo contesto si inseriscono le iniziative di un gruppo di ricerca italiano, guidato dal Prof. Goffredo Haus e con sede presso il Laboratorio di Informatica Musicale (LIM) dell’Università degli Studi di Milano. Come risultato di un pluriennale lavoro di ricerca e di prototipazione che ha coinvolto numerosi studenti e giovani ricercatori, nel 2008 il LIM ha conseguito il prestigioso risultato della standardizzazione del formato IEEE 1599, che rappresenta una risposta alle esigenze sopra esposte. Da un lato, IEEE 1599 contiene l’informazione “logica” che permette di descrivere gli eventi musicali, di posizionarli adeguatamente sugli assi spaziali e temporali e di agganciarvi descrizioni multimediali molteplici ed eterogenee, sincronizzate tra loro; dall’altro lato, IEEE 1599 supporta i file grafici, audio e video comunemente adottati per veicolare l’informazione multimediale. Tale formato ha l’ulteriore pregio di sfruttare la codifica XML, che al contrario di molte codifiche binarie è di facile interpretazione, ben documentata e libera da royalties.

In fase sperimentale, IEEE 1599 è stato applicato fin dal 2006 a progetti di natura multimediale, finalizzati alla fruizione evoluta dei contenuti musicali e alla formazione musicale. Si segnala ad esempio la duratura collaborazione del LIM con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che ha portato alla realizzazione di postazioni multimediali presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma, il Teatro alla Scala di Milano e la Residenzgalerie di Salisburgo. Altre esperienze di rilievo, tuttora in corso d’opera, riguardano la ricostruzione dello Studio di Fonologia della RAI presso il Castello Sforzesco di Milano e la valorizzazione dell’Archivio storico Ricordi.

A seguito della standardizzazione del formato, gli sforzi più recenti del LIM si sono rivolti alla fruibilità di queste tecnologie da parte di un vasto pubblico, sfruttando le potenzialità della Rete. Grazie al cofinanziamento della Regione Lombardia e con la collaborazione di Didael KTS, è stato realizzato il portale EMIPIU (Enhanced Music Interactive Platform for Internet User), interamente dedicato allo standard IEEE 1599, e consultabile all’indirizzo:

http://emipiu.di.unimi.it

La sezione MusicBox, in costante ampliamento, presenta alcuni esempi notevoli di codifica in formato IEEE 1599. L’obiettivo è mostrare le molteplici applicazioni dello standard. Per quanto riguarda i generi, si spazia dalla musica barocca alla lirica, dal jazz al tango. Le partiture a stampa sono affiancate ad autografi e altre forme di notazione, quali i neumi del canto gregoriano e le antiche intavolature per liuto. Ogni brano presenta poi molteplici oggetti digitali collegati e sincronizzati tra loro; dunque è possibile sostituire in tempo reale la versione della partitura o la traccia audio del brano corrente, e riposizionare il punto di esecuzione cliccando direttamente sui simboli in partitura.

IEEE 1599 è un esempio notevole di tecnologia italiana che ha assunto rilievo internazionale, uscendo da un ambito prettamente accademico per rivolgersi alla vasta platea di appassionati di musica.

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