Sound Ecology: un’esperienza immersiva e interattiva

E’ davvero difficile definire Sound Ecology… un film, un sito, una piattaforma, un gioco. Prodotto dal National Film Board (NFB) del Canada, che da anni promuove opere interattive per il web, si tratta di  un’esperienza davvero immersiva e coinvolgente che porta l’utente a confrontarsi con un problema quale quello dell’inquinamento derivato da suoni e rumori. Le nostre città, gli spazi pubblici, privati, di transito, sono ormai riempiti di suoni: dalle musiche “di sottofondo” dei centri commerciali e dei negozi, ai caratteristici rumori urbani fino alle musiche che portiamo con noi con i personal device.

http://soundecology.nfb.ca/#/soundecology/

Sound Ecology mostra un mondo che non sa più cos’è il silenzio. L’esperienza proposta è un salto dentro mondi sonori (sound landscape) tramite una grafica avveniristica 3D e con una serie di opzioni sonore da provare.

Ancora una volta il NFB dimostra che si possono coniugare creatività, tecnologia, sperimentazione e temi importanti per la nostra società, costruendo documentari di nuova generazione che nascono per la Rete e che chiamano ad un coinvolgimento diretto dello spettatore (diventato utente)  promuovendo anche un aspetto didattico davvero interessante.

La raffinatezza delle soluzioni visive di questo webdocumentario interattivo lo hanno portato alla candidatura del prestigioso Webby Awards nella categoria “Best Use of Animation or Motion Graphics”.

Quello che colpisce è come l’ibridazione dei testi, dei generi e dei media, e il prevalere di modelli di fruizione in rete che si basano su partecipazione, condivisione e interazione, stiano creando un universo di testi difficilmente inscrivibile all’interno di modelli rigidi e conosciuti.

Sound Ecology è un webdocumentario, ma anche un game, in qualche modo un social network, una piattaforma e un video. Allo stesso, per esempio, modo i locative media sono esperienze sia cinematografiche che turistiche.

Si pensi a Scene Near Me (http://www.scenenearme.com/home/), l’applicazione in realtà aumentata che permette all’utente di mappare la città di New York attraverso il cinema. La app infatti indica i luoghi dove si sono girate scene famose della storia del cinema e, inoltre, le rende disponibili all’utente che si connette tramite realtà aumentata nel luogo reale stesso.

Ma non si tratta solo di analizzare il mutamento di modi, modelli, forme e pratiche testuali, bensì di capirne il funzionamento. O meglio analizzare le logiche che stanno dietro l’esperienza dei nuovi media. Abbiamo già parlato di partecipazione, condivisione e interazione, bisogna anche citare l’immersione. L’immersione dell’utente avviene, non solo creando un’esperienza quasi “aptica” (come nel caso del 3D o dei nuovi coinvolgenti game), ma anche situando film, video, suoni e giochi nello spazio di tutti giorni, quello ormai coperto dai device portatili. Immersione è anche la disponibilità a partecipare e ad aumentare il proprio spazio esperienziale: Sound Ecology chiama in causa la nostra esperienza urbana (e non solo), così come i locative media situano nei luoghi reali le informazioni e le piattaforme di comunicazione sociale.

http://prisonvalley.arte.tv/?lang=en

Giocare allora diviene una pratica mediale comune: il gioco è performativo, condiviso, interattivo e immersivo. Anche un documentario di reportage come Prison Valley adotta la forma del game. Questo webdocumentario interattivo chiede all’utente, non di guardare il reportage, ma di esplorarlo cercando informazioni, creando i propri percorsi, ponendosi in prima persona ad incontrare le persone, visitare i luoghi e ascoltare le dichiarazioni dei protagonisti.

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