Social Shopping o Social Advertising?

L’advertising del web ai tempi di face book e twitter. Il cambiamento delle strategie pubblicitarie visto dal mondo dei social network e non solo.

social shopping

Il Social Shopping di cui sentiamo parlare, troppo spesso è inteso e messo in pratica
come un semplice utilizzo delle tecniche pubblicitarie sui Social Networks: un advertising che, il più delle volte, sembra seguire soltanto l’obiettivo della raccolta del maggior numero di like, di condivisioni, di commenti, come se queste variabili – che tutte insieme vanno a formare diversi livelli di engagement – fossero il reale obiettivo da raggiungere, al posto dell’aumento del fatturato di chi fa pubblicità.

Tutto ciò è amplificato dal fatto che parlare e far parlare del proprio brand o di uno specifico prodotto, sui Social Network costa poco, se non pochissimo. Anche fermandosi al classico Advertisement su Facebook, le spese da sostenere per pubblicarvi un’inserzione sono estremamente più limitate rispetto ai media classici, dando la possibilità di mettere in pratica campagne pubblicitarie con poche decine di euro.
Per questo, l’avvicinamento tra le definizioni di Social Shopping e Social Advertising si sta facendo sempre più strada, rallentando la crescita di strategie di Social Shopping che i brand dovranno sempre di più andare a sviluppare per rimanere sul mercato, strategie che vadano ad insistere su diverse attività comunicative con differenti obbiettivi.
Prima di tutto è necessario che queste stesse attività siano in grado di trasformare i livelli di engagement in business, attraverso strategie comunicative che vadano al di là del chiedere al proprio target di mettere un “mi piace”. Si tratta, cioè, di pensare ad una comunicazione che non può solo e soltanto portare avanti la brand awareness, ma che invece tenda a trasformare la conversazione in transazioni economiche, facendo percepire alle Aziende un Return on Investiment reale, e ai consumatori un loro ruolo più attivo e consapevole.
Si parla di strategia nate per aprire reali canali comunicativi tra brand e clienti, avvicinandoli all’interno di ambienti comunicativi in grado di generare conversazione non solo tra pari, ma anche tra marchi e consumatori. Le statistiche raccontano di consumatori che sempre più spesso vanno a cercare informazioni sui prodotti, ma sempre su social network dove i brand sono esclusi, o per scelta o per miopia delle aziende che curano solo la loro comunicazione autoprodotta. Secondo una ricerca portata avanti dal Nielsen Group, il 61% dei consumatori utilizza internet per effettuare ricerche legate allo shopping, dalla ricerca del miglior prezzo alla lettura delle recensioni online, il 33% ha cercato buoni spesa e il 18% ha commentato prodotti attraverso i social media.

http://www.nielsen.com/it/it/news-insights/comunicati-stampa/2012/digital-shopping.html

In questo senso, la risposta che gli esercenti possono dare su TripAdvisor, rappresenta un primo piccolo passo di riavvicinamento tra i due protagonisti del mercato che sono sempre più digitali.
Tutto questo porta ad un altro processo ossia ci spinge a ripensare il ruolo del cosiddetto prosumer, cioè di un consumatore diventato agente comunicativo attivo nei processi di brand management, tanto da andare ad influire sull’identità comunicativa e mediale dei prodotti, almeno nella parte di comunicazione eteroprodotta, in una sorta di darwikinismo – sopravvive e si evolve solo chi è al centro della conversazione – che incide sulle effettive vendite. Ma quanto? E come? E quanto i Social Network rappresentano un’effettiva novità rispetto alle vecchie BBS? È un dato di fatto che il dialogo con l’utente-consumatore possa avviarsi ben prima l’effettivo acquisto di un oggetto e concludersi molto tempo dopo, con indubbi vantaggi per tutto il Customer Relationship Management. Così come è sempre più comune trovarsi davanti a buone pratiche in cui l’esperienza d’acquisto esce dai confini abituali degli spazi commerciali, di fatto dilatando e contestualizzando una nuova shopping experience grazie, per esempio, alla georeferenziazione e alle tecnologie di Realtà Aumentata, creando quindi nuove opportunità di business.
Infine si può dire che tra i principali obiettivi delle nuove strategie di comunicazione messe in campo dai brand c’è quello di dare vita ad esperienze d’acquisto diverse, come quelle collettive che passano attraverso i Social Networks. Basta dare un occhio a quelle esperienze sempre più importanti in stile Buyapowa o Moontoast, che al tempo stesso danno alle aziende la possibilità di generare strategie innovative di marketing, monitoraggi continui della propria attività comunicativa e, udite udite, delle effettive vendite in cui la conversazione si trasforma. Il tutto, sotto la classica logica dell’abbattimento dei costi, come avviene coi gruppi d’acquisto.

http://www.buyapowa.com/

http://www.moontoast.com/

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