Archivio, Rete e il cinema organico…

cinema

“E’ uscito da poco un libro molto interessante che si occupa dell’archiviazione digitale. Si intitola Conservare il digitale. Principi, metodi e procedure per la conservazione a lungo termine di documenti digitali (Laterza) ed è scritto da Maria Guercio, docente di Archivistica, di gestione informatica degli archivi e di Teoria e tecnica dell’ordinamento e della descrizione archivistica. Prendo spunto da questo intenso volume che tratta di metodi, formati e metadati per la conservazione, nuove forme di custodia, legislazioni, certificazioni e verifiche e così via, per una piccola riflessione sugli archivi di cinema in Rete.

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EFG – European Film Gateway

Un esempio di archivio degli archivi
http://www.europeanfilmgateway.eu/it/content/cos%E2%80%98%C3%A8-european-film-gateway

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Esistono molti database di film su Internet ognuno con finalità e caratteristiche diverse, e ognuno con problemi specifici. In generale si può dire che un problema di fondo sta nel rendere visibili i film (che si tratti di download o di streaming), in particolare per il problema legato ai diritti d’autore. Problematica fondamentale, che ha visto far cadere e rinascere una serie di siti (non ultimo Megaupload), e che sta alla base di cosa si può e, soprattutto, si potrà mettere on line, secondo quali modalità, con quale sicurezza e così via. Ma questo è un problema che ha a che fare, da una parte con la legislazione (che ci si augura sia sempre più internazionale altrimenti di fronte alla vastità della Rete tutto sarà inutile). In secondo luogo starà ai detentori di diritti trovare nuove forme e formule per fare accedere gli utenti ai loro prodotti e, infine, ultimi “attori”, sono quanti devono favorire le tecnologie adatte all’archiviazione e alla circolazione dei film e alla loro visione… e quindi la banda larga, la convergenza su device diversi etc.

Quello che però più mi preme notare è cosa sta succedendo dal punto di vista proprio dello “stare” in Rete di questi archivi e della loro fruizione. Il digitale si basa sui database e sulla possibilità di accedervi secondo “indicizzazioni” diverse. La Rete in seguito ha fornito anche una serie di canali di comunicazione, dei flussi semplici e diretti con cui i database possono essere consultati e fruiti e attraverso cui i testi possono circolare. Questa dimensione è sempre più enorme e sempre più diversificata: abbiamo pagine Facebook che raccolgono link di film, così come è sempre più facile trovare film completi su un social network come YouTube: addirittura su YouTube alcune case di produzione hanno aperto dei canali dove distribuiscono i loro prodotti, il campo di maggior successo è sicuramente quello delle web serie.

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Il canale di The Jackall, la casa di produzione di web serie


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E’ interessante notare come il film in Rete nel passare da un archivio all’altro (anche solo un forum, una chat, una pagina di un social network) porti con se una scia, come una valanga che si ingrossa per il semplice muoversi: si “aumenta” di commenti, post, “mi piace”. In alcuni casi gli utenti prendono il film e lo riutilizzano, magari ritagliandone alcune sequenze. Altri ancora uniscono dati di informazione come un link alla pagina di Wikipedia, oppure il trailer trovato su YouTube, una recensione trovata on line. Altri ancora lo recensiscono direttamente, in maniera più o meno professionale, servendosi di altri testi e paratesti (trailer, interviste, articoli, foto, critiche etc.) che si trovano già in Rete.

 

Tutto questo accade in un panorama in cui emergono con forza modelli di fruizione come la social tv, tecnologie come la smart tv e software come le webtv che permettono una partecipazione attiva dell’utente nel servirsi degli archivi di cinema: non solo scegliere, ma anche commentare, fare circolare, fruire in tempi e spazi diversi, rendere l’on demand una opzione fondamentale della propria esperienza cinematografica. Dall’altra, in questo modo il cinema si espande costituendo, non solo un archivio, ma anche un gigantesco repertorio di forme perennemente in espansione. Un repertorio che, messo a disposizione degli utenti, viene riorganizzato, sottoposto a pratiche di remix e mashup, indicizzato secondo modalità diverse creando sotto-archivi divisi per generi, attori, o anche solamente gusti, secondo personali classifiche che poi vengono di nuovo re-immesse nei circuiti sociali della Rete, che a loro volta generano nuovi commenti, nuove classifiche e nuovi link. Il film e, in generale, il cinema si accresce ad ogni passaggio, ad ogni commento, ad ogni fluttuazione nello spazio della connessione e diviene un patrimonio sociale completamente nuovo.

Il remix come pratica

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Sarebbe interessante studiare il cinema sul web non come testualità ma soprattutto come scia di flussi, analizzandone i movimenti e i paratesti, misurando in qualche modo il suo accrescersi quasi come una struttura organica.

Come hanno sottolineato da punti di vista diversi Jeremy Levine, Albert-László Barabási e Kevin Kelly, in Rete si possono osservare “atteggiamenti” paragonabili a quelli della complessità organica… dobbiamo forse dare il benvenuto al cinema organico?

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