Tecnologie ed eventi

«Le Tecnologie sono il punto di forza degli eventi» parola di Sara Monaci

«Non si può pensare oggi di fare a meno, a livello culturale, delle installazioni multimediali o di alcune tipologie di supporto utili non solo alla spettacolarizzazione ma anche e soprattutto alla comunicazione». A parlare è Sara Monaci, ricercatrice in Sociologia dei processi culturali e comunicativi al Politecnico di Torino ed autrice del libro “Eventi culturali e media. Le strategie di comunicazione per ITALIA 150” edito da Scriptaweb e prossimo di pubblicazione. Un testo, questo, che partendo dalle celebrazioni organizzate a Torino lo scorso anno in occasione dei 150 anni dell’unità italiana, analizza e sviscera il “fenomeno evento” come espressione della cultura contemporanea che utilizza tutto ciò che è utile a raccontare e comunicare l’avvenimento in sé.

E’ facile quindi intuire come le tecnologie giochino un ruolo fondamentale in questi contesti e come siano ricercate e studiate non per essere fine a se stesse. «Infatti, spiega l’autrice, se prendiamo in considerazione il progetto artistico e l’allestimento multimediali creato dal gruppo Studio Azzurro per la mostra “Fare gli italiani” (inaugurata alle OGR di Torino per l’Unità d’Italia) vediamo proprio come le tecnologie hanno giocato un ruolo fondamentale perché sono state usate a servizio del progetto della mostra seguendo, in maniera critica ed intelligente, lo stile estetico della stessa».

Il sito di Italia 150: http://www.italia150.it/

 

Una presentazione a cura di Studio Azzurro sulla mostra “Fare gli italiani”: L’evento nella maniera classica è dunque cambiato e questo cambiamento è dovuto al fatto che l’utente moderno vuole essere partecipe e non spettatore passivo. Ecco quindi che video, animazioni, pannelli particolari e quanto altro vengono utilizzati per soddisfare una dimensione live in cui c’è un confronto e un’interazione attiva quindi una dimensione partecipativa.

«I nuovi eventi – spiega Sara Monaci – tendono a coinvolgere sempre di più le persone in maniera emozionale. C’è una lettura interessante di questo fenomeno fatta dal ricercatore Luca Massida, autore dell’Atlante delle grandi esposizioni universali. Storia e geografia del medium espositivo (edito dalla Franco Angeli nel 2011), in cui si analizza il percorso di sviluppo – sin dall’800 – delle esposizioni universali». La tesi a cui si fa riferimento parte da un’analisi ben precisa che evidenzia come nel periodo che va dagli anni ’40-‘50 fino agli anni ’80-’90 le esposizioni hanno perso parte delle loro attrattiva proprio in virtù del fatto che le persone erano poco abituate, grazie ai mezzi di comunicazione di massa, ad un tipo di interazione più dinamica. Con l’avvento dei media digitali e la fine del monopolio dei mezzi di comunicazione di massa questo fenomeno è cambiato, per cui anche gli spettatori sono diventati altro: sono diventati dei prosumer, più interattivi e quindi più consapevoli e partecipi nelle loro esperienze culturali. «Quindi, si può affermare che la tecnologia dei media – prosegue l’autrice – ha giocato e gioca un ruolo fondamentale in questa fase di cambiamento». Infatti lo sviluppo tecnologico ha consentito ai mezzi di comunicazione di avere un ruolo sempre più interattivo e personalizzato creando nuovi processi di comunicazione capaci di soddisfare le esigenze di partecipazione o di creare esperienze appaganti dei consumatori.

tecnologie ed eventi

Un esempio evidente di questi cambiamenti in atto sono i festival o vari saloni presenti ormai come date fisse all’interno dei nostri calendari (basti pensare al Salone del libro, o a quello del mobile, del gusto e ai diversi altri eventi sparsi nel territorio italiano). Eventi, questi, che negli anni hanno assunto un carattere di straordinaria attrattiva consentendo ritorni molto interessanti in termini economici. «La caratteristica – afferma Sara Monaci – è proprio quella di coinvolgere le persone in un luogo, in un’interazione che diventa sempre più partecipata e quindi è vero affermare che l’avvento dei media digitali è stato fondamentale perché ha abituato le persone a fare delle esperienze culturali diverse. Ha riportato l’evento in una dimensione orale che forse si era persa nei tempi delle comunicazioni di massa».

Dunque dimensione orale e partecipativa sono i punti cardinali su cui, secondo Sara Monaci, deve puntare l’evento a cui l’Italia ed in particolare Milano si sta preparando già da un paio d’anni: l’Expo 2015.
Il sito di Expo 2015: http://www.expo2015.org/
«La sfida per una futura esposizione come l’Expo – spiega l’autrice – è quella di riuscire a combinare la dimensione globale con quella locale. Siamo avvantaggiati dal tema dell’esposizione, che è quello dell’alimentazione e che è parte integrante della nostra cultura, delle nostre pratiche quotidiane. E’ un tema quindi che va vissuto e comunicato partendo proprio dalle nostre espressioni locali, da quelle tradizioni e quei sapori di cui l’Italia è piena». A sentire queste parole ci si immagina quindi una città. Milano, come base e punto d’arrivo, mentre, attraverso un gioco di squadra tra tutte le Regioni, si dà la possibilità di far conoscere le realtà specifiche gastronomiche del nostro Paese.
E le mostre/eventi future come saranno fra cinque anni? «Saranno – secondo l’esperta in materia – meno accademiche». «Mi immagino, racconta Sara Monaci, degli eventi più informali in cui le tecnologie giocano un ruolo principale. Ad esempio un investimento potrebbe essere fatto sulle guide multimediali. I bambini che oggi usano già smartphone, televisore con dvd per registrare o programmare ect, impazziscono quando si trovano davanti a questo tipo di applicazioni multimediali. Allora si dovrebbe puntare ad esempio ad un modello simile che sia studiato e pensato per le famiglie. Ecco immagino una mostra con pochi “pezzi”, pochi quadri, poche sculture, ma con un apparato di comunicazione molto efficace e con un utilizzo di tecnologie e applicazioni interattive un po’ più spettacolari». Fino ad adesso gli eventi hanno puntato più sull’avere molti contenuti…il futuro invece, si spera, sarà diverso.

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