Qualche appunto su cinema e realtà aumentata

Come assemblare un Boeing? Oltre 5 milioni di pezzi da mettere assieme (e senza errori di nessun tipo, in fin dei conti su questi “bestioni” di ferro ci voliamo!)… un problema non da poco che nel 1990 si è pensato di risolvere usando il classico casco per la realtà virtuale, il cosiddetto Head-Mounted Display, che però funzionava in tempo reale e permetteva a chi lo indossava di guardare sia i pezzi reali da assemblare che le istruzioni virtuali (“see-thru”). Nasce un nuovo sistema di ibridazione tra reale e virtuale “in diretta” che Tom Caudell (ideatore del sistema) chiama “Augmented Reality”.

A raccontare l’affascinante storia della realtà aumentata è un libro di recente pubblicazione, Realtà aumentate. Esperienze, strategie e contenuti per l’Augmented Reality (Apogeo), realizzato dal Communication Strategies Lab, che prova a scandagliare questa tecnologia nelle sue applicazioni e nelle sue potenzialità.

La realtà aumentata permette di posizionare in tempo reale e in luoghi reali (attraverso la geolocalizzazione satellitare) una serie di informazioni o infografiche che vengono visualizzate da un device portatile previo scaricamento di una app.

Realtà aumentata sono inizialmente i codici a barra e i QR Code che permettono un legame diretto tra informazioni in rete e realtà, ma ora si tratta di vere e proprio infografiche e infosculture che si situano nei luoghi e li “aumentano” offrendo, non solo informazioni, ma creando anche link/piattaforme per lo scambio di messaggi e informazioni tra gli utenti.

La realtà aumentata per le sue potenzialità apre Internet ad una dimensione che va al di là dall’essere una serie di siti correlati tra loro, ma fa partecipare a questa rete la realtà stessa, gli oggetti e le architetture… si parla ormai comunemente di web 3.0 e Internet delle cose.

Inoltre la possibilità di visualizzare informazioni in luoghi reali sta già da tempo mettendo alla prova le possibilità di nuovi storytelling, per esempio quello turistico con i cosiddetti “locative media” che propongono esperienze narrative nei siti turistici e, allo stesso tempo, la trasformazione di ogni informazione e narrazione in un’esperienza sociale: partecipata e interattiva.

Una dimensione narrativa basata su uno sguardo che si posa sul reale, un po’ come quello cinematografico. E, infatti, proprio il legame tra sguardo, schermo (device), reale e narrazione, che sta alla base della nascita del cinema e dei suoi sviluppi novecenteschi, ora si propone in una forma diversa che trasporta lo spettatore fuori dalla sala e lo rende attivo e partecipe, trasformandolo in un utente che “naviga” gli spazi pubblici “aumentati”. Così l’app Augmented Reality Cinema anima alcuni luoghi divenuti famosi come set di film: basta puntare il proprio smartphone e le nostre sequenze preferite si locano nello spazio davanti a noi.

-Augmented Reality Cinema

Lo stesso capita con l’app Scene Near Me (http://www.scenenearme.com/home/) che conduce lo spettatore/user in un giro di New York in cui spazio scenico e spazio reale si sovrappongono davanti a noi.

- Scene near me

Una dimensione narrativa che trasporta lo spettatore fuori nella città, lo conduce nei luoghi e li anima. E si spinge anche oltre Ingress (http://www.ingress.com/), che trasforma la narrazione dei locative media in un vero e proprio gioco, un game di ruolo, partecipato, “social” che deve essere vissuto negli spazi urbani, alla ricerca di tracce e indizi che si trasformano in visioni davanti ai nostri occhi.

realtà aumentata

- Ingress

La realtà aumentata per la sua duttilità e per la facilità di utilizzo si candida a divenire una tecnologia fondamentale nella nostra quotidianità, inoltre con Ingress dimostra la sua capacità di far confluire verso una dimensione più classicamente narrativa, una partecipativa e interattiva oltre che sociale, situando l’esperienza cinematografica “out-of-home” (e “fuori dalla sala”), attraverso l’uso dei device mobili.

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