3D cinema: moda o futuro ?

1922 – 2012 Novant’anni di ricerca

3D cinema

Illustrazione di uno sterotoscopio

Dagli albori del cinema, i filmmakers hanno sempre cercato di dominare la profondità di campo e la percezione.
www.youtube.com/watch?v=a2KT1I_3YU4

Dice James Cameron, regista di tanti film di successo e cassetta, parlando del suo impegno nel cinema 3D che dall’uscita di Avatar, sta invadendo le sale con più o meno successo. E anche: «Non siamo Ciclopi. Abbiamo due occhi e vediamo il mondo in 3D. Perché dunque l’industria cinematografica non dovrebbe calibrarsi su questo fatto fisiologico? Non si tratta di un gioco o di una moda, ma di realtà.»

In effetti abbiamo due occhi distanziati l’uno dall’altro, abbiamo due diverse visioni del mondo che ci circonda e il nostro cervello ne elabora una che ci da’ l’illusione della profondità di campo e dei volumi. Il mondo non è piatto. Nascono così i primi apparecchi fotografici stereoscopici, cioè con due obbiettivi ravvicinati e ad angolazioni diverse, che riprendono due immagini leggermente diverse. Per vederne una sola, e in rilievo, si usa uno stereoscopio, come oggi noi usiamo al cinema gli occhiali con lenti polarizzanti, o shutter, o altri sistemi di cui qui non è il caso di parlare.
L’età d’oro del cinema 3D, cui il primo film –andato perduto – risale al 1922, è all’inizio degli anni ’50, con film d’ogni genere, tra cui non mancano veri capolavori tipo i film di McLaren. Ma il procedimento, o meglio i vari procedimenti di ripresa inventati non funzionano. E’ troppo costoso non tanto per la produzione, quanto per la proiezione. Nel 1953, tuttavia, vi è un breve ritorno di un anno, in cui vediamo major americane e registi molto conosciuti, quali Hitchcok, cimentarsi con il 3D cinema con qualche successo. Chi non ricorda Delitto perfetto con Grace Kelly?

www.youtube.com/watch?v=RtAI-JmGAec

 

Il 3D nelle sale

Con l’avvento dell’IMAX, che utilizza un formato a 70mm, negli anni ’80, si tentano altri lanci del 3D, ma si deve aspettare il 2003 e la produzione di Avatar, per la regia di James Cameron, per vedere infine un 3D cinema di successo.
L’avvento del digitale ha certo facilitato le cose, ma rendiamoci conto che si è ancora ben lontani dal produrre film 3D che usino questa nuova tecnologia nel modo giusto.
Il 3D necessita una formazione del regista, che deve capirlo e imparare a saperlo usare prima di girare. Ad esempio non sono possibili i movimenti veloci di camera, che creano mal di testa e nausea negli spettatori. Camera fissa e movimenti lenti sono da privilegiare e per ogni inquadratura studiare se il rilievo si svolge dentro allo schermo, in profondità, oppure a livello dello schermo, o ancora verso lo spettatore. Si deve quindi imparare a ragionare non solo in tre dimensioni ma su molti piani e avere ben chiaro ciò che si vuole ottenere. Avatar pur non essendo perfetto ha permesso a Cameron, che da anni fa ricerche sulla percezione, di fondare con il direttore della fotografia Vince Pace il Gruppo Cameron Pace. Un gruppo, questo, che ha inventato un nuovo sistema di ripresa, Fusion, ora più utilizzato.

www.youtube.com/watch?v=41EZ6gj2p8A

Il primo film che ha saputo sfruttare appieno questa tecnologia è senza dubbio Hugo di Martin Scorsese. In effetti narrando la storia di Méliès, padre della fiction, Scorsese ha creato un piccolo capolavoro, misurando il rilievo e gli effetti con grande maestria, tanto che se si vede il film a piatto, oppure in 3D si nota una grande differenza. La storia e l’atmosfera restano affascinanti, ma la visione 3D aggiunge e raggiunge un livello poetico superiore, influendo sulla narrazione stessa.

www.youtube.com/watch?v=DFJZ1HKybZA

Eppure le major di Hollywood si apprestano, come sostiene Cameron, a distruggere ancora una volta il cinema 3D con l’aiuto più o meno volontario di alcuni registi famosi.
Chiaramente per una questione di mercato le major non desiderano investire milioni per permettere ai vari registi di imparare a girare in 3D. Creano film 3D o finto 3D in quantità industriale invadendo i cinema e la televisione con produzioni realizzate in modo mediocre oppure, ancor peggio, convertendo in 3D vecchi film di successo che però nulla hanno a che fare con questa tecnologia. E vanno incontro ad un insuccesso dopo l’altro. A questo aggiungiamo il mercato televisivo e tutti i grandi gruppi che hanno immesso sul mercato televisori 3D, e quindi necessitano di contenuti in grande quantità, non qualità. La televisione non si smentisce mai. I televisori 3D sono di pessima qualità, obbligano ad usare gli occhiali, ma se non si è seduti al centro dello schermo si vede tutto doppio per cui chiaramente chi ha voglia di comprarli? Si stanno cercando soluzioni che non necessitino di occhiali, ma quando saranno disponibili sul mercato e che qualità potranno avere?
Questi errori di marketing a corto termine possono essere fatali per lo sviluppo del cinema 3D, ma quello che può segnarne almeno per ora un ritorno all’oblio o comunque un passo indietro, è l’avvento del cinema a 48 immagini al secondo, non 24. Nelle nostre sale è uscito durante queste feste, Lo Hobbit di Peter Jackson, girato e proiettato a 48 fps. Una vera rivoluzione. Aspettiamo il prossimo film di Cameron, che arriva a 60 o 100 immagini al secondo e per il 3D sempre Cameron con il Cirque du soleil.
Ricollegandosi a Cameron anche Scorsese sostiene: «Dall’istante in cui è nato il cinema, si sono sempre cercate tre cose: colore, suono e profondità.»
Ma allora, non si sta forse parlando di olografia? Di cinema a 360°? Auguriamocelo.
Ecco uno sguardo su un possibile futuro, per minuscolo che sia.

www.youtube.com/watch?NR=1&v=K9sHRL5zQM4&feature=fvwp

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